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Personaggio

Il «detective» della scultura del mistero

30 aprile 2017, 07:00

Il «detective» della scultura del mistero

Davide Barilli

Una tavola di pietra bianca, spezzata al centro, con le figure del Cristo, della Vergine, di Maria Maddalena e degli altri personaggi della Deposizione della Croce antelamica. Seminascosta da stracci, nel retrobottega del marmista del cimitero di Saint Germain- en-Laye, una cittadina a un tiro di schioppo da Parigi. Una copia perfetta del capolavoro in marmo rosso di Benedetto Antelami, custodito nel transetto destro del Duomo di Parma, finita chissà attraverso quali strade del destino e della Storia in Francia. Un mistero di pietra diventato un'ossessione, un'indagine a caccia della verità nascosta fra i segni antichi di un grande scalpellino, lungo i viaggi oltr'alpe di un'opera d'arte senza precedenti. Il particolarissimo «detective» è Romano Ferrari, nato a Fidenza, studente a Parma al Melloni. Poi la Cattolica e la Bocconi. Una vita nel settore industriale di grandi multinazionali del settore chimico farmaceutico. Direttore generale, amministratore delegato, presidente di società. Ha vissuto in sei Paesi, tra cui Spagna, Inghilterra, Germania, Stati Uniti e, appunto, Francia dove ora vive, concedendosi lunghi soggiorni in Italia e negli Usa. Sposato, padre di tre figli e nonno di sette nipoti. Dal 2014 è presidente di FAI France, associazione francese collegata al FAI. Ferrari, da molto tempo risiede in Francia, vicino Parigi, a Saint-Germain-en-Laye. Ed è qui che un giorno, visitando la  vecchia chiesa parrocchiale, rimane colpito nel vedere un bassorilievo identico alla  deposizione di Benedetto Antelami, il capolavoro che adorna la nostra cattedrale e che aveva avuto sotto gli occhi durante tutti gli anni trascorsi a Parma. Emblema del passaggio dall'arte romanica a quella gotica, di cui pare l'artista abbia subito l'influenza nei suoi lunghi soggiorni in Provenza e in Francia, ecco la rivelazione di quel «doppio» di cui pochi erano a conoscenza. Inizia a indagare: chiede al parroco, risale a un oscuro marmista che, nel 1800, avrebbe portato dall'Italia la pietra per regalarla alla Chiesa. Un «giallo» scavato nei secoli, caratterizzato più da domande che da risposte. Per Ferrari diventa un chiodo fisso, una sfida a caccia della ricerca della verità che si nasconde dietro l'opera. «Quando l'ho vista per la prima volta era in una cappella della chiesa ed è stato un colpo al cuore». Dentro ai suoi occhi la madelaine proustiana, l'illuminazione, prende la forma di quel blocco di pietra bianca che lo riporta a quando, ragazzo, andava a scoprire le bellezze dell'arte parmigiana. «Sono fidentino, ma ho fatto il Melloni a Parma. Dopo l'università alla Cattolica e alla Bocconi, ho girato il mondo. Finchè la vita mi ha portato qui in Francia dove vivo da parecchi anni. Qui a Saint Germain sono venuto a stabilirmi perché c'era un liceo internazionale perfetto per i miei figli». Da quando ha lasciato il lavoro ed è diventato presidente del Fai francese, Romano Ferrari si è dedicato con ancor maggiore passione a quella magica e misteriosa opera di pietra. È quasi una scommessa, la sua. Capire chi è stata la mano che ha scolpito il bassorilievo, capire come è arrivata fin lì. Pochi degli abitanti di Saint Germain-en-Laye, alle porte di Parigi, già sede della corona di Francia tra il XV e il XVII secolo, terra natale del compositore Claude Debussy, sono al corrente che nella loro chiesa parrocchiale si conserva la copia perfetta di un capolavoro dell'arte gotica medievale. Pochi sanno chi era Benedetto Antelami, il grande e misterioso protagonista della scultura e dell'architettura romanica, perché anche quelli che frequentano la chiesa, e sono numerosi, non si avvicinano a quell'opera di notevoli dimensioni, il cui originale si trova nel duomo di Parma. «Nessuno - spiega Ferrari - sa come sia arrivata in Francia e proprio in questa chiesa una scultura che qualcuno considera riuscita meglio dell'originale. Né la scultura né la documentazione e le informazioni raccolte, hanno svelato il mistero: il mistero della Deposizione dalla Croce di Saint Germain-en-Laye, forse è sepolto per sempre nel castello della città».

E' un viaggio lungo i secoli, uno scavallare dal medioevo ai giorni nostri. Nel 1178, a Parma, Benedetto Antelami termina l'altorilievo monumentale in marmo rosso, raffigurante la Deposizione dalla Croce, da collocare sull'ambone del duomo di Parma. Più di ottocento anni dopo, nel 1994, a Saint-Germain-en-Laye, ecco riapparire - nascosta dai secoli, segnata dalle rughe del tempo («grande scultore», come diceva la Yourcenar») una versione o una copia della Deposizione, dimenticata nel retrobottega di un scalpellino. Spezzata in due, è stata ricomposta alla meglio. Come è arrivata fin lì? Chi l'ha fatta? Chi l'ha spezzata in due tronconi? Chi l'ha rimessa assieme? Domande che Ferrari ha ricomposto (tra fantasia e realtà) in un romanzo in cui intreccia ricerche d'archivio e invenzione narrativa. Edito in Francia in versione cartacea («La déposition maudite», pag. 170, euro 14,00), sarà prossimamente pubblicato in Italia per Edizioni il Ciliegio, con il titolo «Mistero nel castello di Saint Germain en Laye». Nel romanzo le vicende si svolgono dal 1170 al 1994 in Italia e Francia. Un affresco di personaggi realmente esistiti (dallo stesso Antelami a Bernardo II conte-vescovo di Parma, da Federico Barbarossa a Caterina de' Medici). La trama si incardina quando il conte-vescovo affida a Antelami il rifacimento del presbiterio del duomo di Parma. Bernando, estasiato dalla bellezza della Deposizione scolpita da Benedetto, vorrebbe donarla all'imperatore Federico come simbolo del suo potere e della loro amicizia. Ed ecco il colpo di scena narrativo che lega le due Deposizioni: Antelami si oppone, non vuole vendere la sua opera, ma propone che sia un suo allievo, Nannino, a realizzarne una sorta di copia da regalare all'imperatore. In realtà l'allievo supera il maestro: la copia risulta più bella dell'originale. Benedetto Antelami non regge l'affronto. E da quel momento, per la scultura «maledetta», inizia un misterioso periplo attraverso i secoli. Avvolto dal buio, fino a quando viene ritrovata. Una versione romanzesca che non risolve il «giallo» della doppia Deposizione. Ma ne arricchisce il fascino. In appendice al romanzo, le opinioni di tre storici francesi riguardo l'origine della Déposition de Croix di Saint Germain-en-Laye e la rievocazione della scoperta della scultura da parte di père Jacques Thomas; mentre la seconda contiene le iconografie dell'opera e le interpretazioni del parroco. Altri tasselli del mistero di pietra: ritrovata sì, ma ancora in cerca di autore.

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