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OMICIDIO

Gabriela e Kelly uccise da due coltelli diversi

05 maggio 2017, 07:03

Gabriela e Kelly uccise da due coltelli diversi

Chiara Pozzati

Il duplice omicidio di Natale, costato la vita a Luca Manici, Kelly per tutti, e a Gabriela Altamirano, ruota attorno a due indagati e a due coltelli.

Uno utilizzato per uccidere Kelly, l’altro per la donna argentina. Ecco cosa emerge dalla relazione consegnata la settimana scorsa da Susi Pelotti, l’esperta incaricata dalla procura per cercare tracce genetiche.

Diciotto centimetri di lama e due vistose chiazze brune del sangue di Manici: questa la «verità» del pugnale sepolto sotto un albero del quartiere Montanara. Era stato lo stesso Alessio Turco, figlio di Samuele, a condurre lì gli inquirenti.

Nemmeno l’ombra di un’impronta digitale, invece. Immacolato perfino il bottone, la parte che collega la lama al manico. Niente dna nemmeno sullo scottex nel quale era avvolto il pugnale, la carta era deteriorata perché rimasta a contatto diretto col terriccio del parco.

Il sangue di Gabriela Altamirano, invece, era sul secondo coltello, anche questo lungo oltre 19 centimetri, recuperato dalla polizia sul lavello della cucina di villa Angelica.

Su questa lama sono presenti «strisciate come da pulitura», scrive l’esperta. Una passata superficiale, l’unica traccia di dna rinvenuta, apparterrebbe a Luca Manici.

Questo potrebbe confermare l’ipotesi dell’accusa secondo cui la seconda a arma sarebbe stata trovata dai Turco direttamente nella cucina della Kelly. Mentre l’altra l’avevano già con loro al momento di scendere di fronte al casolare.

Tracce ematiche che consentono anche di ipotizzare la dinamica del duplice delitto. E’ quanto meno improbabile, anche se non impossibile, che una sola persona abbia utilizzato due armi diverse per la mattanza. Viene così a delinearsi più precisamente il ruolo di Alessio Turco, il figlio di Samuele. D’altronde entrambi devono rispondere di omicidio premeditato e aggravato dalla crudeltà. Ma col prosieguo delle indagini nuove accuse sono state formulate a carico di Turco senior. Dallo sfruttamento della prostituzione allo stalking (sia nei confronti di Gabriela che della figlia), ricettazione, falso e violazione di sigilli.

Fin dalla prima ora gli inquirenti sono convinti che si tratti di un delitto pianificato, premeditato. Un livore covato nel tempo e deflagrato dopo l’addio di Gabriela. L’ultimo affronto. Intollerabile per Samuele Turco secondo gli investigatori della Squadra mobile, coordinati dal sostituto procuratore Emanuela Podda. Ma non è solo un delitto passionale, a rendere più meschino il movente c’è anche la componente economica. Per gli inquirenti, infatti, l’argentina sarebbe stata l’unica fonte di reddito dell’ex convivente. Visto che il suo ristorante pizzeria di Cassio, «Al Miglio 76», era in pratica sempre deserto. Una miscela di rabbia e interesse che si è coagulato in un rancore esploso la notte di Natale. Contro Gabriela – violata con fendenti anche nelle parti intime - ma anche contro Kelly, che avrebbe avuto la “colpa” di coinvolgere sempre più la donna nelle sue serate all’Angelica Vip Club di San Prospero. Così l’argentina si allontanava sempre di più dall’ex compagno che continuava a perseguitarla.

Per rimettere le mani su quella che credeva “cosa sua” Samuele Turco ha inondato di messaggi e foto anche il telefonino della figlia di Gabriela. Il ristoratore si è giustificato dicendo che era solo un modo per riavere indietro alcuni oggetti lasciati nella casa della donna. Tutto questo durante l’incidente probatorio disposto dal gip Maria Cristina Sarli.

«Quello che posso dire è che mi è sembrato più tranquillo», aveva commentato alla fine dell’interrogatorio, Laura Ferraboschi, l’avvocato di Samuele. Mentre il figlio Alessio continua a fare scena muta. Lui che era crollato per primo conducendo gli investigatori al coltello sepolto al Montanara, ora tace. «Parlerà, ma prima voglio essere certa che abbia la tranquillità per affrontare un interrogatorio», aveva spiegato il suo difensore, Elisa Furia. E’ proprio il ruolo del figlio di Turco junior su cui presumibilmente sarà più acceso lo scontro tra accusa e difesa. Fin da subito, per gli investigatori, il 20enne non è stata una semplice comparsa, piuttosto un complice consapevole.

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