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IL CASO

Violenza sessuale, nuovo processo per il chirurgo

25 aprile 2017, 07:00

Violenza sessuale, nuovo processo per il chirurgo

Georgia Azzali

Denunce che si sono sommate. E moltiplicate. Una lunga lista di pazienti che - dopo l'esplosione della vicenda - hanno puntato il dito contro Gianfranco De Lorenzis, il chirurgo bariatrico già sotto processo per violenza sessuale aggravata e continuata nei confronti di cinque donne.

Sono venti i casi che sfoceranno in un nuovo processo: il pm Daniela Nunno, titolare del fascicolo, ha chiesto e ottenuto dal gip il giudizio immediato. Niente udienza preliminare, dunque, e subito via al dibattimento, che comincerà il 14 giugno. Questo procedimento prevede la possibilità di chiedere entro 15 giorni dalla notifica del decreto un rito alternativo, ma l'orientamento è quello di andare avanti con il processo ordinario. Che De Lorenzis affronterà da uomo libero, perché nei giorni scorsi il gip Mattia Fiorentini - su richiesta dei difensori, Paolo Moretti e Michele Villani - ha revocato i domiciliari al medico, arrestato pochi giorni prima di Natale.

Fuori dalla «prigione» delle quattro mura di casa, ma senza la possibilità di tornare a visitare e operare, perché il giudice ha disposto la sospensione dalla professione per un anno. Una misura interdittiva che - alla scadenza - potrà essere «rinnovata», nel caso venisse richiesto, e il giudice accogliesse l'istanza. La decisione di revocare i domiciliari si fonda sul fatto che De Lorenzis, 63 anni, avrebbe molestato le pazienti durante le visite nel suo studio o nelle cliniche in cui operava. In altri termini, secondo il gip, è sufficiente la sospensione dalla professione per scongiurare il rischio di reiterazione dei reati.

Due filoni processuali, dunque. Che però potrebbero anche essere riuniti. Il primo dibattimento, pur essendo già partito, è ancora nella fase iniziale. Cinque le persone che si sono costituite parte civile. La prima denuncia nei confronti di De Lorenzis, origini leccesi, specialista in chirurgia dell'obesità, è del giugno 2013. Ventiquattro ore dopo la visita nello studio privato del medico, una donna si presenta dai carabinieri: racconta di domande imbarazzanti sulla sua sfera sessuale, apprezzamenti sul suo corpo, ma sopratutto parla di pesanti molestie sessuali. Il chirurgo l'avrebbe infatti palpeggiata nelle parti intime, facendola denudare completamente. Qualche mese dopo i carabinieri, a cui è affidata l'indagine, sequestrano l'elenco delle persone visitate dal professionista, che ha lavorato a lungo anche in una clinica privata convenzionata di Parma. Spuntano altre quattro donne che riferiscono di aver subito molestie non solo nello studio del medico ma anche nella casa di cura, sia prima che dopo l'intervento chirurgico a cui si sottopongono. A una paziente, poi, il chirurgo avrebbe chiesto più volte di praticargli un rapporto orale. È la stessa donna che, nel momento in cui avrebbe detto al medico di voler lasciare la clinica dopo l'operazione perché stanca delle sue attenzioni morbose, sarebbe stata minacciata con queste parole: «Se tu vai via, te lo dico, ti faccio pagare tutto l'intervento: 13.000 euro».

Cinque casi che hanno fatto finire De Lorenzis sotto processo. Poi sono arrivate altre querele nei confronti del medico. Venti, in totale, quelle alla base del nuovo filone, tra cui la denuncia di una 31enne parmigiana, che si fa avanti nell'ottobre dello scorso anno: la donna parla di pesanti apprezzamenti, baci e palpeggiamenti non solo nello studio privato del medico ma anche nell'ospedale bresciano in cui il chirurgo aveva cominciato a operare dopo essere stato sospeso dalla casa di cura parmigiana. Episodi che sarebbero avvenuti anche dopo che il medico era stato rinviato a giudizio, il 21 aprile 2016, per le violenze nei confronti delle prime cinque pazienti. Ed è proprio quella denuncia che fa scattare i domiciliari per De Lorenzis.

Lei e altre pazienti della nostra provincia, ma anche reggiane, modenesi e una donna residente a Varese: tra le venti parti offese citate nel decreto di giudizio immediato ci sono donne di varie età, tra cui una ragazza 17enne, nel momento in cui sarebbero avvenute le molestie, che si è rivolta a «La Caramella Buona», l'associazione reggiana da anni in prima linea nella lotta contro la pedofilia.

Le molestie dei primi cinque casi sarebbero avvenute tra il 2009 e il 2013, mentre alcuni episodi denunciati in questo secondo filone sono più datati. Accuse relative a presunte violenze anche di una decina d'anni fa: un aspetto su cui certamente si concentrerà la difesa di De Lorenzis. Che non ha mai tentennato. Durante gli interrogatori ha messo in luce presunte contraddizioni e incongruenze delle pazienti che l'hanno denunciato. «Non sono né un maniaco né un pervertito, faccio solo bene il mio lavoro. Le persone che mi accusano? Vogliono solo soldi», aveva dichiarato nell'intervista alla «Gazzetta». E' la «sua» verità. Quella processuale deve ancora essere scritta.

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