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Lutto

Trovato morto in casa l'avvocato Alberto Quaini

di Matteo Scipioni -

23 aprile 2017, 07:00

Trovato morto in casa l'avvocato Alberto Quaini

Venerdì un malore ha stroncato nel suo appartamento di Cremona Alberto Quaini, noto avvocato, molto conosciuto nella nostra città. Aveva 50 anni. Il corpo senza vita è stato trovato dalla madre, in salotto. Sul pavimento sono state trovate tracce di sangue: questo ha richiesto l'intervento dei carabinieri della Scientifica e del Nucleo Investigativo. E' stato disposto l'esame autoptico anche se l'ipotesi più probabile è quella della morte naturale.

Quaini era molto conosciuto a Parma, sia per l'attività di legale con clienti nella nostra città, sia per i tantissimi amici che si era creato nel tempo libero, nel mondo della ristorazione e delle discoteche.

Garbato, ma pronto a battute pungenti. Elegante, ma in prima linea a rimboccarsi le maniche con uno spiccato senso pratico. Disponibile a farsi in quattro per gli amici, non lesinava energie per aiutare (e confortare) chiunque: il classico esempio di persona a cui puoi rivolgerti a qualunque ora del giorno e della notte per chiedere soccorso, pratico e emotivo. Generosissimo. Era sempre pronto a fare l'elemosina ai senzatetto che incontrava per strada, con un senso della carità quasi metodico e spontaneo, una sorta di riflesso incondizionato dettato dal suo animo gentile. Leader dai colori forti, non era persona che amava le mezze misure, ma Alberto era, per animo e lavoro, un eccellente diplomatico per linguaggio e modi. Un amico sognatore, animo irrequieto e personalità marmorea.

Quaini è diventato, di fatto, parmigiano al liceo Manin di Cremona, dove conobbe quelli che diventeranno gli amici di sempre: Matteo Casalini e gli altri ragazzi, i bussetani con cui fonderà anni dopo il Bunker. Di cui era leader e colonna portante: goliardia, iniziative a 360 gradi, feste e cene in compagnia. Fino a pochi giorni fa non è mai mancato alla tradizionale e trentennale cena di gruppo ogni mercoledì, nella sede di Busseto del gruppo.

A Parma, in concreto, arrivò determinato e deciso, come sempre, per frequentare l'Università, la facoltà di Legge, sulle orme del padre (titolare di uno degli studi legali più attivi e noti a Cremona) e della sorella. L'appartamento all'ombra del Battistero era sempre aperto agli amici, tra studio e chiacchierate. Lo slancio spensierato degli anni Novanta. La crisi era ben lontana e impensabile. Un'altra Parma. Da lì, il "Quao" (per tutti) non ha più lasciato la nostra e quella che è diventata la sua seconda città. Nasce il Bunker e l'organizzazione di serate, feste in discoteca e cene. In zona: Dadaumpa, Astrolabio, Vecchio Parco, Colle San Giuseppe, Poggio Diana, Taverna e tante, tante altre. Alberto è stato, fin da subito, un vero e proprio ambasciatore dello stile goliardico e coinvolgente del gruppo in tutta Italia e all'estero. Il Quao ha "conquistato" Milano, Rimini, la Versilia e le serate modaiole, con glamour e personalità. Punti fermi, sorridendo si possono definire "feudi", del suo stile coinvolgente e posato sono sempre stati Chamonix, Saint Tropez e Madonna di Campiglio. Il suo lavoro di avvocato, pignolo e sensibile, lo ha portato a girare molto il nostro Paese, a incrementare la sua vorace fame di conoscenza. Tuttologo, con lui si parlava di sport come di musica, di filosofia come di religione, di automobili come di economia. Alberto era un buon calciatore: busto eretto e testa alta macinava passi e dispensava per il campo palloni, un motore "pensante" del centrocampo, leader anche qui nel cuore della squadra. Fiero, orgoglioso ricordava sempre le partite di beneficenza a San Siro o, a Busseto, contro la Nazionale cantanti. Il Quao, va ricordato, era tifosissimo della Juventus (oltre che simpatizzante della Cremonese). Era comunque sportivo a 360 gradi, tra sci, arti marziali e pesi, corsa e nuoto: sudore, muscoli e tanta competenza. Poi l'arrivo del super-amato figlio Gianluigi e i ritmi goliardici, organizzativi e imprenditoriali rallentano, si diradano leggermente per dare spazio alla famiglia e a ritmi differenti, dal sapore diverso. Le lacrime viaggiano, al ritmo dei clic sulle tastiere, sui social: stupore e commozione da tutta Italia e anche dalla "sua" Costa Azzurra. Il destino: ha sempre festeggiato il suo compleanno, a febbraio, a Milano, ma quest'anno con un'idea affettuosa e, alla luce di tutto, commovente, ha scelto di organizzare un party nella sede del Bunker. Cinquanta invitati a cui, manco a dirlo, ha offerto tutto lui. Con Alberto, pagare un conto, diventava una litigata: era quasi vietato mettere mano al portafogli. Anche qui una sorta di arte, stile, nel farsi arrivare il conto, saldarlo senza che nessuno se ne accorgesse: nella più totale eleganza e generosità. Un amico, quando ti lascia così, ti lascia sempre con il fiato sospeso, per le cose che non hai fatto a tempo a dirgli e a fare per lui, per le risate che mancano all'appello e per la voce modulata e rassicurante che ti risuona nella testa. E i ricordi si aprono come il mare, come il golfo di Saint Tropez, dove tutti lo immaginano sulla Pampelonne, sorridente con l'immancabile bandana in testa.

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