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EDITORIALE

Francia: l'Isis cerca di dirottare il voto

di Paolo Ferrandi -

22 aprile 2017, 17:32

Francia: l'Isis cerca di dirottare il voto

Non è il futuro immaginato da Michel Houellebecq in «Sottomissione», il suo ultimo romanzo, una sorta di utopia negativa, in cui lo scrittore francese preconizza la vittoria elettorale del partito islamico in Francia con il conseguente instaurarsi, con il consenso della maggioranza della società, di una specie di teocrazia islamica «soft» nella terra degli illuministi e della rivoluzione. Ma come spesso accade potrebbe esserci un briciolo di verità nella finzione letteraria.
Partiamo dalle cose che non tornano. François Hollande, dopo un quinquennato ancora più disastroso di quanto immaginato dal notoriamente pessimista scrittore francese, non è riuscito ad assicurarsi un secondo mandato. Allo stesso modo, nella pletora degli undici candidati presidente - alcuni abbastanza strambi da poter già ora fare il salto nella letteratura invece di rimanere nella mera cronaca politica - non c'è un candidato del partito islamico e non c'è nemmeno un partito islamico. Quello che manca, insomma, è l'ingresso nella scena politica francese dell'Islam che, per ora, nelle società occidentali mantiene l'atteggiamento quietistico e disinteressato al potere che è stato proprio di questa religione prima del risveglio politico che ha secolarizzato, in modo diverso da quando accaduto in occidente, molti concetti teologici islamici.
Ma se l'Islam politico in Europa non esiste, esiste invece l'internazionale del terrorismo di matrice islamista: quello che, in qualche modo, sta colpendo la Francia sempre più duramente: da Charlie Hebdo al Bataclan, da Nizza ai Campi Elisi.
E questa è una differenza fondamentale, visto che l'obiettivo non è partecipare al processo politico, ma piuttosto di dirottarlo per tentare di portare le nostre società sempre più vicine al punto di rottura per farle diventare più fragili e renderle conquistabili. L'obiettivo dell'internazionale del terrore islamista, infatti, non è vincere le elezioni, ma instaurare il Califfato in Europa «manu militari». L'obiettivo non è una teocrazia «soft», ma una teocrazia pura e semplice, senza nessuna pietà per i miscredenti, cioè per i cristiani e gli ebrei, ma anche per le minoranza musulmane eretiche, rispetto all'ortodossia sunnita, come gli sciiti e le mille diverse sfaccettature della mistica islamica non ortodossa.
Il briciolo di verità del libro del discusso autore francese è, invece, nella descrizione di una società che sta cambiando in modo violento, sfiduciata e arrabbiata, in cui i partiti tradizionali contano sempre meno: e in effetti, se stiamo ai sondaggi, il candidati del partito socialista , Benoît Hamon, e quello dei Républicain, François Fillon, non sono i favoriti. Il primo è distaccatissimo. Il secondo rischia molto concretamente di non arrivare al ballottaggio. I due battistrada sono nuovi: Marine Le Pen viaggia sull'onda lunga del populismo sovranista che sta salendo in tutta Europa; Emmanuel Macron è una soluzione giovane e cosmopolita, liberale e tecnocratica, ormai uscita dalla crisalide socialista per puntare verso il centro. Marine Le Pen chiude le porte, Emmanuel Macron vuole tenerle aperte cercando di battere l'Isis militarmente e culturalmente. Solo domenica sera, e poi probabilmente il 7 maggio, potremo capire quale soluzione sarà stata giudicata più convincente dai francesi.

pferrandi@gazzettadiparma.net