Sei in Archivio bozze

editoriale

Pusher in viale dei Mille. Noi cittadini assediati

di Anna Maria Ferrari -

04 maggio 2017, 18:41

Pusher in viale dei Mille. Noi cittadini assediati

Impotenti, rassegnati. Basta fare due passi in viale Vittoria e viale dei Mille per sentirsi così: dall’alba a notte fonda, pusher neri in bicicletta, quasi tutti ragazzini, che pedalano avanti e indietro lungo i viali bui che segnano la frontiera tra l’Oltretorrente e il Molinetto. E clienti bianchi, adolescenti col cappuccio in testa, signori alla guida di auto blu, donne in tenuta da movida: in un battibaleno prendono la dose e girano l’angolo. A ogni ora del giorno. Come se ormai facessero parte dell’arredo urbano. Ma non si può girare pagina?
Terra di nessuno a due passi dalla luce gialla del centro storico, eppure migliaia di parmigiani che non spacciano né si drogano abitano quei condomini dall’aria ordinata, vanno al lavoro o a scuola ogni santo giorno e ogni santo giorno sognano un quartiere diverso. Amano le loro strade, vorrebbero uscire e trovarsi in mezzo a gente normale e non a quelle ombre silenziose che sfrecciano col telefono incollato all’orecchio e a clienti che sgattaiolano via. Non ti guardano, i pusher, non ti parlano, passi e sei invisibile: conviene anche a loro, la quiete è regina degli affari. Ma chi se la sente di dire alla figlia “vai a portare fuori il cane”, quando sai che andrà a passeggio tra venditori e acquirenti di droga? L’arcobaleno di case di via della Salute, giri l’angolo e ti ritrovi in mezzo a un mercato: dello spaccio. Attraversi aiuole e parcheggi per andare in farmacia (aperta di notte), per comprare una pizza nel take away dove c’è gente che lavora sodo e s’aspetta un parterre diverso, e ti cade l’occhio su un suv, un tizio dal finestrino che allunga una mano, il pusher fulmineo che fruga nella siepe, tira fuori la dose e gliela passa. Istantaneo scambio di merce e soldi. Ci si può abituare? No.
Non è accettabile. Un assedio violento anche se non ci sono botte, armi, aggressioni. Belli i viali alberati tra l’Oltretorrente e il Molinetto, peccato che scivolino nell’illegalità. Chi ha deciso che si deve passeggiare e prendere l’aperitivo senza assistere a uno scambio di droga solo nell’altra metà della città?
Basterebbe poco. Ma è tantissimo. Poliziotti, vigili, carabinieri in divisa accanto a una macchina col lampeggiante. Ma c’è carenza di forze dell’ordine. Eppure la prova dell’efficacia dell’azione non manca: quando è successo, risultato strabiliante, spariti di colpo pusher e clienti. Fuggi fuggi generale. Peccato che dopo qualche ora la foto fosse quella di sempre. Nelle ultime settimane è diventato un personaggio Jago. E’ un cane, arriva da Bologna al seguito della Narcotici, viene lanciato tra le siepi e le auto parcheggiate, fiuta le dosi nascoste: l’8 aprile in viale dei Mille ha scoperto 47 involucri di marijuana pronti per essere smerciati. Tre etti di droga. E quando i carabinieri piazzarono una telecamera sopra una panchina su cui stazionava un gruppetto di pusher, riprese oltre 1800 scambi di droga e, solo in una giornata, il conto dei soldi, 600-700 euro frutto dello spaccio. Tutto filmato, compresi i clienti. Perché non diventa una priorità liberare il quartiere dallo spaccio?
Non è facile. I pusher pedalano senza droga addosso, al massimo una quantità minima, giustificabile nel caso con l’uso personale. Le forze dell’ordine sono disarmate: come si può fermare un tizio che pedala in bicicletta? Ma basta la presenza a fermarlo. Non una tantum, continua. E tante telecamere: anche i clienti non sarebbero felici di essere ripresi nello shopping illegale. E perché non incoraggiare chi rischia ad aprire bar, ristoranti, negozi affacciati su quelle piste ora appannaggio dei pusher? Milano è riuscita a rivitalizzare quartieri messi ben peggio. Anche Parma ce la può fare. Ma deve deciderlo.