Sei in Archivio bozze

SACERDOTE

Don Ubaldo, da Tabiano alla Siberia

27 aprile 2017, 07:00

Don Ubaldo, da Tabiano alla Siberia

Simona Gonzi

Ha da poco festeggiato i suoi venticinque anni di sacerdozio don Ubaldo Orlandelli, il tabianese che a undici anni mise due magliette in una borsa e uscì di nascosto dalla porta di casa per seguire il suo cammino, diventare prete. E forse non immaginava di arrivare tanto lontano, fino a Novosibirsk in Siberia, a centinaia di chilometri dall'albergo di Tabiano dove i suoi genitori avevano pensato il futuro dei loro figli. Un cameriere, però, lo aveva visto uscire e avvertì la nonna. Il padre lo trovò: era a metà strada dal seminario di Fidenza e a metà di un profondo percorso che stava solcando la sua anima. «A nove anni ho iniziato a chiedermi che senso avesse la vita – racconta Ubaldo colorando le parole con l'entusiasmo del suo sorriso – a undici la risposta: il senso della vita è amare e l'ho trovata nella religione cattolica che insegna l'amore anche per i tuoi nemici. Avevo chiesto ai miei genitori se potevo andare in seminario, mi dissero di no. Per questo scappai. Mio padre mi venne a prendere e mi riportò a casa. Seguì una riunione di famiglia e i miei genitori, preoccupatissimi, mi chiesero perché ero scappato e se mi avevano fatto qualcosa di male. Rispondevo che volevo andare in seminario per aiutare gli altri. Insistevano dicendomi che avrei potuto farlo sposandomi e facendo soldi. Alla fine raggiungemmo l'accordo che fino a diciotto anni non mi sarei mosso da qui». Dopo la scuola media Ubaldo frequenta l'alberghiera e si appassiona allo sport, diventando istruttore di atletica. Tutti i giorni andava in comune per chiedere un terreno al sindaco: voleva fondare una squadra di calcio e dopo due anni anche Tabiano ebbe il suo campo e la sua squadra. Nel frattempo incontrava gli amici e conosceva anche tante ragazze fino a trovare lei, quella con cui pensare al matrimonio e a una famiglia. «Andammo da Don Mario - il parroco di Castione – per la preparazione al matrimonio e dopo qualche incontro lui mi chiese se avessi mai pensato di farmi prete». Ci aveva pensato. Ci pensava da quando era soltanto un bambino e decise che quello era il momento di ritornare sul sentiero della verità del suo cuore. «Quando dissi a mia madre che volevo entrare in seminario pianse tre giorni, la sentivo anche la notte dalla mia stanza – ricorda Ubaldo -. Mio padre mi disse “Eh, comodo… mi sputi in faccia tutti i sacrifici della mia vita”. Smisi di parlargli per molto tempo». Don Massimo Camisasca, uno dei primi allievi di don Giussani e rettore del seminario di don Ubaldo, aveva deciso di mandarlo a Novosibirsk insieme ad altri due preti della Fraternità San Carlo Borromeo e il giorno della sua ordinazione disse che per i sacrifici che fanno anche i genitori dei missionari vanno in missione. Tornato a Tabiano per la prima messa, don Ubaldo fu accolto da tutto il paese. Un corteo di auto e moto lo accompagnò fino alla chiesa: davanti c'erano i ragazzi della squadra di calcio fondata e allenata da lui qualche anno prima. La festa riuscì a sciogliere il silenzio dei suoi genitori. «Proprio quel giorno mia madre mi disse “come il giorno più triste della mia vita è stato quando sei entrato in seminario, oggi è il più bello perché ti vedo felice”. Era il 1992 ero già stato in Siberia per un anno come diacono in aiuto al vescovo. Subito dopo, la partenza per tornare là e raggiungere il villaggio di Palavinnoje come prete. Quel giorno non sapevo chi e cosa avrei trovato, Giovanni Paolo II aveva detto di cercare i dissidenti sopravvissuti. Ero lì per quello. Da solo e senza punti di riferimento chiesi alla gente se in paese c'era qualcuno che pregava .Un uomo mi rispose se ero matto, che lì erano tutti atei. – racconta illuminando lo sguardo con la stessa determinazione di allora –. Dovetti camminare ancora per un po', un'ora e mezzo, finché raggiunsi una casa e una vecchina che, aprendomi la porta, mi domandò notizie sua mia moglie. Io sbottai dicendo che ero un prete cattolico e che noi non ci sposiamo. Alla vecchietta brillarono gli occhi, dicendo che ero uno dei loro. Chiedere notizie sulla moglie era un modo che la gente russa usava per smascherare i membri del Kgb». Don Ubaldo fonda poi la parrocchia del paese, quella della città universitaria diventando responsabile Costruzioni della diocesi, responsabile dei rapporti tra Chiesa e Stato e infine direttore della Caritas e console onorario italiano. A Novosibirsk costruisce una casa d'accoglienza per bambini orfani che lo chiamano papà. Sedici anni in Siberia dove Ubaldo con gli altri preti della Fraternità ricostruisce la chiesa in Russia. Poi il ritorno in Italia. Accompagna l'incontro tra Papa Benedetto XVI e il presidente russo Medvedev come traduttore, segue molti progetti in varie città, oggi a Pescara come cappellano della Fondazione Camillo De Lellis. Porta avanti la sua missione con la fede, la volontà di sempre e le sue radici nel cuore. «Il prete deve togliere l'odio dalla gente, spostarlo su di sé per guarire il male affinché le persone possano trovare Dio. Questa è la mia missione da venticinque anni. Tabiano è sempre con me e si esprime anche oggi nel mio contributo al progetto della Fondazione che persegue il benessere della persona nella sua integrità, favorendo integrazione e ricerca medico-scientifica nel campo della medicina convenzionale e non. Un'inclinazione che ho assorbito qua, tra le acque delle terme. E dove torno, appena posso, a trovare e aiutare mio fratello con l'attività in albergo».

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Abbonati per leggere l'articolo integrale pubblicato sulla Gazzetta di Parma in edicola e accedere alle altre notizie esclusive del giornale di oggi

Costo: 6€/mese

Se sei già un utente abbonato a Gweb+

L'abbonamento a Gweb+ consente l'accesso alla versione integrale degli articoli più interessanti del quotidiano oggi in edicola.Il costo è di solo 6 euro al mese Iva inclusa (invece di €8) utilizzando come modalità di pagamento PayPal