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AL REGIO

De Andrè, Cristiano canta Fabrizio

27 aprile 2017, 07:00

De Andrè, Cristiano canta Fabrizio

Claudia Cattani

«De Andrè canta De Andrè”: uno spettacolo che non ha bisogno di presentazioni, e che ha suscitato nel pubblico, fin dalla sua prima edizione (2009, alla quale è seguito il “volume 2” nel 2010) emozioni, ricordi e brividi più che mai vivi. Lo sguardo particolare del figlio sull'epica eredità del padre, ma anche una sfida artistica e la chiusura di un cerchio che si è talvolta trasformato in una spirale. Per capire meglio quest'avventura ce la siamo fatti raccontare da Cristiano De Andrè, che salirà sul palco del Teatro Regio stasera alle 21 (info biglietti Arci/Caos 0521/706214).

«Innanzi tutto - esordisce il cantautore genovese - suonare in un teatro tanto importante come il Regio è per me una grande emozione, tra l'altro a Parma ho diversi amici affezionati e per me è un punto di riferimento. Ho preparato un nuovo repertorio di quindici canzoni che avranno come filo conduttore una sorta di grido contro la guerra».

Quindi possiamo aspettarci un messaggio anche politico da questo concerto?

«No, non esattamente politico, ma sicuramente una scelta ben precisa di canzoni contro
la guerra e i poteri forti che ci condizionano. Naturalmente però ci sarà spazio anche per l'amore, perché nella storia di mio padre amore e guerra sono sempre andati di pari passo».

Questo è il terzo capitolo di De Andrè canta De Andrè.

«Sì, sarà poi racchiuso in un album live e tra qualche mese uscirà un cofanetto con i tre repertori”.

Hai dichiarato che ci sono alcuni brani, come “La guerra di Piero” o “La canzone di Marinella”, che non usciranno mai dal tuo repertorio. Ma c'è un brano scritto da tuo padre che tu non canteresti mai?

«No, assolutamente. Non metto limiti a questa idea di far rivivere le sue canzoni, ora ne ho scelte quindici ma sicuramente potrei continuare perché l'obbiettivo è portarlo ovunque. Sarebbe la mia vittoria più grande».

Hai detto che il tuo scopo è far avvicinare i giovani ai brani di tuo padre. Hai dei riferimenti nella musica contemporanea?

«Sicuramente i miei riferimenti principali sono la World Music e gli anni Settanta, ma mi piacciono anche i Coldplay e i Radiohead. Per questi concerti comunque mi baso sulla collaborazione con i musicisti che mi accompagnano da una decina d'anni ed è con loro che scriviamo gli arrangiamenti”.

Circa un anno fa hai svelato molto di te stesso e del rapporto con i tuoi familiari con l'autobiografia “La versione di C.”. Alla luce del tuo racconto mi chiedo se è possibile l'aspetto emotivo e quello artistico in un progetto come questo?

«No, le due cose sono connesse, l'emozione del momento in cui canto si trasmette sul palco ed è sempre presente quando affronto certi argomenti, che sia attraverso un libro o una canzone”.

E nel momento in cui il concerto sta per iniziare e tu sei lì, da solo con le canzoni di tuo padre, quale componente emotiva prevale?

«Sicuramente la felicità di quello che sto per fare, perchè sento l'affetto della gente ancor prima di iniziare a suonare e questo mi dà calma e tranquillità».

De Andrè è considerato un autentico poeta. Che idea ti sei fatto del Nobel per la Letteratura a Bob Dylan? «Mi è sembrata una cosa buona e giusta perché Dylan ha davvero cambiato la letteratura nel mondo, è un grande scrittore e poeta».

Quando sentiremo o leggeremo ancora ancora qualcosa di tuo? “Per il 2018 ho in cantiere un album e forse anche un libro, probabilmente un romanzo”.

Se non potessi essere sul palco, dove saresti?

«Sicuramente in Sardegna, a casa mia, davanti al mare”.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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