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La donna scomparsa

«Gli ultimi giorni vissuti da Bebe»

21 aprile 2017, 07:03

«Gli ultimi giorni vissuti da Bebe»

Vanni Buttasi

«Era una persona speciale. Unica». Si commuove Marco Scanzaroli, 61 anni, artigiano pavimentista in legno, quando parla di «Bebe» Agnes Bumi Tokunboh, la 34enne nigeriana, inghiottita dalle acque del Po nel pomeriggio di Pasqua.

L'uomo è decisamente scosso da questa tragedia, capitata ad una ragazza così dolce e, talvolta, indifesa. «La sorellastra - continua - la trattava come uno straccio. La ricordo molto bene anche quando lavorava al centro commerciale Eurosia». Poi Scanzaroli si ferma un attimo, si asciuga le lacrime e riprende a raccontare la sua amicizia con Bebe. Un'amicizia, nata per caso, in via D'Azeglio: «La prima volta l'ho vista nel novembre di due anni fa, io uscivo da casa di mia madre e la incontrai sotto i portici dell'Ospedale Vecchio. Poi ci siamo persi di vista fino a quando, nel maggio scorso, sempre a Parma, stava parlando con un'amica quando mi ha riconosciuto. Siamo rimasti a parlare un po'. Ci siamo salutati con la promessa di ritrovarci per un caffè». Una cosa che è puntualmente avvenuta: «Ci incontravamo qualche volta al bar, mi aveva fatto conoscere anche il suo fidanzato».

Nel gennaio scorso c'è stata una svolta nella loro amicizia. «Sapevo che non andava d'accordo con la sorellastra - sottolinea Scanzaroli -, così si rivolse a me, visto che qualche volta ci incontravamo a Parma: lei era in mezzo a una strada. Cercava un aiuto e allora l'ho ospitata a casa mia, a Brescello. Era veramente felice di questo mio semplice gesto, da amico».

Il racconto si interrompe e l'uomo ripensa agli ultimi mesi vissuti, nella stessa casa, con Bebe. «Spesso - aggiunge - ero fuori per il mio lavoro, così lei era libera di muoversi come voleva. Cantante? La carriera artistica era già alle spalle, le piaceva cantare qualche volta ma cercava un'occupazione stabile. Il suo sogno? Voleva fare la parrucchiera, aprire un negozio di sua proprietà. Ma il destino è stato crudele».

Il film della loro amicizia arriva fino al tragico giorno di Pasqua. «L'ultima volta ci siamo visti sabato mattina prima che venissi a Parma - sottolinea Scanzaroli -, poi lei mi ha chiamato sabato sera con il telefono di un amico. E' stata l'ultima volta che ho sentito la sua voce. Domenica sono stato fuori a pranzo con i miei parenti. Una tranquilla giornata di festa, poi nel pomeriggio sono ritornato nella mia casa, a Brescello. Saranno state circa le 18 quando un'auto dei carabinieri si è fermata davanti al mio cancello. Sono uscito e loro mi hanno subito domandato se qui abitava una ragazza nigeriana. Ho risposto di sì, che aveva una stanza dove dormiva. La stavano cercando perché si era persa a Lido Po. Poi se ne sono andati. Sul momento, però, non ho dato peso a quelle parole. E, poi, era una giornata festiva».

L'artigiano, però, il giorno dopo si è recato dai carabinieri di Boretto che, per competenza, stavano conducendo le indagini. «Ho parlato con il comandante - sottolinea - per avere notizie su Bebe e lui mi ha raccontato dell'episodio del pomeriggio di Pasqua. Ho detto di come ci eravamo incontrati e da quanto tempo lei viveva nella mia casa di Brescello».

La cronaca arriva fino a martedì scorso quando Scanzaroli ha ricevuto una telefonata dal comandante dei carabinieri di Boretto: «Mi diceva che da lui c'era la sorellastra che voleva ritirare gli effetti personali di Bebe. Ma io, in quel momento, ero fuori casa e così non ho potuto soddisfare la richiesta della donna».

Infine, mercoledì l'artigiano pavimentista, dopo una telefonata in caserma, si è recato dai carabinieri di Boretto: «Ho portato la borsa da viaggio di Bebe, con gli effetti personali. In quella borsa c'era tutta la vita di una ragazza speciale».

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