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Lutto

Addio a Lorenzo, portò a Parma il panzerotto

03 maggio 2017, 07:01

Addio a Lorenzo, portò a Parma il panzerotto

Michele Ceparano

Parma perde un altro pezzo di storia. Tanti, troppi, ultimamente stanno venendo a mancare in una città che, per certi versi, non riconosce più se stessa. L'ultimo a scomparire, a 84 anni, è stato Lorenzo Spinelli. Definirlo pizzaiolo è poco. Spinelli è stato sì uno dei pionieri della pizza, ma anche della grande cucina pugliese in città e provincia. Generazioni di parmigiani se lo ricorderanno sicuramente ai fornelli o alla cassa del suo locale - sempre allegro ma allo stesso tempo attentissimo a tutto -, «La Puglia», sotto i portici di piazzale Dalla Chiesa. Avamposto di una Parma e di una stazione che non esistono più. Quello era il suo regno e il nome con cui l'aveva battezzato era un omaggio alla sua terra d'origine, Alberobello, in provincia di Bari. Ma piuttosto de «La Puglia» era più facile sentire i parmigiani dire: «Andiamo da Lorenzo». Ecco, Lorenzo. Uno di famiglia con cui ci si sentiva sempre a proprio agio. All'interno del locale nei mesi freddi e, in quelli caldi, all'esterno. Con vista sulla stazione. Una stazione che in tutti questi anni è cambiata. Come Parma. Un pioniere, Lorenzo. Arriva dalla provincia di Bari nel 1954, con addosso la divisa da carabiniere. A Parma conosce Bruna, di Collecchio, che diventerà sua moglie. Toltosi la divisa, nel 1957 apre una pizzeria. Che battezza in onore della sua terra. Non arriva primo, in città c'erano già l'«Orfeo» e «Il Corsaro» ma, sotto i portici prima di viale Bottego e poi di piazzale Dalla Chiesa, eccelle comunque e si ritaglia un ruolo da protagonista nel panorama gastronomico cittadino. Alla pizza aggiunge numerose altre specialità pugliesi, come le orecchiette alle cime di rapa. Lorenzo, però, non sta fermo. Porta ricette e idee anche da altre parti. Negli anni Sessanta è «Al Fornello» e poi alla «Conca Verde» di Sala Baganza. Nel 1972 una delle sue migliori intuizioni: «Al Panzerotto» di via Garibaldi. Un luogo di culto dove fa conoscere ai parmigiani questa specialità che, negli anni, è diventata uno dei cibi più amati anche qui. Lorenzo diventa parmigiano ma, nel cuore, tiene sempre un posto anche per la sua terra. Al suo seguito arrivano infatti altri pugliesi che, come lui, lavorano duro. Nel 1980 torna in Stazione, in piazzale Dalla Chiesa, fino al 2007, anno del meritato riposo. Come un buon allenatore di calcio alle sue dipendenze ha sempre gente affiatata. In primis Vito, il baffuto aiutante di campo, suo compaesano. Tra una burrata pugliese, una mozzarella, una focaccia con la mortadella e, soprattutto, una pizza che - con buona pace dei fanatici della linea - è un trionfo di profumi e sapori, Lorenzo non si tiene però la sua arte per sé, ma la tramanda ai suoi «discepoli», come Nino Zappimbulso, Giuseppe D'Ambrosio e Filippo Colacicco, per citare solo alcuni, anch'essi pugliesi e diventati tra i pizzaioli più apprezzati a Parma. Il suo locale, intanto, entra nelle abitudini dei parmigiani. E' un punto di riferimento per tanti, soprattutto per i giornalisti che, abituati a lavorare fino a tardi, da lui trovano sempre la porta aperta. Lorenzo diventa amico di Baldassarre Molossi, storico direttore della Gazzetta di Parma, e del suo braccio destro Aldo Curti. Spesso, inoltre, i cronisti della Gazzetta, si ritrovano allo stesso tavolo con quelli del Resto del Carlino che ha la redazione proprio sopra la pizzeria. Una «tregua» davanti a una pizza o a un piatto di orecchiette. Famiglia e lavoro sono i due fari di Spinelli. Insignito del titolo di Cavaliere del lavoro, non se ne vanta mai come tutti quelli che se lo sono conquistati sul campo. «Ha portato a Parma il panzerotto e il calzone - ricorda il figlio Antonio, architetto -. I clienti erano la sua vita e la sua missione era quella di accontentarli. Ha fatto stare bene tanta gente, parmigiani e viaggiatori. Non diceva mai di no. Ricordo che una volta entrò un uomo e gli chiese: “Ho il treno tra dieci minuti, riesce a farmi una pizza?” Lo ha accontentato. E quell'uomo è anche riuscito a prendere il treno al volo». Da piccolo Antonio si ricorda di tanti campioni del baseball parmigiano - si giocava ancora in viale Piacenza -, clienti fissi del locale in stazione. Gente come Di Santo e Varriale, Ciccone, Miele e Guzman. Tutti «pazzi» per la cucina pugliese, ma anche per i piatti parmigiani che Lorenzo cucina. Il funerale di Spinelli, che oltre alla moglie Bruna e al figlio Antonio, lascia la figlia maggiore Giovanna e i nipoti Lorena e Pietro, avrà luogo oggi alle 13.20 partendo dall'abitazione di via Pontasso 104 per la chiesa di San Pellegrino, in via Farnese 3. A piangerlo ci saranno tante persone. Tra esse Filippo Colacicco, titolare dell'omonima pizzeria alla fine di via Mazzini e tra i «discepoli» di Lorenzo. «Per me è stato un padre - dice commosso -, mi ha insegnato tutto». Oggi dove c'era la pizzeria di Lorenzo, c'è un locale etnico. Niente di male, è lo specchio dei tempi. Ai parmigiani il kebab piace. Sotto i portici della stazione, però, per tanti ci sarà sempre «La Puglia». Anzi, ci sarà sempre Lorenzo.

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