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Profughi

Minniti a Salso: «Quote certe e tempi ridotti»

22 aprile 2017, 07:00

Minniti a Salso: «Quote certe e tempi ridotti»

Roberto Longoni

Ore di viaggio per una decina di minuti o poco più di parole. I fatti, anzi il fatto, il ministro Marco Minniti lo aveva compiuto un mese fa, senza muoversi da Roma, bloccando l'arrivo di un'altra ottantina di richiedenti asilo a Tabiano (frazione che già ne ospita 140 per 500 residenti). Fu un blitz che ne annunciava un altro, sotto forma di viaggio, realizzato ieri. Fu un segnale chiaro, una mano tesa ai primi cittadini di Salsomaggiore e di Fidenza che segnalavano al titolare degli Interni come le presenze andassero distribuite in modo congruo e con un confronto tra lo Stato e i sindaci (quelli che, come sottolinea Andrea Massari, «ci mettono davvero la faccia tra la gente»), tagliando il più possibile fuori gli speculatori della solidarietà, quelli che si fregano le mani a ogni sbarco.

Ieri, il ministro è venuto a Salso, raccogliendo l'invito dei sindaci (oltre a quello della città termale e a quello borghigiano erano presenti tutti i primi cittadini del distretto). Ad attenderlo, un picchetto d'onore di autorità: dai comandanti provinciali di tutte le forze dell'ordine ai parlamentari di casa nostra. «I sindaci non sono affatto l'ultima ruota del carro (espressione appena usata da Massari, ndr) ha sottolineato Minniti -. No, sono un elemento strategico nell'alleanza tra lo Stato e il territorio». Usando con le dovute cautele il termine alleanza, vista l'eterogeneità delle giunte che compongono il distretto. Ma, almeno su questo fronte, le distanze politiche si sono non poco assottigliate negli ultimi tempi. E c'è un acronimo dal suono un po' difficile per la erre arrotata di queste parti che mette d'accordo molti: creando le basi per una collaborazione più stretta tra sindaci e Viminale. E' lo Sprar. Sta per Servizio protezione e accoglienza rifugiati. «E' molto importante l'adesione distrettuale allo Sprar, perché penso che l'accoglienza diffusa sia la chiave di fondo, se ogni comune si fa carico della propria parte. Ho fatto un accordo con l'Anci per la gestione dei flussi - ha dichiarato il ministro -. Sto lavorando per avere sempre meno grandi centri, che non sono lo strumento utile per il dialogo con le comunità locali».

Che sia necessario superare l'emergenza è chiaro a tutti. «Noi lo Sprar lo gestiamo da 13 anni - ha ricordato il sindaco di Fidenza -. La nostra esperienza come capofila di due distretti sociosanitari ci dice che la questione profughi può essere governata in modo molto efficace: non si aprono le porte a tutti indiscriminatamente, ma solo a quote ben definite e con i dovuti requisiti, con tempi di massima permanenza. Il nostro è un modello per tutto il Paese». Nel sistema Sprar ora entra anche Salsomaggiore. «Ci aiuterà a essere parte attiva in maniera coordinata e ordinata - ha detto Fritelli -. Da oggi si scrive una pagina nuova». E, a meno di imprevisti, si leggono nuovi numeri nel futuro prossimo. Con l'ingresso nel sistema Sprar, dal gennaio 2018 i richiedenti asilo ospitati a Salso dovrebbero essere cento in meno. Ora sono 235.

Di quote e tempi ha parlato Minniti nel suo breve intervento. Un blitz, appunto. «Oggi ho buttato il cuore oltre l'ostacolo» ha esordito il ministro. Al mattino a Gaeta, per la consegna di due motovedette alla Guardia costiera libica, e poi a Budrio (per incoraggiare chi da giorni dà la caccia a Norbert Feher) e a Molinella, prima di approdare a Salsomaggiore su una Lancia Thesis con cinque auto di scorta. Arrivo previsto alle 16,30. Arrivo effettivo un'ora dopo. Di lì a poco la ripartenza per Bologna, per un'iniziativa di DemLab.

Le due motovedette diventeranno dieci entro fine giugno. «E' dalla Libia che parte il 90 per cento dei flussi - ha ricordato Minniti -. E' lì che vanno fermati: l'intervento internazionale è il primo caposaldo. Poi, bisogna puntare sull'accoglienza diffusa, definendo i tetti delle presenze e i tempi per la definizione per lo status di profugo. Vogliamo che si passi dagli attuali due anni a sei mesi. A questo proposito, ci saranno 250 nuove assunzioni di personale specializzato». Non è chiaro però se i sei mesi comprendano il tempo del ricorso avanzato da tutti i richiedenti asilo che si sono visti bocciare la loro pratica, intasando i tribunali. I numeri sono elevati: si deve parlare anche di accoglienza dei ricorrenti, ormai. Terzo punto, «garantire l'accoglienza di chi fugge da guerre e carestie. Chi fugge dalle regole, invece, verrà rimpatriato». Anche se i rimpatri hanno a loro volta costi esorbitanti. Quando non sono impossibili per altre ragioni. Come nel caso di un nigeriano raccolto da un barcone e mandato a Parma. Sorpreso presto a spacciare, è stato portato, in aereo, scortato da due poliziotti, in un centro di identificazione in Sicilia. Due settimane dopo, era di nuovo a Parma. Era privo di documenti, e non si è potuto dimostrare la sua nazionalità: le autorità nigeriane si sono rifiutate di riprenderlo.

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