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Parmacotto, previsti 60 milioni di ricavi

28 aprile 2017, 07:00

Parmacotto, previsti 60 milioni di ricavi

Patrizia Ginepri

Prosegue a pieno ritmo la marcia di Parmacotto. Anche in sede di appello il concordato ha incassato il parere favorevole del tribunale e al tempo stesso i risultati del primo trimestre, nonché i progetti e il business sono la testimonianza più concreta della bontà del piano di ristrutturazione in atto, numeri che vanno ben oltre le stime e le aspettative.

Non possono che essere soddisfatti gli amministratori dell'azienda, ovvero i componenti dell'attuale Cda formato dal presidente Andrea Foschi, dall'amministratore delegato Andrea Schivazappa e da Gianni Scognamiglio entrato nel board della società nel marzo scorso: un nuovo consigliere che ha alle spalle una ventennale esperienza nel settore.

Ma veniamo alla fotografia attuale di Parmacotto. «Nei primi tre mesi del 2017 abbiamo raggiunto un Ebitda del 10%, mentre il fatturato sale del 15% rispetto allo stesso periodo del 2016 - premette Schivazappa -. La previsione è di superare quest'anno i 60 milioni a ricavi netti, con oltre 7 milioni di chili di prodotto venduto». Per questo trend di crescita, che va oltre la media del mercato, ci sono le condizioni giuste: la presenza consolidata nella sede di Marano dopo che è stato chiuso l'accordo con la società di leasing (l'azienda è operativa a Parma e a San Vitale Baganza ndr) e la crescita dei volumi dei prodotti in vaschetta, molto superiore rispetto a quanto prevedeva il piano industriale. E' il segno che le scelte messe in campo fin qui vanno nella giusta direzione. «Partendo da un marchio forte come Parmacotto, che ha un grande appeal anche a livello internazionale- spiega Foschi - abbiamo focalizzato il piano industriale sull'alta gamma di prodotti e sullo stile del packaging. Un piano non può basarsi solo su tagli e ristrutturazione dei costi, ma deve essere proiettato in avanti, sostenuto da nuove idee e strategie mirate».

Ad esempio, la scelta «di concentrare la produzione sul core business dei prosciutti cotti - sottolinea Schivazappa - e di incrementare il settore degli arrosti. Grazie a un team aziendale coeso e all'impegno encomiabile di tutti i lavoratori i risultati stanno migliorando tutti gli obiettivi prefissati per i 5 anni del piano, ovvero dal 2016 al 2021».

La rinascita ha dunque preso forma. «Fanno piacere - assicura Foschi - le notizie di numerosi interessamenti nei confronti di Parmacotto, ma la società va avanti con il suo piano e la sua compagine societaria, a dimostrazione di un'attività che sta pagando e che, non dimentichiamo, continua a dare lavoro a 150 lavoratori diretti e a oltre 200 indiretti».

Non mancano, naturalmente, le novità di prodotto. Oltre ai prosciutti cotti interi «C'era una volta» e «N°5», verranno presentati nel mese di maggio tre nuovi prodotti in vaschetta, destinati alla grande distribuzione: l'affettato di «Cera una volta», il tacchino in una nuova versione, carne nazionale del tutto naturale e infine «Parmarrosto», un brand già depositato e ora recuperato per l'arrosto in vaschetta che andrà a coprire il mercato dei secondi piatti».

Parmacotto ha preso parte al salone internazionale Cibus Connect, che si è tenuto di recente alle Fiere di Parma, «un'opportunità per avviare contatti con buyer stranieri e proprio il grande mercato estero «è un altro canale che si sta muovendo in maniera significativa - assicura Foschi - tra Unione europea e Stati Uniti. Si stanno riattivando anche clienti che dal momento di massima crisi della società erano rimasti in stand by».

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