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Rugby

Michela, campionessa d'Inghilterra

25 aprile 2017, 07:00

Michela, campionessa d'Inghilterra

Paolo Mulazzi

Dopo quattro stagioni da fanalino di coda, le Aylesford Bulls Ladies hanno vinto la Premiership inglese per la prima volta. E' una di quelle storie da film, un sogno di una notte di mezza estate. Che accomuna una delle protagoniste: Michela Sillari. Nel 17-8 col quale domenica hanno sconfitto le Bristol Ladies in finale c'è il timbro dell'ala azzurra ducale, autrice di due mete. Se, prima di partire per Londra, le avessero detto che avrebbe vinto il titolo inglese con quella squadra, seppur rinnovata e rinforzata, e con tanto di meta (due, in questo caso, e decisive) in finale, Michela avrebbe forse fatto marameo: «Già … » ammette sorridendo via skype «Inaspettato, incredibile. L'obiettivo era quello di arrivare ai play-off; la semifinale, molto onestamente, non pensavo di riuscire a vincerla contro Linchfield con cui avevamo perso entrambe le partite durante il campionato». E per poterla giocare, Michela ha fatto un bel tour de force, mezzo giro del mondo: «Ero ad Hong Kong con l'Italia per le Sevens World Series; siamo tornate prima appositamente, il sabato sera, per poter giocare la domenica mattina». Poi la finale con Bristol, squadra che ha vinto a mani basse la stagione regolare ma con la quale Aylesford, da questa stagione sotto l'egida degli Harlequins, era riuscita a fare uno a uno. Michela ha segnato una meta nel primo tempo, chiuso 12-3, e quella del break decisivo dopo che le avversarie avevano accorciato sul 12-8. In pieno sentimento ovale, tende a sminuire un po' il valore delle due mete per accrescere quello della squadra: «Sono venute al largo: dopo un paio di fasi avanzanti abbiamo allargato il gioco trovando superiorità; non ho fatto niente di che, ero l'ultima giocatrice schierata per cui era normale che segnassi io». Resta il fatto che negli annali resterà impresso il suo nome, non il resto, e non è soddisfazione da poco. Come quella di vestire una maglia prestigiosa come quella degli Harlequins, squadra che al maschile aveva vinto il titolo inglese nel 2012 sotto la guida dell'attuale tecnico azzurro O'Shea. Dice che non ha segnato tanto, Michela: «Ho fatto sei o sette mete, non tante per essere un'ala», però «Non importa, dai, ne ho fatte due che valgono doppio» annota con una leggera risata di gioia e soddisfazione. E' stata una stagione importante, dal punto vista sportivo: «Una bella esperienza. Difficile all'inizio perché i ritmi sono ben diversi da quelli che abbiamo in Italia e perché la lingua era da perfezionare per cui a volte non si riusciva a comprendere bene ciò che dovevamo fare. Piano piano ci siamo inserite, siamo cresciute tanto. Loro sono molti bravi nel farti sentire l'appartenenza a una squadra, costruita ex novo e con alcune straniere; poi lo staff tecnico è di gran livello. Non ho potuto, purtroppo, allenarmi molto al piede perché il campo è senza luci in quanto i Quins si allenano al mattino e al pomeriggio, noi lo facevamo dopo». La difficoltà iniziale con la lingua valeva anche durante il lavoro nei due fast food a Guildford, cittadina appena fuori la cintura sud di Londra, quartier generale degli Harlequins, ma là «Fortunatamente sono molto più educati che in Italia: se c'è un ritardo o un problema non fanno scenate». Lavoro che ha lasciato a ridosso del 6 Nazioni, per ovvi motivi. A casa, invece, il suo piatto forte, da cucinare oltre che da servire, era la pasta alla carbonara. Giovedì, Michela torna in Italia. Le hanno detto, ovviamente, che l'aspettano a braccia aperte anche nella prossima stagione, ma il richiamo di Colorno e di tutto il resto è più forte: «Mi spiace, perché è stata una bella esperienza, ma non tornerò. Mi manca casa, mi mancano gli amici. Ora andrò a vedere le ragazze del Colorno e a fare il tifo per loro (per questa stagione la Sillari non può più essere tesserata per le furie rosse, nds): è una bella squadra, speriamo bene». Un'esperienza unica, dunque, e indimenticabile, che quella medaglia farà brillare per sempre.

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