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REPORTAGE

La guerra delle cipolle nella sfida per l'Eliseo

di Luca Pelagatti -

26 aprile 2017, 15:53

La guerra delle cipolle nella sfida per l'Eliseo

Basterà una cipolla per conquistare la Bastiglia? Lo sapremo solo tra undici giorni. Intanto però Marine, che volle farsi Marianne, si gioca il tutto per tutto. E «à la guerre comme à la guerre»: anche la cipolla può servire per far piangere Macron. «Basta cipolle importate – ha infatti tuonato la Le Pen ieri durante un comizio sul Pas de Calais -. Quando sarò presidente bloccherò l'import di prodotti stranieri, aiuterò la filiera francese e i produttori locali». Cipolle e buoi dei paesi tuoi, si potrebbe tradurre sbeffeggiandola. Ma qui a Parigi, nel ventesimo arrondissement o nella banlieue, i luoghi dove il Front National non passa e dove anche nel giorno della disfatta la sinistra ha retto nonostante tutto, nessuno scherza. E soprattutto nessuno sottovaluta la sfida. «La sinistra ha fallito», sancisce Mohamed, taxista fieramente magrebino nel nome e nelle scelte. Uno per cui la Le Pen si riduce in un ghigno tutto parigino: «puah». «Restano questi due adesso – continua Mohammed – e la distanza di voti tra i candidati è davvero piccola. Basterebbe poco per farla vincere». Il taxista lo teme, Marine lo spera. E cerca voti dove può trovarli. Come nelle campagne, appunto. Le città, Parigi in testa hanno votato e voteranno ancora Macron.

Ma il paese rurale, baguette, burro e vin du pays, punta su Marine. Non è un caso: è tra i villaggi e i pascoli che la popolazione ha sperimentato in questi anni il declino delle speranze e l'assopirsi delle prospettive azzoppate dal grande nemico: l'euro. O se preferite: l'Europa. Quella che secondo la vulgata di Marine riempie la vita di divieti e impone di importare le cipolle foreste. Ecco perché la Le Pen oggi rilancia la campagna elettorale partendo dagli ortaggi. Non sono vegetali: qui si dibatte di un futuro promesso a chi si sente sconfitto. Macron, che festeggia alla Rotonde con i «bobo» in camicia bianca strizza l'occhio a chi ce l'ha fatta. Marine ammicca a chi si sente lasciato indietro. Poi, con un colpo di teatro si rivolge anche agli altri, gli indecisi, i perplessi, rinunciando persino al cognome ingombrante Le Pen. «Chiamatemi solo Marina», sembra dire. «Ma votatemi». Un appello sottotraccia che fa breccia anche tra chi al Front National mai avrebbe dato il voto: «Non so cosa farò», allarga le braccia Etienne, titolare di un locale trendy che smazza «croque monsieur« agli impiegati del IX arrondissement. «Tra l’uno e l’altro non vorrei votare nessuno. E forse mi asterrò».
Ora, tra l'Eliseo e la Casa Bianca c'è una bella differenza e la Normandia non è il Vermont. Ma anche un certo Donald, non molto tempo fa, veniva dato per sconfitto in partenza. Poi ha inanellato gaffe, offeso il politicamente corretto. E ha vinto. Marine è bionda e non ha il buffo casco carota di Trump. Ma un punto in comune c’è: la Le Pen è una macchina da guerra che annusa il vento. E da qualche ora, chissà come mai, anche nei grands boulevard di Parigi si sente aleggiare un leggero afrore di cipolle…
lpelagatti@gazzettadiparma.net