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Stazione

Quei tombini instabili che tolgono il sonno

27 aprile 2017, 07:01

Chiara Pozzati

Dopo anni di polvere e rabbia, il peggio non è ancora passato. I residenti di via Alessandria, via Giovanni Falcone e via Villa Sant'Angelo se la devono vedere con i «tombini fucilata». Così gli abitanti del dietro le quinte della stazione hanno ribattezzato le chiusure dei pozzetti fognari «che traballano ad ogni passo, figuriamoci quando le auto passano giorno e notte».

A farci da cicerone è il «Comitato per la sopravvivenza in stazione», per l'appunto, nato ai tempi della maxi riqualificazione e che oggi torna ad alzare la voce. «Ogni volta che un'auto, un taxi o un pullman ci passa sopra, l'effetto è quello della schioppettata. Succede di giorno, figuriamoci di notte quando il rimbombo cresce», spiega il presidente del sodalizio, Giuseppe Piccioni. Già questo spicchio di città è stordito e assordato dai rumori cittadini, legati soprattutto al via-vai ferroviario, «ma qui stiamo perdendo davvero il senso della realtà».

Il comitato ha provato più volte ad accendere i riflettori su questo problema: «Abbiamo chiamato e mandato email a Stu Stazione e al Comune da circa un anno a questa parte, ma non è servito a nulla – spiegano ancora i componenti dell'associazione –. O meglio, fintanto che l'impresa esecutrice stava effettuando i lavori erano loro a occuparsi di tamponare i tombini. Da quando l'intervento è giunto a conclusione e l'area è passata in uso al Comune, non abbiamo più sentito nulla». Una grana, quella della tombinatura, «che abbiamo ravvisato subito – assicurano ancora gli abitanti –. E anche questo aspetto ci lascia sconvolti: perché vuol dire che, probabilmente, fin dal principio sono stati interrati in maniera scorretta». In effetti basta la pressione di una mano per farli «sobbalzare», figuriamoci il peso di quattro ruote.

Un capitolo a parte è poi quello legato alla sicurezza: «Alcune di queste grate sono state affossate dal passaggio di mezzi pesanti, creando dei dislivelli nell'asfalto. È pericoloso soprattutto per le biciclette e per gli scooter che abitualmente passano di lì». Dunque oltre al rumore insopportabile, «esiste un concreto rischio per chi viaggia su queste strade».

Ecco perché da quasi un anno ognuno ha tentato di «difendersi» come ha potuto: ovviamente, ciascuno a modo proprio. «C'è chi ha dovuto cambiare i vetri alle finestre, applicando un doppio strato – conferma il sodalizio –. Ma ovviare con l'arrivo della bella stagione il problema si amplifica. Con il caldo siamo costretti a tenere aperto ed è chiaro che sentiamo i rumori ancor più forti».

E c'è anche chi, sottoposto ad anni di cantiere, ha pagato a caro prezzo lo stress: «Ci sono persone che hanno fatto le valigie e altre che hanno manifestato problemi di salute. Non si può andare avanti così».

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