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STALKING

Perseguita un vigile che ha 30 anni più di lei: condannata

03 maggio 2017, 07:03

Perseguita un vigile che ha 30 anni più di lei: condannata

Georgia Azzali

Forse era il fascino della divisa. O, semplicemente, dopo tanti anni di conoscenza, si era affezionata a quell'uomo che avrebbe potuto essere suo padre. Quasi trent'anni di differenza tra lui, vigile urbano di un paese della provincia, e lei, qualche delusione sentimentale di troppo che si era sedimentata nel cuore. Ma - soprattutto - un chiodo fisso per quell'uomo, per giunta sposato da anni. Così determinata nell'averlo, da trasformarsi nella sua ombra: scenate in pubblico e incursioni anche nel cuore della notte a casa di lui (e della consorte). Quasi due anni di persecuzione, che ieri sono costati alla donna, 33 anni, una condanna a 8 mesi per stalking e violazione di domicilio. La scelta del rito abbreviato le ha consentito di beneficiare dello sconto di un terzo della pena. No, invece, alla richiesta della difesa di revoca dei domiciliari, perché la donna - secondo il gup Mattia Fiorentini - non avrebbe mostrato alcuna «resipiscenza». Il giudice ha poi riconosciuto 2.000 euro di risarcimento al vigile, che si era costituito parte civile.

Una donna fragile, forse «depressa». La descrive così, l'agente di polizia municipale nella querela. Ma cosa c'era stato tra i due? «In qualche occasione, nei momenti di crisi depressiva - fa mettere a verbale il vigile nella denuncia - ho cercato di assecondarla pur di portarla alla calma, azione questa che probabilmente lei avrà male interpretato, fino a perseguitarmi, affinché io mi separi da mia moglie per lei».

Insomma, la donna si sarebbe costruita un film tutto suo. Ha - forse - immaginato ciò che non sarebbe mai potuto accadere. O - forse - il vigile in qualche momento le aveva fatto capire qualcosa di diverso. Illusa o no, è lei che a un certo punto si trasforma nel suo incubo.

Sembra uno scherzo da ragazzini, all'inizio. Siamo nei primi giorni dell'estate 2015: la donna si avvicina al cancello di casa del vigile e suona con insistenza il campanello. C'è anche la moglie. Ma non scoppia nessuna scenata: tutti e due escono, la calmano e la riportano a casa.

La calma è solo apparente. Verso la metà di luglio, durante una festa di paese, accade l'imprevedibile: la donna prima insulta pesantemente la moglie dell'agente, poi afferra l'uomo per la maglietta e lo strattona. Arrivano altri volontari della festa in soccorso. E, per la prima volta, intervengono i carabinieri.

Passano diversi mesi. Ma è solo una tregua. La mattina dell'8 maggio scorso il vigile e la moglie trovano un bicchiere di birra nel giardino di casa e la porta d'ingresso imbrattata. Oltre al marsupio della donna. E qualche giorno dopo vengono a sapere da alcuni abitanti del paese che era stata la 33enne a scavalcare il cancello, buttando poi la birra.

E' l'inizio di un'escalation. Una ventina di giorni dopo, in piena notte, marito e moglie vengono svegliati da una scampanellata senza fine. Escono e si ritrovano davanti sempre lei. Lei che - dice il vigile nella denuncia - fa le «solite sceneggiate d'amore» davanti ai carabinieri, chiamati dalla moglie dell'uomo.

Passa un mese e mezzo. E la 33enne si fa ancora viva. Vede marito e moglie mentre rientrano a casa e si attacca al campanello. Nessuno le risponde, così decide di scavalcare il cancello, prende il vaso appoggiato sul tavolino del giardino e lo scaglia a terra. Nel frattempo arrivano i carabinieri e il 118: la donna viene fatta sedere sull'ambulanza, ma dopo qualche istante la moglie e il vigile se la ritrovano in casa. Comincia a strattonare l'uomo e urla: «Bastardo, ti rovino, ti uccido...».

Le parole che gli vomita addosso anche in una notte di agosto dello scorso anno: dopo essersi attaccata al citofono, la donna rompe con una bottiglia il vetro della porta d'ingresso, riuscendo così ad aprire l'uscio dall'interno. E' fuori di sé: ha già scaraventato in aria tavolino e sedie dell'ingresso e tenta di aprire i mobili del salotto. Il vigile riesce a bloccarla e la fa sdraiare sul divano. Poco prima dell'arrivo dei carabinieri e dell'ambulanza. L'ultimo blitz. Prima della denuncia. E dell'arresto, qualche settimana dopo.

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