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Allarme

«Bocconi avvelenati nel mio giardino»

22 aprile 2017, 07:02

«Bocconi avvelenati nel mio giardino»

Laura Frugoni

Leo e Teo hanno davvero rischiato grosso. Quando Rossella ha fatto uscire i suoi due cani erano le sette di ieri mattina. Lì per lì la donna non si è accorta del micidiale «cadeau» che qualcuno aveva lanciato dentro il loro giardino a ridosso della recinzione, all'ombra di un tralcio di vite canadese.

La palazzina si trova in via Fratelli Bandiera, zona di via Calatafimi: due popolosi condomini gemelli uno di fianco all'altro, chi abita al piano terra può godere di un polmoncino verde privato, risorsa preziosa se si vive con uno o più amici a quattro zampe.

Sicuramente le hanno lasciate durante la notte: non è stato poi tanto difficile, la cancellata è di quelle a maglie larghe, la manovra resta comunque azzardata (basta uno con il sonno leggero che s'affacci alla finestra): tre maxi-polpette di carne, ciascuna con «sorpresa». Bustine piene di veleno per topi.

Chiarissimo cos'aveva in mente il criminale di turno: basta un morsetto e la bustina si sfalda, finisce tutto in bocca. Ed è proprio quello che Leo - un pimpante meticcio dal pelo nero arruffato - stava per fare.

«Quando mi sono accorta che stava cominciando a mangiare qualcosa mi sono avvicinata e ho visto le polpette. Ho allontanato il cane immediatamente e ho chiamato i vigili».

Rossella ha infilato gli hamburger dentro una busta della spesa e li ha portati dagli agenti municipali - anche loro sempre più increduli in questo allucinante, quotidiano girovagare per la città a raccattare esche-killer- che li hanno recapitati in mattinata all'Istituto di zooprofilassi.

Stavolta, però, aspettare il verdetto è davvero solo uno scrupolo, le bustine erano quelle inconfondibili, trasparenti con le scritte nere «topicida», la pasta rossa del veleno si vedeva in controluce. Meno male: ancora intatte.

Il piccolo Teo non ha mangiato neanche una briciola di quel polpettone orripilante, assicura la proprietaria: «Ha solo fatto in tempo a dare una leccatina e l'ho tirato via. Più tardi penso che farò comunque un salto dal veterinario. L'ho salvato per miracolo. E guardi: se l'avessi visto io quel delinquente in azione, le bustine le scioglievo nell'acqua e gliele davo da bere...».

Chi conosce la gioia di vivere insieme a un cane (ma non solo) si immedesimerà facilmente in Rossella e nella sua rabbia. Questa epidemia di esche avvelenate sta diventando sempre più inquietante. Una macchia nera che una città civile non può permettersi di sottovalutare. Ed è solo per merito della guardia alta dei tanti amici dei pelosi se ci troviamo molto più spesso - per fortuna - a raccontare di «ritrovamenti» e non di cani uccisi.

E' evidente anche che quest'ultimo caso è diverso rispetto alla sfilza delle ultime segnalazioni arrivate in questi mesi, praticamente da ogni quartiere.

Stavolta non è stato preso di mira un fazzoletto verde pubblico e neppure un'area cani, com'era successo in piazzale Lubiana. Questa volta l'obiettivo era all'interno di un giardino privato, il killer ce l'aveva proprio con gli «inquilini» pelosi di quel giardino. Ma chi può avercela tanto con un cane da decidere di ucciderlo facendolo soffrire nel modo più atroce?

Sospetti? Qualcuno ha lanciato segnali bellicosi magari perché infastidito dall'abbaiare di Teo e Leo (che, per la cronaca, al nostro arrivo, hanno improvvisato un bel concertone)? Il marito di Rossella scuote la testa: «Qui nel palazzo nessuno si è mai lamentato. Non abbiamo discusso con nessuno, non abbiamo idea di chi possa essere stato».

Qualcosa non torna, in effetti: la loro casa si trova in fondo a via Fratelli Bandiera, il verde non manca (ci sono la scuola Corazza e il parco Argonne poco lontano, con un'area cani attrezzata). Proprio davanti alla palazzina c'è un giardinetto, pubblico e curato. Ci portano i cani? «Altroché, è sempre pieno», informa il marito di Rossella. «I miei cani abbaiano, lo so - riflette lei - qualche volta io la sento, certa gente che passa: “vi metto a posto io”. Ma da lì a pensare che potessero fare una cosa del genere...».

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