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Lutto

Il Montanara piange Pessina

24 aprile 2017, 07:00

Il Montanara piange Pessina

Lorenzo Sartorio

Credeva molto nello sport come momento di unione, amicizia, coesione e leale confronto. Ed è per questo che buona parte del suo tempo libero lo dedicò al calcio dilettantistico, a quello più pulito, praticato da quei giovani che vanno in campo con la volontà di confrontarsi agonisticamente e lealmente senza altre mire. Giorgio Pessina, stimata e popolare figura di dirigente sportivo dell'«A.s.d. Montanara», è morto nei giorni scorsi all'età di 59 anni dopo aver combattuto coraggiosamente contro un male che lo aveva colpito alcuni anni fa. Nativo di San Pancrazio, il padre Mario era un operaio della «Barilla», Giorgio si diplomò all'Itis per poi esser assunto alla «Overmach» all'interno della quale svolgeva mansioni di programmatore. Un gruppo industriale al quale Pessina era molto attaccato e in seno al quale, a dicembre, avrebbe festeggiato i 30 anni di servizio. Carattere un po' chiuso, ma non per questo refrattario al fascino dell'amicizia e della compagnia, tifosissimo del «suo» Parma del quale, da ragazzo, difese la maglia nelle giovanili crociate, Pessina, coltivava pure la passione per gli aerei. Infatti, nella sua casa di via Langhirano, custodiva tantissime riviste e modellini di arei. In passato aveva seguito, con la moglie, diverse manifestazioni aeree, in primis, quelle nel corso delle quali si esibivano le «Frecce Tricolori» delle quali, Giorgio, era un grande estimatore. Comunque era il calcio la sua grande passione. Infatti, oltre ricoprire l'incarico di dirigente dell'«A.s.d. Montanara», che ieri lo ha ricordato con un minuto di silenzio sul campo di via Pelicelli, Pessina, fu pure allenatore del «San Lazzaro» dove gioca il figlio. Era legatissimo alla famiglia: alla moglie Daniela, al figlio Dario, all'anziana mamma Camilla, al fratello Sergio, ai cognati ed ai nipoti che gli sono stati amorevolmente accanto sino all'ultimo. Come pure era affezionatissimo al proprio quartiere, il «Montanara», dov'era amato e stimato e dove aveva creato il suo piccolo mondo fatto di grandi valori che testimoniò sia in famiglia che sui campi di calcio tra i suoi ragazzi.

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