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Noceto

L'appello: «Salviamo l'oratorio di San Lazzaro»

28 aprile 2017, 07:00

L'appello: «Salviamo l'oratorio di San Lazzaro»

Mariagrazia Manghi

È un gioiello che stiamo perdendo; un affresco vivo e prezioso, testimone del tempo, un segno concreto della storia, costruito per rispondere alle esigenze dei pellegrini in cammino sulla Via Francigena.

Del piccolo Oratorio di San Lazzaro a Noceto, in campagna a pochi metri dalla strada, si parla già in una nota del 1354 conservata nell'Archivio della Curia vescovile di Parma.

L'appellativo usato è «Sancti Lazari de la bocata» evidente volgarizzazione di origine germanica del latino medievale «boscus» riferito alla zona che, sulle mappe antiche e nei detti popolari era indicata come «Boscone» o «Boschi di San Lazzaro».

Un po' nascosto, ai margini di una strada tranquilla un tempo ben più frequentata che dalla Pedemontana conduce verso la frazione di Cella, l'Oratorio di San Lazzaro mostra, pur nell'evidenza della sua fragilità, i segni di un'armoniosa, misurata bellezza.

L'esterno puntellato con rinforzi per sostenere e assicurare la struttura, alcune crepe profonde che evidenziano il cedimento delle fondamenta e gli intonaci che hanno coperto gli affreschi originali non hanno però intaccato il valore storico e architettonico e il fascino della chiesetta eretta molto probabilmente dai monaci benedettini della congregazione di Vallombrosa che si occupavano della struttura assistenziale che sorgeva attigua e che oggi è un grande fabbricato rustico.

In questo ospedale venivano curati lebbrosi e pellegrini. Dopo il Concilio di Trento, nel periodo in cui si andavano disegnando i nuovi confini parrocchiali la competenza passò dal pievato di Fornovo a quello di Noceto e la proprietà venne verso l'inizio del Seicento venduta ai privati insieme all'ospedale e al convento.

Da questo momento la storia dell'antico oratorio è legata al complesso colonico e all'annessa tenuta, anche se l'edificio liturgico semi pubblico non ha mai cessato il suo servizio religioso.

Piccolo, ma di buone proporzioni ha una classica forma a capanna con il tetto a due spioventi, una navata e una bella abside semicircolare di stile francese realizzata con mattoni fatti a mano probabilmente in una fornace del posto.

Due monofore che davano luce all'altare, oggi tamponate in muratura, rivelano lo stile tardo romanico.

In facciata presenta quattro lesene e due formelle in cotto dove le lettere «S» e «L» ancora ben visibili identificano l'Ordine di San Lazzaro di Gerusalemme. L'originale ingresso laterale attraverso una piccola porta conferma la datazione dell'impianto.

All'interno, allo spazio raccolto e misurato che esprime la pura religiosità medievale è stata aggiunta nel XVIII secolo una grande cappella laterale nella quale è collocata la statua di San Lazzaro a cui è dedicata la chiesa.

«Questo oratorio meriterebbe un intervento radicale di ristrutturazione e conservazione, oneroso per i privati - conferma l'ingegnere Simone Torri che accompagna la visita - sono necessarie operazioni mirate sulle fondamenta, la tessitura muraria e la copertura e che rispettino le caratteristiche architettoniche del tempo».

Soluzioni però decisamente alla portata di istituzioni e fondazioni pubbliche e private a cui si appella Gianluca Ancorati, studioso e ricercatore di storia locale: «La chiesetta di San Lazzaro ha visto il passaggio dei pellegrini della Via Francigena: li ha accolti e curati. L'Oratorio è testimonianza viva della nostra storia, un patrimonio di ricchezza che tutti noi, cittadini e istituzioni, siamo chiamati a difendere e conservare».

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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