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Inchiesta

Emergenza medici a Parma: ne mancano 64

06 maggio 2017, 07:03

Emergenza medici a Parma: ne mancano 64

Monica Tiezzi

«Di questo passo, presto a Parma mancheranno i medici perchè il fabbisogno sarà maggiore di quello che le università riescono a produrre. Bisogna ripensare le politiche di lavoro e di formazione». Lo dice il presidente dell'Ordine dei medici di Parma, Pierantonio Muzzetto, e lo confermano i numeri: a Parma sono vacanti 64 posizioni che la Regione sta cercando di garantire con bandi che scadranno il 18 maggio. Una preoccupazione condivisa dal rettore dell'Università, Loris Borghi, e dal direttore del dipartimento di Medicina, Antonio Mutti.

L'introduzione dal 1999 dei numeri chiusi nelle facoltà di medicina, il mancato turn-over di professionisti nelle aziende sanitarie pubbliche, i nuovi modelli gestionali della sanità, la contrazione dell'offerta occupazionale nella sanità privata e il nuovo ruolo degli infermieri hanno concorso ad una situazione che, per Muzzetto, «porterà nel prossimo decennio ad un pensionamento di 54 mila medici nel servizio sanitario pubblico, il 47% dell'attuale numero, senza adeguato ricambio».

A Parma gli iscritti a Medicina hanno avuto un andamento molto altalenante negli ultimi trent'anni, con punte di quasi 400 iscritti nel 1980, ma meno di 200 agli inizi degli anni Novanta. Oggi il numero si è stabilizzato in base alla quota programmata assegnata all'ateneo (200 italiani e 20 stranieri, 216 gli iscritti quest'anno su un migliaio di concorrenti), anche se è aumentato in alcuni anni anche per i ricorsi al Tar (vinti) sulle prove di selezione.

Gli iscritti all'Ordine dei medici sono, invece, in aumento a Parma: dai meno di tremila del 2003, ai 3.198 del 2007, ai 3.812 di quest'anno. Ma non tutti i professionisti iscritti all'albo esercitano la professione, avverte Muzzetto: «E bisogna considerare che Parma è un territorio attrattivo, con un Dipartimento universitario di medicina ed un'azienda ospedaliero-universitaria. Il calo degli iscritti è più sentito dove non ci sono corsi di laurea in medicina».

«E' definitivamente tramontata l'era, negli anni Settanta, in cui i corsi di laurea erano aperti anche ai non diplomati, con una media di mille iscritti l'anno - ricorda Mutti -. Oggi si naviga a vista, facendo i conti con la sostenibilità del sistema universitario e con le risorse disponibili, più che con il reale fabbisogno. Con il rischio di finire come la Gran Bretagna, in carenza di medici dall'introduzione del numero chiuso e che deve importare professionisti, molti anche dall'Italia. Segno che il nostro sistema formativo funziona, e bene».

Altro problema è l'imbuto fra numero di laureati e borse di specializzazione disponibili: «Su oltre novemila laureati all'anno, i posti per le specializzazioni sono circa seimila. I restanti quattromila laureati restano in attesa, magari tentano di nuovo il concorso, cercano di diventare medici di famiglia o si buttano sulla medicina alternativa: agopuntura, fitoterapia, omeopatia», dice il rettore Borghi. Altri mollano: «Conosco laureati che lavorano nell'industria farmaceutica o come informatori medico-scientifici, altri giornalisti, antiquari o agricoltori» dice Muzzetto.

Già ora, continua Muzzetto, alcune specialità sono «sguarnite», soprattutto quelle dove il contenzioso con i pazienti è alto e i prezzi delle polizze assicurative alle stelle: chirurgia, ortopedia, ostetricia e ginecologia, pediatria. Al punto che «gli ospedali hanno difficoltà nel reclutamento e alcuni concorsi vanno deserti», dice Borghi. «Difficoltà a Parma ci sono anche nella medicina generale, soprattutto in montagna. Nei prossimi sei anni andranno in pensione in Italia 21.700 medici di medicina generale e 3.080 pediatri», dice Muzzetto.

Sono 445 i posti vacanti in Emilia Romagna che la Regione sta cercando di coprire. A Parma mancano all'appello 64 medici: 42 per la continuità assistenziale (l'ex guardia medica), 13 per l'assistenza di base e tre pediatri.

La soluzione non è semplice, e non è a portata di mano. Per Borghi si potrebbe cominciare allentando i rigori del numero chiuso: «Ne abbiamo parlato noi rettori delle 49 università italiane con corsi in medicina, e siamo tutti d'accordo. Parma, investendo un po' di risorse, potrebbe accogliere 300 matricole all'anno. Ma andrebbero anche aumentati i posti nelle scuole di specialità, anche perchè oggi la specializzazione è indispensabile per essere assunti nella sanità pubblica. Questo consentirebbe anche di pesare meno sulle famiglie degli studenti, oggi spesso costretti ad una dispendiosa mobilità per frequentare un corso di laurea o una scuola post-laurea».

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