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CALCIO

Il Fidenza precipita, terza retrocessione

03 maggio 2017, 07:00

Il Fidenza precipita, terza retrocessione

Marco Bernardini

Dalla serie D alla Prima in soli tre anni: è la triste parabola discendente del Fidenza Calcio che domenica scorsa a Montecchio ha fallito anche l'ultimissima occasione per agganciare almeno i play-out.

I ventisette punti racimolati in trentaquattro partite valgono, invece, il quartultimo posto e, soprattutto, la terza retrocessione di fila di quella che fino ad un paio di stagioni fa era ancora, in base alla categoria d'appartenenza, la seconda squadra della nostra provincia dopo il Parma. Ed ora si ritroverà ad essere addirittura la terza della città di Fidenza, dietro Fidentina e Borgo San Donnino, il che significherà sedersi attorno ad un tavolo assieme al Comune ed alle parti in causa per capire, appellandosi ad un regolamento ben definito che tiene conto di diversi criteri, chi avrà la precedenza nell'utilizzo del campo principale del «Ballotta» e, al contrario, chi dovrà traslocare sul sintetico o in paesi limitrofi.

Un declino decisamente imprevedibile fino all'estate del 2014 quando i bianconeri, seppur in un periodo di ristrettezze economiche comuni a tante altre realtà della zona, si apprestavano a disputare, con una rosa comunque apprezzabile, il loro quarto campionato consecutivo in serie D, diventato a tutti gli effetti, in seguito all'abolizione della «vecchia» serie C2, la quarta serie del calcio italiano.

L'affiliazione alla Lazio lasciava presagire un futuro roseo e prospero ma da lì a poco è iniziato il crollo verticale ancora senza fine: dall'esonero di Montanini, che si era scagliato pubblicamente contro la società accusandola di aver abbandonato il gruppo nel momento cruciale, al play-out perso in casa col Romagna Centro (sarebbe bastato un pari per salvarsi) fino alle ultime due retrocessioni dirette caratterizzate da un continuo via vai di allenatori, nell'ordine Dall'Igna, Macchetti, Brandolini, Barbuti, e giocatori, molti dei quali arrivati in corso d'opera.

Il mancato cambio di proprietà, in pratica già annunciato ma mai realmente avvenuto, all'indomani della condanna in Eccellenza, la «storica» collaborazione con la Fidentina, a cui era stata ceduta in prestito la formazione Juniores, e gli abbandoni dei dg Giovati ed Avanzini, a distanza di un solo anno, hanno fatto da contorno ad una situazione già abbastanza delicata che stava sfuggendo di mano.

Sfociata poi negli ultimissimi mesi in una crisi irreversibile di risultati, paradossalmente persino peggiorati dall'avvento di Barbuti in panchina e dagli innesti nel mercato invernale. Frutto di una catena di errori che dovranno essere analizzati a mente fredda ma che ora provocano soltanto amarezza, rabbia e malinconia ripensando ai tempi più recenti in cui al «Ballotta», tanto per fare un esempio, nella stagione 2012-13 veniva a giocare la Spal, ormai prossima alla promozione in serie A.

Il patron e responsabile della prima squadra, Claudio Chiesa, che subentrò al timone esattamente dieci anni fa, individua le cause. «Mancano i fondi per fare attività sportiva di un certo livello - confessa - in una città di 28mila abitanti l'imprenditoria locale non sostiene e non combina nulla per lo sport di Fidenza. E' impensabile andare avanti da soli e ripetere i fasti del passato, le retrocessioni sono figlie di spese che non possiamo più fare».

Specialmente l'ultima brucia ancora.

«Non era preventivabile alla vigilia, ognuno di noi, dai giocatori allo staff tecnico fino alla dirigenza, deve assumersi le proprie responsabilità. Dal punto di vista societario abbiamo onorato l'impegno fino alla fine non buttando via altri soldi».

Il futuro in Prima è tuttora un'incognita.

«Chiaro che ripartiremo con l'intenzione di fare bene e provare a risalire subito ma c'è bisogno di vitalità e facce nuove. Stiamo lavorando bene nel settore giovanile, quella resta la nostra base».

Il rammarico si nota anche nelle parole del presidente del Fidenza, Corrado Rizzolini, in carica dal 2015. «Servivano tre-quattro punti in più per giocarcela ai play-out che rappresentavano l'unico obiettivo plausibile. Ci è mancata un po' di fortuna, non c'è stata continuità a livello di forma e, complici i tanti infortuni, non abbiamo avuto una rosa ampia ed uniforme per tre quarti di campionato».

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