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Verso il derby

Melli: «Tutti i miei derby»

05 maggio 2017, 07:00

Paolo Emilio Pacciani

Chi dice derby dice Sandro Melli. Nessun altro giocatore che abbia mai indossato la maglia crociata ha rappresentato nella sua essenza più vera la sfida Parma-Reggiana come il bomber parmigiano. Non perché ne abbia giocati più degli altri, ma perché i suoi gol sono e resteranno per sempre nella storia del calcio parmigiano. Sua la rete del definitivo 2-0 che nel 1990 sancì la promozione (la prima in assoluto) in serie A. Suo anche il gol della vittoria per 1-0 del primissimo derby Parma-Reggiana mai giocato nella massima categoria. Il tutto per opera di un ragazzo nato per caso ad Agrigento, ma figlio di parmigiani e cresciuto fra la curva Nord e i campi di allenamento del Parma.

«Quel Parma-Reggiana del 1990 era il mio primo derby in assoluto - racconta Alessandro non senza un filo di emozione - perché in quello dell'andata, a Reggio, io non avevo giocato (finì 2-0 anche quello, con una doppietta di Maurizio Ganz; n.d.r.). Per un ragazzo di Parma, cresciuto nel vivaio gialloblù, non poteva esserci sogno più grande di giocare il derby e di segnare un gol. A me è successo ed è stato bellissimo. Per di più quel gol ha di fatto sancito la promozione in serie A, un traguardo che mai nessuno a Parma aveva osato sognare e che all'improvviso diventava realtà. Anche per merito mio. Insomma, un gol speciale per me ma anche per l'intera città di Parma».

Provi a chiudere gli occhi e a rivedere quel gol...

«Era tutta la partita che cercavo disperatamente di segnare. Ci era riuscito Marco (Osio; n.d.r.) ed eravamo in vantaggio, ma io continuavo a cercare il gol. Finalmente, nel finale, sono partito in contropiede scattando sul filo del fuorigioco e mi sono lanciato verso la porta. Avrò fatto quaranta, cinquanta metri di corsa palla al piede. Ricordo che non finivano mai... Al mio fianco stava arrivando Ganz e in un'altra circostanza, se fossimo stati sullo 0-0 e non avessimo già la vittoria in tasca, probabilmente avrei passato a lui, ma in quel momento ero certo che avrei segnato ed ho voluto tirare io. Ed ho fatto gol...».

Poi la corsa sotto la Nord.

«Sì per ringraziare tutti i tifosi e festeggiare tutti i miei amici che erano lì, dove fino a poco tempo prima stavo anche io a vedere le partite».

Dopo il primo, ci sono stati altri derby per Sandro Melli.

«Il secondo è stato altrettanto bello perché era il primo mai giocato in serie A: finì 1-0 con un mio gol. C'era stato un rinvio sbagliato di un difensore granata e anche quella volta sono andato via palla al piede. Mi sono trovato di fronte a Taffarel ed aspettavo che si muovesse, cosa che lui non faceva mai, per poterlo infilare dall'altra. Ovviamente non si è mosso ma io sono riuscito a trovare ugualmente lo spazio per far passare la palla in rete».

Non sempre però i derby sono stati belli per voi...

«Già. Il più brutto forse è stato quello che abbiamo perso per 2-0 pochi giorni prima della semifinale di Coppa Uefa con il Benfica. Ci furono moltissime polemiche per le dichiarazioni fatte prima della partita. Direi che quel derby fu gestito molto male sia fuori che dentro il campo. Un'altra bruttissima esperienza fu quella dei rubinetti in campo, quando dagli spalti ci tiratono di tutto addosso, compresi i rubinetti dei bagni. Ricordo come fosse adesso che uno sfiorò la testa di Fabio (Cannavaro; n.d.r.): finì 0-0 ma poteva essere una tragedia. All'andata invece avevamo vinto 3-2 ma io non giocai».

Dai derby del passato veniamo ora a quello dell'immediato futuro, Come inquadra la partita di domenica?

«Questo derby avrebbe potuto essere una partita di scarsa rilevanza per la classifica, e in effetti entrambe le squadre sono già qualificate per i play-off. Però avrà molta importanza proprio su come arriveranno agli spareggi promozione. Esattamente come all'andata il Parma arriva al derby in pessima condizione e se lo dovesse vincere potrebbe trarne una grande carica, proprio come è successo all'andata. Potrebbe essere il trampolino di lancio per fare dei grandi play-off. La stessa cosa vale per la Reggiana. Per chi perderà, invece, potrebbe essere un gran brutto colpo psicologico».

Quanto conta arrivare secondi?

«Abbastanza, ma soprattutto conta non arrivare terzi, perché sarebbe una brutta botta a livello psicologico e per il clima che si potrebbe creare fra squadra e tifosi. C'è stata una frattura che una vittoria nel derby potrebbe sanare ma che una sconfitta potrebbe allargare».

Qual è secondo lei il motivo della crisi attuale dei crociati?

«Difficile dirlo da fuori. Penso che inizialmente ci sia stato un calo di tensione dopo la vittoria di Padova, che può aver dato un senso di appagamento ai giocatori. La sconfitta con l'Ancona ha creato poi ulteriori problemi per i motivi che tutti sappiamo perché la gestione della faccenda ha fatto sprecare molte energie mentali e nervose a tutti: calciatori, tecnici e dirigenti. Poi forse c'è stato anche un calo fisico, ma questo non ho i dati per poterlo affermare».

Il Parma può vincere i play-off?

«Certo, perché per me è di gran lunga la squadra migliore del girone B. E' più forte anche del Venezia. Non conosco le squadre degli altri gironi, ma i giocatori più forti della Lega Pro giocano qui. E poi è vero che deve vincere sei partite, ma quelle realmente importanti sono le ultime due, dando per scontato che almeno in semifinale ci arrivi. A quel punto ha i giocatori ideali per vincere le sfide secche».

Sappiamo tutti che lei avrebbe voluto entrare nel nuovo Parma ma che ha avuto una delusione dal vecchio presidente Nevio Scala. Ha assorbito questa delusione?

«Sì, perché ho avuto la fortuna di trovare due aziende, la G.F. Nuove Tecnologie e la A.D.R. che grazie ai loro proprietari hanno voluto credere in me. Sto lavorando per loro nell'ambito commerciale e questo mi ha aiutato a superare lo sconforto. Non nego che l'amore e la passione restano: quest'anno ho visto quasi tutte le partite al Tardini e quelle in trasferta le ho viste in tv. Tranne il derby che ho seguito dal vivo a Reggio. La speranza di tornare a Collecchio, un giorno o l'altro, c'è ma grazie a queste persone oggi sono più sereno».

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