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I bussetani snobbano «I Masnadieri»

22 aprile 2017, 07:00

I bussetani snobbano «I Masnadieri»

Vittorio Testa

Serata di «Masnadieri» riservata ai bussetani, quella di ieri l'altro nel teatro Verdi: 10 euro il costo del biglietto, documento d'identità da esibire per accertare la residenza nel comune verdiano. Sicché alcuni turisti sono stati gentilmente respinti. Dolorosa decisione ma legittima perché d'altra parte, prezzo simbolico e posto garantito, ci si immaginava un teatro stracolmo di entusiasmo e di bussetanità, al contrario dell'anno scorso, quando l'anteprima blindata per gli autoctoni melomani era andata in scena alle 14.30, senza peraltro essere debitamente annunciata, e al costo di 20 euro. Avevamo pertanto noi tutti bussetani alzato un coro di lamentele, denunciando il maltrattamento subito da parte della solita Parma prepotente e ingrata, dedita a consumare il delitto di lesa bussetanità.

Parma che si appropria di Verdi, il genius loci della capitale della bassa trattata a pesci in faccia, come appendice fastidiosa da sopportare per convenienza di introiti turistici, moltissimi essendo i turisti stranieri attratti dall'idea di poter vedere un'opera verdiana nel teatro del paese natale.

Dunque ecco finalmente un gesto come si deve, rispettoso e riparatorio: il teatro riservato a noi, in orario classico a un prezzo simbolico.

Risultato: 125 biglietti venduti, meno della metà dei posti. Panorama interno di sconsolata tristezza, poltrone vuote persino in platea, molti palchi ciechi e muti: diciamocelo senza tanti giri di parole, con la sferzante crudezza del nostro patrimonio genetico: una vergogna.

Forse è il caso che Busseto decida di riflettere sull'accaduto: certo non si è obbligati ad andare a teatro, ma allora smettiamo di invocare rispetto e considerazione; l'opera in scena era già stata vista l'anno scorso? Da pochissimi, nel famigerato pomeriggio a prezzo doppio, pertanto questa era un'occasione da non perdere.

In realtà, la vicenda rivela una dato di fatto evidente: Busseto non è in grado di costruire e attuare una strategia di valorizzazione del mito verdiano, troppo grande e universale e impegnativo per gli scarsi mezzi di un piccolo comune.

Le poche cose fatte in loco - quelle non importate mediante inserimento nel cartellone del Regio di Parma e nei programmi del Bicentenario - sono state l'Accademia di Carlo Bergonzi, prestigiosa scuola di canto voluta dal tenorissimo e ora un ricordo.

La sciagurata decisione di affidare per mezzo secolo la Villa Pallavicino a una gestione privata che vi ha impiantato la caricatura di un vero museo: soltanto gigantografie riproducenti quadri e stampe d'epoca, non un oggetto che giustifichi l'autonominatosi Museo Verdiano Internazionale.

Lodevolmente recuperate le bellissime scuderie, vi si è insediato il Museo Tebaldi, accanto al quale si pensava di formare un altro percorso sul melodramma, dedicato alle glorie locali, Bergonzi in primis, e poi Ziliani, Grandini, Vernizzi. Non se ne sa più nulla.

Funzionava bene l'accordo con la Scuola dell'Opera di Bologna: scegliere tra i partecipanti al Concorso di voci verdiane i giovani più bravi ai quali affidare l'interpretazione di un'opera. Nell'incertezza che regna sovrana, ha avuto buon gioco e fiuto il Teatro Regio a istituire un'Accademia verdiana che sarà giustamente gestita a Parma.

Restano soltanto gli Amici di Verdi (associazione privata, senza alcun aiuto da parte del Comune) con le loro serate musicali; il Concorso di voci di cui si parlava; i concerti del Circolo Falstaff (privato); la serata estiva in onore di Bergonzi, per la quale il municipio l'anno scorso stanziò 15 mila euro, falcidiati a 8 mila quest'anno. Ma forse è giusto così.

Siamo un piccolo paese al quale è capitata tra capo e collo la nascita di un Genio troppo grande per le scarse forze e la scarsissima sensibilità locali. Pertanto lasciamo che altri - Milano, Parma, il mondo - celebrino come si deve Giuseppe Verdi, risparmiandoci così l'incomodo di farci venire qualche idea. E smettendo di lamentarci per l'inosservanza di nostri diritti inesistenti.

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