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TERREMOTO

Una casa parmigiana per Maria

05 maggio 2017, 07:01

Una casa parmigiana per Maria

Roberto Longoni

Contrada Guerci 158: la felicità ha un nuovo indirizzo a Penna San Giovanni. Il numero civico lo affiggeranno sotto la seconda T di «Gazzetta» o in corrispondenza dell'ultima A di «Parma», sugli angoli alti della porta. Dettagli. In realtà, non servono numeri, per trovare Maria: faro della Valdaso, lei non si è mai spostata di un passo da qui. E mai ha avuto l'intenzione di farlo. Men che meno quando, dopo il terremoto, presero a proporle case di riposo o alberghi. Il sindaco Giuseppe Mancinelli arrivò a minacciarla di un Tso, per costringerla a lasciare la casa inagibile, dopo quel maledetto 24 agosto. Lei, che non s'era presa paura nemmeno durante le scosse («Rimasi a letto, mentre un gatto che cercava di scappare neppure riusciva a reggersi sulle zampe»), sapeva benissimo che non l'avrebbe mai fatto. Rispose a sua volta con un bluff: alzando il bastone. «Lo vedi che la casetta c'era?» ora ripete al primo cittadino. «No, se non fosse stato per la loro generosità, non ci sarebbe mai stata» ribatte Mancinelli, indicando quel «Donato dai lettori di Gazzetta di Parma» scritto sopra l'ingresso della «casetta». All'anziana signora luccicano gli occhi. La felicità ha un nuovo indirizzo e per ritratto vivente il volto di Maria Rossi. «Grazie, grazie a tutti. Mia mamma mi ha insegnato a fare del bene e a essere concreta. E questa è un'opera buona e vera: oggi mi avete ridato la vita». E' un fiume in piena: le 80 primavere ora pesano ancora meno del solito. In attesa del dono «grande come una casa» inviato da Parma ha indossato i vestiti della festa, sotto il mento ha annodato un fazzoletto verde che illumina ancora di più il suo sorriso.

«Troppa grazia»

«E' troppo, troppa grazia» ripete, osservando il bagno con la doccia e i maniglioni, la stufa a legna, il frigo e i fornelli elettrici, lo scaldabagno. Le finestre sono più grandi di quelle dei moduli standard e sono protette da sbarre. I soffitti più alti. Tutto come richiesto da lei che soffre di claustrofobia. Ogni verifica è seguita da un grazie. Fa niente che le frasi in italiano finiscano presto, per lasciare il posto al maceratese stretto, lontano dai dialetti emiliani ben più di quanto lasci immaginare la cartina geografica. Il senso è tutto racchiuso negli abbracci a Luigi Iannaccone, presidente della Seirs Croce gialla, e al volontario Nicola Aimi, che hanno scortato il bilico di Lanzi con i container a bordo. Un entusiasmo che travolge le barriere dell'esperienza. Sia Iannaccone, veterano delle emergenze, fin dal terremoto del Friuli, che il 22enne Nicola, entrato nell'esercito della solidarietà con l'alluvione di Parma, sono conquistati da Maria. Ripagati con gli interessi dalla levataccia e dalla fatica. Non vorrebbero essere in nessun altro luogo. E così Ettore Cavalli, il camionista che ha portato questo carico di gioia da Fontevivo fino a quaggiù, tra i Sibillini e il mare: si guarda intorno, pronto a mettersi ancora a disposizione. «Anche tutti i parmigiani vorrei stringere tra le braccia» dice intanto lei, sguardo di cielo, lineamenti di chi è scolpito nella pietra dell'Appennino. Ad animarla è lo stesso attaccamento alla montagna di tanti nostri vecchi all'ombra del Molinatico o del Marmagna.

Una vita «al fronte»

Altrove, lontana dalle sue galline e dai cinque gatti, Maria non può proprio immaginarsi. Via da lì sarebbe in esilio anche da abitudini che sono necessità. «Soffro di allergie ai farmaci, alle polveri e ad alcuni alimenti. Riesco a mangiare solo una volta al giorno, a orari diversi...». Vedova da trent'anni, Maria vive d'indipendenza e d'amicizia. Oltre che per questioni affettive, le galline le tiene per le uova con cui ricompensare i favori. «Quelle che mi sono rimaste - spiega lei -. Ero al telefono: sorda come sono, non mi ero accorta che la volpe era entrata nel pollaio. Me ne ha mangiate 14 in un'ora...». E' una donna al fronte, Maria. Da una vita. Bimba durante la guerra, ultima di otto fratelli, accompagnava la mamma al mercato camminando per chilometri, guadando due fiumi all'andata e al ritorno. La sciatica le dà il tormento, ma solo dieci anni fa dal dentista a Fermo rientrò macinandosi a piedi 25 chilometri («Le corriere avevano orari impossibili»). Ma gli spostamenti fondamentali della sua esistenza si misurano in metri. Cinque ce n'erano tra la casa che ha dovuto lasciare e la roulotte che le ha dato riparo per sette mesi («Ho un carattere forte? Come avrei fatto a stare lì dentro così a lungo, altrimenti?»). Cinque sono tra il guscio di chiocciola su ruote, con il tetto crepato coperto da un telo impermeabile come la vecchia casa dai coppi crollati, e i moduli appena scaricati.

La spedizione

L'autotreno e il fuoristrada del Seirs sono partiti da Parma alle 4,30. Al casello di Civitanova Marche, l'incontro con la scorta della Protezione civile di Valdaso. Un'altra oretta lungo i saliscendi per Fermo, la svolta per i Sibillini e infine l'arrivo alle 10,30: al margine del cratere e fuori dalle grandi rotte della solidarietà. Poi, le operazioni di scarico coordinate da Primo Mazzaferro, ingegnere del comune di Penna, su una polverosa piazzola di Caselunghe, a poche centinaia di metri dalla meta: troppo stretta la via per contrada Guerci per l'autoarticolato. Un camion gru carica sul cassone un container alla volta. Maria è sull'aia. Il sindaco, alle prese con la dura realtà dei fatti e con le gerarchie regionali («Sono le Marche sporche, queste») non aveva potuto darle tante speranze per quel tetto tanto agognato. Il brigadiere Massimo Ranieri, ottimismo napoletano nelle vene, invece non aveva mai smesso di rincuorarla per tutto l'inverno, mentre lei per scaldarsi nella minuscola roulotte si portava a letto la pentola a pressione piena di acqua bollente e fasciata con gli asciugamani («Per fortuna la soffitta funziona ancora» dice, indicando la testa). Mentre nemmeno nelle notti più gelide la claustrofobia la costringeva a chiudere le finestrelle («Non a caso sono la più temeraria di Penna, ma quanta neve quest'inverno»). Poi, a darle speranza ci si mise anche Serenella Ciarrocchi, comandante della Protezione civile della Valdaso: una casetta poteva arrivare. Fu il Programma gestione emergenze, la task force di Confindustria che ha per motto «ciò che serve, quando serve, dove serve», a raccogliere la segnalazione, per girarla al nostro giornale attraverso l'Unione parmense industriali. Pge seguì i progetti e la loro realizzazione, sbrigò gli aspetti burocratici e organizzò il trasporto. A mettere a disposizione le risorse sono stati i nostri lettori. Ad accostare i moduli ora sono gli operai del Comune. Maria non crede ai propri occhi, vedendone scaricare un secondo, dopo il primo. «Qui starò benissimo» dice. La piazzola, l'ha fatta fare larga il necessario per una sedia a rotelle, con tanto di scivolo. Intanto, il bastone torna ad alzarsi, accompagnato dall'ennesimo sorriso. «Ve l'avevo detto che avrei avuto la mia casetta» aggiunge, all'indirizzo del sindaco e di Mazzaferro. La sedia a rotelle può aspettare un bel po', finché il bastone lo si usa così.

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