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CONCERTO

La laureata del rock

05 maggio 2017, 07:02

La laureata del rock

Francesco Monaco

Eccola, anzi rieccola, sul palcoscenico del Regio stavolta fresca di laurea in lettere antiche e moderne dell'Università di Parma.

Non la chiameremo più sacerdotessa, allora, malgrado il suo spirito indomito le abbia attaccato questa definizione come una seconda pelle, bensì dottoressa del rock.

Il Regio è quello delle grandi occasioni, le generazioni si mescolano come Patti mescola le arti.

La neoleureata icona 70enne si presenta senza cerimoniali, giacca e pantaloni neri d'ordinanza (ma sotto il gilet s'intuisce la t-shirt del nostro ateneo), capelli sciolti e una vera rockband alle spalle infatti c'è anche un nuovo batterista oltre al fido Tony Shanahan e ai figli Jesse Paris e Jackson) alla faccia del tour acustico.

L'inizio è con una ballata dolcissima, Wing, utilizzata spesso per aprire i concerti nella recente tournée australiana, poi l'incorreggibile Patti si corregge e annuncia un pezzo da Horses ma attacca la splendida Ghost Dance, scritta con Lenny Kaye e pubblicata su Easter. Il primo pezzo da Horses è comunque in canna, il reggae di Redondo Beach.

Poi Grateful, titolo del concerto pensato per questa occasione, è una non banale dedica ai professori che l'hanno insignita del dottorato 24 ore prima. L'applauso è sincero, «We love you» urla qualcuno dalla platea.

L'atmosfera è magica e siamo ancora agli inizi, arriva Dancing barefoot e parte il primo battimani. Dopo il ringraziamento ai ragazzi che mercoledì l'avevano accolta al suono di Gloria, sale in cattedra la letteratura: My blakean years (da Trampin') è naturalmente ispirata alla sua venerazione per il poeta William Blake.

Nel concerto di due anni fa Patti Smith aveva ricordato Lou Reed e Amy Winehouse, ieri sera ha messo in scaletta When doves cry di Prince, con bell'assolo di Shanahan, seguita da un'intensa Beneath the Southern Cross dove l'assolo stavolta è di Jackson.

E' qui che ricompare Patti la sciamana che scuote il pubblico al grido di «Freedom, you are free, la libertà è il futuro, e il futuro è adesso».

Non poteva mancare il momento Dylan: proprio lei che aveva presenziato alla cerimonia della consegna del Nobel al posto dello scontroso menestrello cantando «A hard rain's a-gonna fall» ma dimenticandosi le parole per l'emozione, stavolta intona il celebre inno tenendo in mano il foglio con il testo. «Viviamo tempi difficili - dice poi prima di attaccare Pissin' in a river, altro pezzo da Horses - ma non dobbiamo mai smettere di combattere».

Si avvicina inesorabile la fine dello show ma portandosi dietro l'attesa apoteosi. «Because the night», scritta con Bruce Springsteen, rappresenta l'essenza stessa del rock e contiene tutto quello in cui ha creduto (e sognato) più di una generazione. Smartphone spianati per immortalare il momento, Patti la canta come fosse la prima volta, ricorda l'amato marito Fred Sonic Smith scomparso nel 1994, lascia solo per un attimo il palco con la band, poi torna per il sigillo finale, People have the power, e non poteva essere diversamente. La gente è tutta in piedi, il momento sarà anche stato già vissuto due anni e mezzo fa, ma chi è che non vorrebbe riviverlo ogni sera? I battimani ritmano l'ultima strofa, il pubblico del Regio scandisce il ritornello.

Un'ora e mezza secca, impossibile chiedere di più. Lode strameritata dottoressa Patricia Lee Smith.

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