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Salute

Morbillo: anche a Parma casi in aumento

19 marzo 2017, 06:02

Morbillo: anche a Parma casi in aumento

Monica Tiezzi

Sono state 18 le persone che si sono ammalate di morbillo l'anno scorso a Parma e provincia. Un numero più che triplicato rispetto al 2015 e quasi decuplicato rispetto al 2014, quando si erano registrati due casi. Ma erano andati bene anche il 2013 e il 2012, con tre soli casi per anno.

Anche per la nostra città, quindi, suona la campana d'allarme del ministro della Salute Beatrice Lorenzin sul ritorno del morbillo: in Italia dal primo gennaio 2017 i casi sono stati 700 contro gli 844 dell'intero 2016, un aumento - facendo un confronto con lo stesso periodo del 2016 - del 230%.

Il ministro ha ricordato che la copertura vaccinale a due anni di vita si è fermata nel 2015 all'85,3% (ma l'Emilia Romagna è all'87 e Parma all'89) ed ha promesso di intensificare gli sforzi per le campagne preventive.

Le regioni più colpite dall'epidemia sono Piemonte, Lombardia e Lazio. Sette i casi in Emilia Romagna dal primo gennaio, ma nessuno a Parma.

Come conferma anche Carlo Calzetti, del reparto di Malattie infettive dell'ospedale Maggiore, dall'inizio del 2017 nessuno è finito in corsia per il «morbillivirus». «L'ultimo focolaio risale alla fine dell'anno scorso: un gruppo di quattro donne fra i 40 e i 50 anni che si erano infettate in ambito familiare. Non in condizioni critiche, ma comunque tali da richiedere il ricovero», dice Calzetti.

Del resto il 2016 era iniziato nel peggiore dei modi, con ben 11 adulti ammalati a marzo, fra i quali medici ed operatori sanitari, cinque dei quali finiti in ospedale con complicazioni importanti, lunghe degenze ed idratazione ed alimentazione per endovena.

Perchè il morbillo, continua Calzetti, non è malattia da prendere sottogamba: «Nei soggetti immunodepressi è potenzialmente mortale. Possono subentrare polmoniti batteriche, encefaliti, epatiti. Il virus è rischioso in gravidanza e per i neonati sotto i 15 mesi, visto che la vaccinazione si può fare solo a partire da quella età».

«Al contrario di quello che si è creduto per anni, quando si riteneva che contrarre il morbillo da bambini fosse tutto sommato positivo perchè ci si immunizzava dal virus, oggi abbiamo studi che confermano che è molto meglio vaccinarsi che ammalarsi, anche da piccoli. Il virus può infatti avere effetti collaterali anche gravi» aggiunge Emanuela Ferraroni, responsabile della pediatria di comunità del Distretto di Parma dell'Ausl.

Dopo il minimo storico del 2014, le vaccinazioni anti-morbillo (che si somministrano a partire dai 15 mesi di età con un vaccino trivalente che immunizza anche da parotite e rosolia) sono in ripresa, almeno a Parma.

Il tasso di immunizzazione a due anni di età nel 2015 è stato nella nostra provincia dell'89% contro l'87% regionale, a 36 mesi del 91% a Parma e dell'89,8% in Regione. A sette anni i vaccinati con due dosi si sono attestati all'86,9% a Parma (88,9% in provincia), mentre a 16 anni i vaccinati, sempre con due dosi, sono stati l'87,2% (87,9% in Regione).

Restano però ancora resistenze e diffidenze sui vaccini. «La maggior parte delle mancate vaccinazioni sono legate al consenso informato dei genitori, che temono che il vaccino anti-meningite dia più effetti collaterali degli altri, e sia addirittura fra le cause dell'autismo. Non è vero, come la letteratura scientifica ha ampiamente dimostrato. I vaccini sono efficaci e sicuri» conclude Emanuela Ferraroni.

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