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IL CASO

Manno a Istanbul: ambasciatore di legalità

26 aprile 2017, 07:00

Manno a Istanbul: ambasciatore di legalità

Katia Golini

«Parma entra a pieno titolo tra le città ambasciatrici dei diritti umani nel mondo». Parola di Ettore Manno. Reduce da un viaggio in Turchia, è pronto a raccontare la sua trasferta in veste di garante della libertà e del diritto alla giustizia giusta. Concetti scontati in democrazia, del tutto insignificanti per altri sistemi politici.

Dipendente dell'Azienda sanitaria locale e militante politico da sempre (è candidato alla carica di sindaco per il Pci, dopo anni e anni in consiglio comunale) Manno ha iniziato una nuova vita. Dopo la pensione, con una laurea magistrale in Giurisprudenza in tasca, si dedica a varie attività tra cui l'insegnamento di Diritto del lavoro a Medicina, grazie a un incarico a contratto per l'Università di Parma, e organizza seminari di approfondimento del diritto del lavoro nelle scuole superiori cittadine. «Di diritti umani, però, mi sono sempre occupato. E ho costruito una rete ampia anche fuori dai confini nazionali» sottolinea fiero.

Procuratore legale abilitato, Manno è stato chiamato a far parte, rappresentante dell'Agap (Associazione giovani giuristi di Parma), del team di osservatori europei entrati nel palazzo di giustizia di Istanbul per assistere come garanti al processo a due avvocati curdi, Ramazan Demir e Ayse Acinikli, imputati per aver difeso alcuni contestatori del regime di Erdogan e i loro familiari (tutti accusati di essere fiancheggiatori del terrorismo).

L'iniziativa è stata promossa da un pool di avvocati francesi (associazione Défense sans frontière-Avocats solidaires), olandesi e italiani (Associazione giuristi democratici, Istituto forense per la difesa dei diritti umani di Napoli e Agap).

«L'obiettivo della missione - spiega Manno - era molteplice. Innanzi tutto dimostrare solidarietà ai colleghi avvocati turchi e essere testimoni diretti del corretto svolgimento del processo. L'iniziativa è stata promossa in difesa dei principi fondamentali della professione legale e per sostenere la libertà e il diritto di difendersi. Ramazan e Ayse sono stati arrestati per aver accettato l'incarico di difendere in aula alcuni manifestanti anti-regime e i loro familiari. Entrambi sono stati arrestati in aprile e liberati in novembre del 2016, ma ancora non sono stati scagionati, tanto che lo scorso 20 aprile si è tenuta la seconda udienza, quella a cui ho partecipato con gli altri delegati, di un processo iniziato a novembre scorso e non ancora concluso».

Entrambi gli imputati hanno altri “vizi” agli occhi dei sistema politico turco. «Fanno parte - riprende Manno - dell'associazione degli Avvocati per la libertà (Ohd) che milita a favore di una giustizia indipendente, per la libertà, per il rispetto delle leggi e dei trattati internazionali che la Turchia ha sottoscritto, per denunciare i malfunzionamenti della giustizia turca, le condizioni disumane di detenzione, i massacri della popolazione civile, le violenze e gli attentati alla dignità umana e contro la repressione sistematica del popolo curdo. Tutti obiettivi malvisti dal regime imposto da Erdogan. A Ramazan, tra l'altro, viene rivolta l'accusa di aver fatto propaganda terroristica e di aver diffuso su Facebook informazioni sulla violazione dei diritti umani in Turchia e di aver denunciato in un'assemblea pubblica presunte speculazioni edilizie».

La missione partita dall'Europa ha avuto ovviamente il supporto dell'Ordine degli avvocati turchi: «Prima dell'inizio dell'udienza siamo stati ricevuti dal presidente dell'Ordine che ci ha messo a disposizione un interprete turco per permetterci di seguire le tappe della discussione in ogni dettaglio. Nel frattempo, nell'atrio del tribunale, si è svolta una manifestazione di solidarietà».

Dopo il referendum costituzionale di dieci giorni fa, che affida a Erdogan poteri praticamente assoluti, i dissidenti saranno sempre più presi di mira. «L'importanza e il valore di questa spedizione consiste proprio in questo: rompere l'isolamento del popolo turco e ridare speranza a chi ancora si batte per la libertà nonostante la repressione politica. Gli intellettuali turchi - continua Manno - hanno sempre più paura di parlare con gli stranieri. Il regime sta controllando la compatibilità di ogni singolo cittadino con il nuovo assetto politico. I diritti umani devono essere difesi e sorvegliati continuamente. Non vanno mai dati per scontati ed è nostro compito contribuire a dare la speranza che possano essere salvaguardati in ogni angolo della terra».

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