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il caso

«Mio nipote sequestrato», scatta la denuncia della nonna

26 aprile 2017, 07:02

«Mio nipote sequestrato», scatta la denuncia della nonna

GEORGIA AZZALI

Andrea Samir non ha ancora otto anni. Ma sa già cos'è il dolore. Il senso di abbandono. Forse ha già imparato a farsi la domanda che a volte tormenta gli adulti: «Perché proprio a me?». Andrea Samir è il figlio di Giovanna Tranchida, morta due anni fa in un terribile incidente a Basilicagoiano, e di Mohamed Habassi, il giovane tunisino torturato e ucciso lo scorso maggio. C'era anche il bambino sull'auto della madre finita in un fossato, a poche centinaia di metri da casa. Qualche lieve ferita sul corpo, poi lo strazio nel cuore quando ha capito che la mamma era morta. Ma un paio di settimane dopo Andrea è scomparso. Lontano dalla nonna, Maria Chirco, che da Marsala si era precipitata a Parma subito dopo l'incidente: «L'11 settembre 2015 era con me. Due giorni dopo - racconta - non l'ho visto e sentito fino al pomeriggio. Poi, alle 16,15, il padre mi chiama spiegandomi che il bambino è in Tunisia. Alle 19,30 mi ritelefona e mi passa Andrea: "Sono a casa mia, a Tunisi", mi dice. Aveva una voce tristissima, è stato uno strazio». Sono passati quasi due anni da quella chiamata. Due anni senza un incontro tra nonna e nipote. Senza certezze. Ma Andrea non ha più né la madre né il padre, ed è la nonna la tutrice del piccolo, come ha disposto il giudice. Così, dopo aver presentato nei mesi scorsi una querela per sottrazione di minore, l'altro ieri Maria Chirco ha depositato in procura a Parma una denuncia contro ignoti per sequestro.

Portato dal padre in Tunisia, il piccolo Andrea Samir. Come abbia fatto Habassi a far uscire il piccolo dall'Italia resta un mistero: il passaporto del bambino è rimasto a casa. Su dove viva in Tunisia, invece, pare ci siano meno dubbi. Il bambino dovrebbe essere ospitato da familiari del padre. «Di solito, lo sento il giovedì e il sabato sera: prima parlo con il compagno della sorella di Habassi, poi lui mi passa il bambino - dice Maria -. Sempre poche parole, e Andrea sembra sempre che risponda con timore. Ormai, però, è da un mese che non riesco più a sentirlo. Poco dopo l'omicidio, erano arrivati a dire che avevo ammazzato io mio genero».

La nonna di Andrea ha messo in campo l'avvocato Giacomo Frazzitta, il legale della madre di Denise Pipitone, che ha combattuto una grande battaglia sull'approvazione del reato di sottrazione e trattenimento dei minori all'estero. Ma per ritrovare suo nipote Maria ha imparato a navigare nei meandri della Rete. A cercare informazioni sul piccolo in quel mondo che può rivelare segreti e verità inquietanti. «Su Facebook è stata condivisa una foto di mio nipote tratta da Carthage Fm. Quell'immagine è riferita a un articolo in cui si dice che Andrea avrebbe perso un occhio a causa di un insegnante. I familiari mi hanno detto che sta bene, ma io sono preoccupata, perché il bimbo di quella foto è mio nipote. Non posso dimenticare, poi, che lo scorso marzo, la sorella di Habassi mi ha chiamato per chiedermi del denaro. Non parla bene l'italiano e diceva: "Soldi per ospedale". Gli ho chiesto se erano per Andrea, ma lei mi ha detto che servivano per il marito. Non è credibile, perché mai mi avrebbe chiesto soldi per lui».

Non può che farsi domande, Maria. E le poche risposte che ottiene non possono placare l'ansia e dissipare le paure: «Il console tunisino a Palermo mi ha detto che l'occhio di Andrea è a posto, ma non so nulla di più, non ho spiegazioni». E l'avvocato Frazzitta aggiunge: «Siamo nell'ipotesi di sequestro, perché chiunque trattenga il bambino non ne ha titolo, e il console ha il dovere di dire dove si trova».

Quando la madre di Andrea è morta, la relazione con Habassi era finita da sette mesi. Ma lui non avrebbe mai smesso di tormentarla. Avrebbe voluto continuare a scriverla lui la storia della «sua» famiglia. Fino alla decisione di progettare il futuro del figlio in Tunisia. «Tramite amici ho trovato su Facebook anche una foto di mio nipote mentre viene preparato per essere sottoposto alla circoncisione - racconta ancora la nonna -. Indossava una tunichetta, i piedi scalzi: ho ancora in mente quell'immagine».

Sta crescendo come i familiari del padre hanno stabilito, Andrea. Sono loro a decidere della sua vita. Eppure, la nonna vorrebbe lasciarsi alle spalle i conflitti: «Ho sempre detto: siamo due famiglie, dobbiamo allearci. Datemi il bambino, come ha stabilito il giudice, e venite a trovarlo: pago io i biglietti, e per un mese lo porto in vacanza da voi in Tunisia». Continua a lanciare messaggi di pace, Maria. Ma da un mese non sente nemmeno più la voce sommessa di Andrea al telefono.

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