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EDITORIALE

Tanti over 50 disoccupati. E la politica sta a guardare

di Aldo Tagliaferro -

03 maggio 2017, 18:12

Tanti over 50 disoccupati. E la politica sta a guardare

Il dibattito sui famigerati «zerovirgola» si rianima mensilmente quando l'Istat snocciola i numeri sul mercato del lavoro. Ma questa volta - fermo restando che una disoccupazione complessiva risalita all'11,7% è drammatica rispetto al 9,5% europeo, che la si guardi da destra o da sinistra - c'è un dato che induce a una riflessione più ampia sulle piaghe sociali: gli over 50 senza lavoro per la prima volta sono più numerosi degli under 25, per la precisione 567.000 contro 524.000. Insomma, i baby-boomers a spasso hanno superato gli spaesati della «generazione y», quella sulla quale si addensano solitamente le nubi più fosche ma che nell'ultimo mese hanno invece visto crescere i posti di lavoro di 24mila unità.

Il rischio di aumento delle disuguaglianze e di mattanza sociale per la generazione nata tra la fine degli anni '50 e i favolosi anni '60 è concreto, perché a cinquant'anni, tendenzialmente con una famiglia a carico, trovare lavoro quando si resta a piedi è un'impresa disperata. Purtroppo non si vedono all'orizzonte politiche attive adeguate e la risposta non può certo essere il reddito di cittadinanza trasformato in una ciambella di salvataggio per cinquantenni disoccupati.

Però il dato emerso ieri non racconta proprio tutto. E' vero: ci sono più disoccupati, ma rispetto al 2004 (quando ha inizio la serie storica Istat) gli over 50 al lavoro rappresentano una fetta molto più importante della torta. Tredici anni fa erano un quinto (4,5 milioni) oggi sono circa 7,5 milioni, circa il 35% del totale. Ci sono due cause che spiegano il fenomeno: una è l'invecchiamento della popolazione, l'altra - strettamente correlata - la riforma previdenziale che ha fatalmente allontanato l'età della pensione. Dario Di Vico parlando di «ribaltone silenzioso» qualche mese fa ha utilizzato un'espressione illuminante per spiegare come nonostante le ristrutturazioni che hanno investito le nostre aziende in anni di crisi nera, alla fine l'esperienza e le competenze degli «over» hanno pagato (mentre sono stati i 30enni e 40enni a scontare il prezzo più alto in termini di precariato) nonostante gli stipendi nel nostro Paese crescano costantemente insieme all'età.

L'Istat ha comunque suonato un altro campanello d'allarme, perché il «sorpasso» sugli Under 25 non ha certo risolto magicamente le difficoltà che incontrano i giovani affacciandosi al mondo del lavoro. Servono dunque risposte efficaci, veloci e innovative. Il segretario generale della Uil Carmelo Barbagallo ha chiesto ieri nuovi ammortizzatori sociali (ancora?) che tengano conto del territorio di residenza e in effetti ogni situazione, come in tutte le medie, va contestualizzata: lo scorso anno le cinque regioni italiane che hanno fatto registrare un tasso di senza lavoro almeno doppio della media Ue sono tutte del Sud, in compagnia di lande greche e spagnole...

Spiace ripetersi, ma al di là di un paio di tweet triti e scontati la politica sembra distratta: Renzi si gode la rivincita nel giardinetto Dem, Berlusconi rispolvera i mitici sondaggi per dire che il centrodestra unito oggi sarebbe in testa, per i Cinque stelle è sempre tutto sbagliato, tutto da rifare, ma non si sa bene come. Intanto i cinquantenni invecchiano.