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INCHIESTA

Chi chiami per salvare un animale selvatico?

26 aprile 2017, 07:01

Chi chiami per salvare un animale selvatico?

Chiara De Carli

Ancora una volta si parla di animali selvatici investiti perché, ancora una volta, chi ha provato a soccorrerli ha trovato telefoni spenti, non più attivi o risposte del tipo «Non possiamo intervenire». Il motivo? A Parma non esiste più il servizio per il soccorso e recupero di animali selvatici.

Il soccorso è di legge

Soccorso che, per animali d’affezione e per selvatici, è previsto dalle norme del nuovo codice della strada ma che, nel territorio parmense è impossibile ottenere. E molti animali muoiono dopo ore di agonia soli o alla presenza di chi si è fermato per salvarli ma non sa come fare.

In via Montanara

L’ultimo «caso» è di giovedì sera quando Achille ha visto un capriolo in difficoltà a lato di via Montanara. Preso il telefono, pensava forse di risolvere la situazione con una telefonata, e invece si è imbattuto nel «buco», anzi, della voragine nella gestione del recupero degli animali selvatici. Di telefonata in telefonata, dopo circa due ore di tentativi e rimbalzi, ha chiamato il centralino della Gazzetta di Parma sperando che qualcuno potesse aiutarlo. E così, grazie all'intervento di Mario Pedrelli della Lipu il capriolo è stato recuperato e portato in un Cras del reggiano.

A San Martino Sinzano

Non altrettanto bene è andata, nei giorni precedenti, a Marcella e Riccardo: vicenda simile ma questa volta ad Alberi e a San Martino Sinzano.

«Erano circa le 11 e mia sorella stava andando a lavorare quando ha visto un capriolo in un fosso, in evidente difficoltà e mi ha chiamata per aiutarla - racconta Marcella -. Intanto che mi recavo sul posto, ho iniziato a comporre tutti i numeri che ho trovato: dal mio veterinario ai Cras del territorio, alle associazioni che tutelano gli animali, ma nessuno sapeva dirmi chi poteva darmi una mano. Solo la polizia municipale ha detto che sarebbero venuti, ma solo al termine del servizio di controllo all’uscita delle scuole. Arrivata sul posto ho incontrato altre persone che mi hanno detto che l’animale era lì dalla sera precedente e che avevano già chiamato dappertutto ricevendo risposte negative o non trovando nessuno dall’altro capo del telefono. Alla fine, abbiamo trovato la disponibilità dei veterinari dell’Università di Parma e siamo riusciti a trasportarlo fin là. Sfortunatamente, aveva il bacino rotto e ci hanno detto che non sarà possibile rimetterlo in piedi».

Oltre al dispiacere per la sofferenza dell’animale, chi si è trovato in una situazione del genere ha toccato con mano quello che è sembrato un disinteresse di tutti verso un problema che va anche a toccare la sicurezza sulle strade.

Un'ora di telefonate

«Chi si fa carico di un’eventuale incidente grave causato dal mancato recupero di un animale ferito?» è la domanda più frequente che viene posta da chi ci ha contattato per segnalare questi casi. Riccardo, per esempio, è rimasto oltre un’ora, di notte, lungo la strada di notte, a San Martino Sinzano.

«Erano circa le 22 quando con la mia Punto ho urtato un capriolo piombato nella strada. L’animale era finito sul ciglio della strada e come prima cosa ho chiamato il 112: da lì è iniziata una vera odissea».

I carabinieri hanno fornito il numero di Fidenza Soccorso, che ha «passato la palla» ad un’associazione reggiana. «Quando hanno capito dove si trovava l’animale, mi hanno detto che non avevano risorse sufficienti per fare il viaggio fino lì e hanno suggerito di provare con l’Enpa».

Negli uffici dell’associazione a quell’ora, però, non risponde nessuno.

«Nel frattempo si sono fermate due macchine e una persona ha recuperato un altro recapito cellulare utilizzato tempo fa da un amico che si era trovato in difficoltà: erano i Rescue Dogs. Gentilmente chi ha risposto al telefono ci ha avvisati che la loro convenzione era scaduta a dicembre».

Un’ora di telefonate e non si arriva ad una soluzione mentre il povero animale è ancora a bordo strada. «Ho richiamato i carabinieri e ho insistito affinché qualcuno lo recuperasse, visto che poteva essere un pericolo soprattutto per eventuali motociclisti: se si fosse spostato un po’ da dove si trovava sarebbe presto arrivato in mezzo alla strada. Mi hanno detto che probabilmente sarebbero passati durante la notte e così sono andato via, anche se con un certo dispiacere per il capriolo».

La presidente dell'Empa Gialdi

Lella Gialdi, presidente dell’Enpa di Parma, ha scritto al comando provinciale carabinieri, al comando polizia municipale di Parma, al direttore del dipartimento Scienze medico veterinarie dell’Università di Parma, al sindaco di Parma Federico Pizzarotti chiedendo a tutti di sostenere l’appello che le associazioni hanno rivolto alla Regione e dare un servizio ai cittadini.

«I selvatici restano a morire sulla strada nella totale impotenza delle istituzioni cui la popolazione si rivolge pregando un intervento. Non c’è giorno in cui Enpa, l’associazione Rescue Dogs che per tre anni ha offerto gratuitamente questo servizio, la Provincia, l’Asl, il generoso Pisani docente universitario specializzato nelle cure dei selvatici, la polizia municipale, ma soprattutto i carabinieri, non siano interpellati da chi è testimone di incidenti. Allo stato attuale la situazione è drammatica e lo diverrà sempre più, essendo iniziato il periodo degli amori. Ci sono persone che mi contattano dopo aver atteso ore un soccorso che non arriverà mai, testimoni sconvolti dell’agonia di un animale che nessuno è in grado di recuperare. Nonostante gli impegni quotidiani, sono tantissimi i cittadini che non solo segnalano, ma pure restano sul luogo dell’incidente, cercando telefonicamente chi possa prestare aiuto al povero animale e assistono impotente alla sua agonia. La beffa è che ci sono Cras disposti ad accoglierlo e curarlo. Sempre disponibilissimo è l’Ospedale della Facoltà di Veterinaria, identificato come Cras e aperto h 24. Manca solo un indispensabile anello: chi, con la professionalità richiesta per legge e con mezzo omologato, si occupi del recupero. In Italia abbiamo ottime leggi a tutela degli animali, leggi inesistenti in altri paesi, eppure a Parma i selvatici insanguinano le strade. E restano a morire di una lenta, dolorosa agonia. E pensare che proprio Parma era indicata come modello per il servizio prestato negli anni trascorsi. La Regione ha emesso un bando unico per l’ intero suo territorio, ma non ha considerato che ogni provincia ha la sua storia, i suoi differenti problemi, diversità di territorio, differenziate risorse. Ed è proprio la Regione che ha nel merito la totale responsabilità, essendo sua precisa competenza. Per una serie di situazioni che questa amministrazione non aveva previsto Parma è rimasta scoperta da questo servizio. Non diversamente era successo per la provincia di Piacenza dove gli enti preposti hanno trovato una soluzione. Il grido di Enpa, come il grido di chi assiste inerme alla lenta agonia di un selvatico senza poter far nulla, è un grido di dolore e di rabbia».

Sulla stessa linea anche la Lipu: «E' un tema problematico che si protrae da tempo, sia in termini di mancato sostegno alle attività di soccorso che di identificazione di chi siano, oggi, nella nostra città e provincia, i soggetti preposti a svolgere tale attività. Si tenga conto che la cura della fauna selvatica è un dovere e un onere pubblico, considerato che la fauna rappresenta un patrimonio indisponibile dello Stato, da preservare, proteggere e appunto curare ove si trovi in difficoltà. Il problema riguarda l’Italia intera e riguarda l'Emilia Romagna che ha avviato un percorso per regolamentare e sostenere le attività di cura della fauna selvatica, individuando uno o più soggetti per provincia, seppure riducendo tale sostegno alla sola attività di pronto soccorso, con un buco clamoroso che si crea dopo le cure dei primi giorni. Per la città di Parma, al momento, sembra però non esserci alcun soggetto preposto a tale attività. La Lipu, impegnata con propri centri nelle provincie di Bologna, Reggio Emilia e Ferrara, non dispone di un centro recupero. L’importante presenza della Lipu a Parma è relativa, oltre che alla pur attiva delegazione cittadina, alla sede nazionale dell’associazione, composta da uffici tecnico-amministrativi e dunque priva di strutture idonee e persino di autorizzazione necessaria al ricovero di animali selvatici in difficoltà. A dire il vero, mai, in passato, tali uffici si sono sottratti, pur tra difficoltà tecniche immaginabili, all’accoglienza degli uccelli selvatici rinvenuti in difficoltà, trasferendoli quotidianamente al Centro di recupero Lipu di Reggio Emilia. E però, tale attività, anche alla luce dei criteri stabiliti dalla recente regolamentazione regionale, non può più essere svolta. E’ dunque necessario, per la tutela degli animali selvatici e per il rispetto dei cittadini che intendono dar loro una mano, che le autorità competenti indichino le modalità ed i soggetti preposti a tale lavoro nella città e nella provincia di Parma». «Abbiamo scritto alla Regione, al Comune e all’Asl - dichiara Mario Pedrelli, delegato della Lipu per Parma e Regione - facendo presente la necessità e l’urgenza di chiarezza sul tema, in modo che anche i nostri volontari e operatori possano dare adeguata informazione alle crescenti richieste da parte dei cittadini di Parma che rinvengono animali in difficoltà, spesso anche di specie importanti. Chi si prende cura di questi animali?». «Abbiamo elaborato - aggiunge Danilo Selvaggi, direttore generale della Lipu - una proposta di legge nazionale, già presentata in Parlamento, per dare maggiore forza e chiarezza al tema della cura della fauna. Quanto alla Regione, apprezziamo lo sforzo fatto in questi mesi ma è necessario correggere il clamoroso buco della normativa. Secondo la legge, davvero incomprensibile, la Regione può sostenere il primo soccorso agli animali, non le cure successive e la riabilitazione».

L'associazione Rescue Dogs

Per supportare il passaggio di competenze tra i due enti, nel mese di ottobre 2016, la Regione aveva messo a bilancio 200mila euro per le convenzioni con 9 Cras e 5 organizzazioni di volontariato, mentre per il 2017 sono stati stanziati 300mila euro che dovrebbero coprire i costi di recupero e cura degli animali feriti.

Una cifra che, divisa per le nove province, si traduce in circa trentamila euro per il parmense: pochi sia secondo chi presta le cure agli animali recuperati che per chi materialmente si occupava di rispondere alle chiamate mettendosi in strada a qualsiasi ora del giorno e della notte.

«Ci hanno proposto un rimborso chilometrico che non copre neanche le spese vive del recupero - ha spiegato Jair Zurolo, responsabile dell’associazione Rescue Dogs che fino al 31 dicembre scorso svolgeva il servizio per la Provincia -. In tutta la regione sono otto le associazioni che garantiscono la copertura continua del servizio mentre tra i Cras solo l’Università di Parma ha l’h24 e, in orario notturno, apre solo ai soggetti autorizzati. Non abbiamo partecipato al bando perché ci sembra che l’impegno non venga riconosciuto economicamente in maniera equa e ci sembra diventata più una faccenda politica che un servizio ai cittadini orientato al benessere degli animali. Se non ci fossero stati fondi, avremmo continuato a fare i recuperi gratuitamente: visto che ora i soldi ci sono, ci sentiamo presi in giro».

Ed è qui che, per i cittadini, si crea il problema principale perché ad oggi, nel parmense, solo Rescue Dogs risponde ai requisiti richiesti dal Ministero della Salute per essere in regola e, nel frattempo, il servizio di recupero non è accessibile.

Il soccorso agli animali feriti o incidentati, che siano d’affezione o selvatici, è però un obbligo dettato dalla legge 120 del 29 luglio 2010 ma è più facile a dirsi che a farsi e chi si trova ad avere a che fare con un animale selvatico ferito tenta persino con il centralino del servizio veterinario dell’Ausl. Anche in questo caso però, dall’altro capo del telefono, la risposta non può che essere negativa.

«Negli anni scorsi la Provincia aveva promosso una convenzione cui aderivano Ausl, Università – Ospedale didattico del Dipartimento Scienze veterinarie, e l’associazione di volontariato Rescue Dogs. L’Ausl aveva messo a disposizione il numero del suo centralino per gestire il servizio di recupero della fauna selvatica in difficoltà - ha ricordato Mauro Cavalca, direttore del Servizio di Sanità Animale dell’Ausl di Parma -. Per anni ci siamo spesi per far funzionare le cose al meglio, mettendo anche a disposizione il veterinario di turno per affiancare, in caso di necessità, chi si occupava del recupero e per indirizzare gli animali più gravi all’Ospedale didattico del Dipartimento Scienze veterinarie, per la stabilizzazione clinica e un eventuale successivo rilascio in natura, dopo conferimento a un Cras autorizzato. Dal 1 gennaio la convenzione è scaduta e la competenza sul soccorso agli animali selvatici è passata alla Regione Emilia Romagna. L’associazione che fino ad allora aveva effettuato la cattura e il trasporto dei selvatici feriti ha deciso di non rispondere al bando, lasciando di fatto scoperto un tassello importante dell’ingranaggio. In questo momento, trovare personale che svolga il recupero e il trasporto è responsabilità della Regione, ma se nel parmense nessuno ha risposto al bando vuol dire che le condizioni proposte non sono state ritenute soddisfacenti».

Anche se il servizio di recupero e cura dei selvatici feriti o in difficoltà non rientra tra le prestazioni comprese nei livelli essenziali di assistenza, l’Ausl ha comunque l’obbligo di vigilare sull’attivazione dei protocolli riguardanti la salute e il benessere degli animali e l’igiene urbana veterinaria da parte degli Enti preposti.

«Nei giorni scorsi mi sono confrontato con il comandante provinciale del Corpo Forestale per valutare l’opportunità di far partire una segnalazione alla Regione per la mancata erogazione del servizio» ha concluso Cavalca.

L'assessore regionale Caselli

«La competenza sulla fauna selvatica, prima in capo alle Province, è tornata alla Regione con l’ultima riforma approvata in seguito all’applicazione della legge Delrio. In particolare, la Regione si occupa della programmazione e, dal 2016, anche della gestione faunistica e venatoria - ha riepilogato l’assessore all’agricoltura Simona Caselli -. L’Emilia-Romagna nel febbraio scorso ha approvato criteri, omogenei per tutto il territorio, per la stipula delle nuove convenzioni per la raccolta, il trasporto e il primo soccorso della fauna selvatica ferita e in difficoltà, rivolta alle associazioni del volontariato. Sono stati poi pubblicati gli avvisi per le manifestazioni di interesse da parte dei Cras (i Centri di raccolta degli animali selvatici) e delle realtà locali del volontariato, iscritte nell’Albo regionale delle associazioni che svolgono queste attività. Il bando metteva a disposizione 300 mila euro, destinati al rimborso dei costi di trasporto e dei primi 7 giorni di cure veterinarie, e prevedeva la stipula di un’unica convenzione per ogni provincia con tutti i soggetti interessati e disponibili sul territorio».

«Mentre per le altre province della regione sono arrivate manifestazioni d’interesse da parte di Cras e associazioni e si sta ora procedendo al perfezionamento ed alla firma delle convenzioni, dal territorio di Parma non è pervenuta alcuna manifestazione d’interesse per le attività di recupero nonostante siano stati coinvolti e sollecitati tutti i soggetti che hanno in precedenza svolto questa attività – ha sottolineato la Caselli -. Con gli uffici stiamo cercando di trovare una soluzione a questa mancata risposta da parte del territorio. Al momento, per quanto riguarda gli uccelli, esiste un Cras autorizzato (“Le civette”) che si occupa di tale fauna accogliendola nella sede del Parco dello Stirone, pur non avendo partecipato al bando regionale. Per il problema più complesso, riguardante in particolare il recupero degli ungulati, come Regione intendiamo attivare una nuova chiamata, specifica per la provincia di Parma, con gli stessi criteri applicati per gli altri territori».