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MONUMENTI

Il nuovo direttore della Pilotta: «La rilancerò insieme ai parmigiani»

05 maggio 2017, 07:00

Il nuovo direttore della Pilotta: «La rilancerò insieme ai parmigiani»

Katia Golini

Il debutto è previsto per lunedì. Il nuovo direttore del complesso museale della Pilotta è pronto ad affrontare la sfida del rilancio, all'insegna della collaborazione con tutta la città. Simone Verde, 41 anni e una lunga esperienza alle spalle, ha vissuto in questi anni tra Parigi e gli Emirati Arabi. Ad Abu Dhabi è stato responsabile Ricerca scientifica e Pubblicazioni per l'Afm/Louvre. Immagina la Pilotta come centro nevralgico delle attività culturali cittadine. E la storica Biblioteca Palatina come laboratorio di esperienze.

E' già stato a Parma? E in Pilotta?

«Chi, facendo il mio mestiere, potrebbe non essere mai stato a Parma, una delle capitali più illustri della storia dell’arte? Vi ho soggiornato più volte al tempo degli studi e dalla nomina ho fatto due passaggi purtroppo troppo rapidi a causa del mio impegno al Louvre».

Si fermerà a vivere in città? Come immagina le sue giornate qui?

«Ho già preso casa. Immagino giornate dense di lavoro e di scambi umani e intellettuali. Poi il tempo libero in collina e in bicicletta».

Della sua importante esperienza all'estero, cosa porterà a Parma?

«Se l’Italia ha inventato il museo come istituzione tipica della modernità ne ha in qualche modo smarrito la tradizione. C’è bisogno di riannodare dibattiti e pratiche nate da noi, ma che ci vedono ai margini».

Quali esempi di musei e attività museali nel mondo pensa di prendere a riferimento?

«Il panorama internazionale è talmente vario e vasto che è difficile rispondere senza cadere in semplificazioni. Di certo sono due i poli più vivaci cui guardare. Il mondo anglosassone, sempre attento a un modello partecipativo, democratico, orizzontale e non verticale, che punta a fare del museo un luogo di consapevolezza culturale, un punto di riferimento pluralista, e l’Oriente. Singapore, ad esempio, vanta al momento i musei più avanzati al mondo».

Crede sia possibile rilanciare le attività culturali in una città come la nostra attraverso un Polo come quello della Pilotta? Punterà sul "fare rete" con le altre istituzioni cittadine?

«Non c’è scelta. Il complesso monumentale, anche per via della sua storia cruciale, assolverà alla sua missione se riuscirà a funzionare da catalizzatore dei fermenti culturali cittadini. Come dicevo, il museo del XXI secolo è partecipativo. Non impone modelli o identità, ma li elabora assieme alla sua comunità di riferimento».

Cosa cambierà nella gestione dei tesori della Pilotta con la qualifica a Polo museale?

«Si tratta di una rivoluzione indispensabile. Il complesso ha sempre funzionato come un centro unitario del sapere, smembrato soltanto a fine Ottocento, seguendo l’ideologia del positivismo. Fu una violenza che l'ha indebolito spiritualmente, cui si è finalmente messo fine. Ora va recuperata l’unità museale e persino architettonica del complesso, con una biglietteria unificata, la riqualificazione degli spazi connettivi e il presidio museologico dell'ingresso monumentale. Ritrovata la sua unità, il museo parlerà una voce più autorevole capace di battere il degrado che lo tiene in ostaggio per via dell'attuale frammentazione, conquistando la città con la sua energia monumentale e creativa».

La storica Biblioteca Palatina, per esempio, cambierà le sue funzioni?

«La Palatina è un elemento fondamentale del complesso. Intanto rappresenta, nell'ottica di istituzioni culturali participative, una delle sue comunità culturali, fatta di utenti e ricercatori. Il museo è nato nel Cinquecento come biblioteca – penso a Paolo Giovio – e si è arricchito solo in seguito di collezioni d’arte o antiquarie. La presenza di una risorsa simile al cuore della Pilotta la avvicina a istituzioni come il British Museum o i Musei Vaticani. In piccolo, la Pilotta partecipa di questo prestigioso novero. Il patrimonio librario va valorizzato per l’intelligenza delle collezioni e dell’architettura del complesso grazie a una museologia che esponga le opere ma anche i documenti, come avviene sempre più nel resto del mondo. La biblioteca, cioè, deve diventare il cuore di un vero e proprio laboratorio scientifico, museale e culturale. La Palatina, dunque, non cambierà funzione ma si arricchirà di nuove, tutelando studiosi e studenti secondo logiche proprie di un servizio pubblico di qualità».

La Pilotta è tante cose: museo (con la Galleria Nazionale e il Museo Bodoni), biblioteca, teatro. Ha già in mente qualche progetto? Può anticiparlo a grandi linee?

«Sono stato nominato in base a un progetto di ridefinizione museologica e scientifica del complesso possibile grazie alla sua ritrovata unità. Questo progetto andrà rapidamente verificato con il personale. Non sarebbe corretto che specialisti che lavorano da anni con abnegazione non ne fossero informati in anteprima e ne apprendessero i dettagli dalla stampa».

C'è ancora molto da fare anche dal punto di vista architettonico. Su questo fronte è possibile anticipare qualcosa?

«Gli interventi indispensabili sono numerosissimi e richiedono risorse finanziarie non indifferenti. Non tutte dovranno venire necessariamente dallo Stato e il pieno successo del nuovo corso sarà dettato dall’investimento delle forze vive della città, dalla capacità della nuova direzione di motivarle a contribuire. Stiamo parlando di Parma, in ogni caso, non di una città qualsiasi e per questo le nostre aspettative non verranno tradite».

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