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Polemica

Chiusura ponte sul Po, i sindaci insorgono

19 aprile 2017, 07:00

Paolo Panni

Istituire un tavolo di lavoro e di confronto, tra enti, imprenditori e lavoratori per ridurre al massimo i disagi, notevolissimi, che si creeranno dal 2 maggio con la chiusura del ponte sul Po «Giuseppe Verdi». La richiesta, alle Province di Cremona e Parma, arriva dai sindaci Andrea Censi di Polesine Zibello, Marco Antonioli di Roccabianca e Davide Persico di San Daniele Po che, ieri, martedì 18 aprile, hanno convocato una conferenza pubblica all’imbocco del viadotto. Come noto, i lavori che saranno promossi dalla Provincia di Cremona, a partire dal 2 maggio, comporteranno la totale chiusura del viadotto e, per ora, le richieste avanzate dagli stessi sindaco di aprirlo in fasce orarie stabilite o a senso unico alternato, sono di fatto state rigettate. «Chiediamo – ha detto il sindaco Censi – di aprire questo tavolo di lavoro e di chiarimento coinvolgendo anche le forze sociali e imprenditoriali dei nostri territori. Ci dicano in quella sede se è proprio necessaria la chiusura totale e perché e ci si attivi per limitare al massimo i disagi individuando anche soluzioni alternative condivise. La chiusura avrebbe un impatto economico e sociale pesantissimo, un danno enorme da scongiurare». Coi sindaci erano presenti parecchi lavoratori, ma anche agricoltori, artigiani, imprenditori e commercianti che, quotidianamente, si spostano da una sponda all’altra del fiume, anche più volte al giorno, per motivi di lavoro, che hanno manifestato i danni economici e i disagi che per loro, giorno dopo giorno, si stanno profilando. Una domanda su tutte arrivata da parte loro. Non si poteva intervenire prima, con lavori di manutenzione, scongiurando quindi la situazione attuale? «Sono anni – ha risposto il sindaco di San Daniele Po Davide Persico – che segnalo problemi legati al degrado del viadotto e sono stato addirittura tacciato di allarmismo, sia dalla Provincia di Cremona che dalla Prefettura. Oggi si dimostra che avevo ragione. E’ anche assurdo che le due Province non si parlino e che dobbiamo essere noi a sollecitarle così come è assurdo che si facciano prima i lavori di asfaltatura e dopo quelli do consolidamento, quando casomai dovrebbe accadere il contrario». «Così come sono mesi – ha detto il sindaco di Roccabianca Marco Antonioli – che chiediamo questo tavolo di coordinamento sollecitandone l’urgenza ed evidenziando l’importanza strategica di questo ponte, che non è solo di carattere locale ma investe due regioni». Con i sindaci anche il consigliere comunale di Sissa Trecasali Andrea Ragazzini e il consigliere provinciale Roberto Bianchi. Quest’ultimo ha denunciato la «mancanza e l’incapacità di dialogo tra le due Province» e lamentato il fatto che all’incontro non si sia presentato nessun responsabile della Provincia di Parma, ricordando anche le interpellanze che lui ha presentato sul tema e sollecitando a sua volta l’apertura di un dialogo e di un confronto al fine di risolvere la situazione e limitare i disagi. Un viadotto dalla lunga storia, partita addirittura fin dal 1919, poi «arenata» durante il periodo del fascismo e ripresa decenni più tardi, al punto che i tre Comuni coinvolti quest’anno celebreranno insieme, sul ponte, il 25 Aprile mentre il giorno dopo, il 26, i sindaci, i delegati delle Province e gli assessori regionali di Emilia e Lombardia saranno convocati a un primo tavolo di lavoro al Pirellone. Nel frattempo dal territorio continua a levarsi la voce di imprenditori, commercianti, agricoltori, artigiani che, insieme alle Istituzioni, chiedono di trovare soluzioni alternative, di garantire la percorribilità del viadotto per evitare un impatto economico pesantissimo per la Bassa emiliana e quella lombarda. Ma anche per evitare inevitabili e forti disagi viari lungo le possibili strade alternative, tenendo anche conto del fatto che, per la Bassa Parmense, significa precludere la possibilità di accedere velocemente all’ospedale di Cremona, mentre per la Bassa lombarda significa limitare gli spostamenti verso il resto della Penisola.

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