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EDITORIALE

Francia, Macron in testa allo sprint

di Paolo Ferrandi -

06 maggio 2017, 21:14

Francia, Macron in testa allo sprint

Solo la settimana scorsa Emmanuel Macron aveva ricevuto la sua bella dose di fischi dagli operai della Whirlpool di Amiens, il suo paese natale, spaventati dalla prospettiva di perdere il lavoro e resi ancora più rabbiosi da un blitz a sorpresa di Marine Le Pen che aveva messo il candidato centrista in una situazione difficile. Ma ora è il turno di Marine Le Pen di prendersi una bella dose di fischi (e di lanci di uova). Ieri, per esempio, se l'è dovuta filare all'inglese dall'ingresso posteriore della cattedrale di Reims perché davanti a questo capolavoro dell'architettura gotica s'era radunata una folla non sicuramente adorante. E con le uova pronte.
Questo finale di partita, infatti, è tutto per Macron che, comunque, è sempre rimasto in testa nei sondaggi. Dalla sera del voto del primo turno, infatti, il vantaggio virtuale del candidato centrista è praticamente immutato. Si tratta di una ventina di punti percentuali: Macron oscilla attorno al 60%, mentre la Le Pen attorno al 40%. Tenuto conto del sistema di voto francese - che è lineare e non barocco come quello degli Stati Uniti dove si può vincere pur perdendo il voto popolare, come è successo a Trump - il suo vantaggio a questo punto è difficilmente colmabile. Anche se, naturalmente, i conti veri si faranno solo a partire dalle otto di sera di domani.
Macron inoltre - dopo il dibattito televisivo di mercoledì scorso - sta accelerando e guadagnando qualche punto percentuale. Il «trend» - dicono quelli che si guadagnano la vita analizzando i dati demoscopici - è in suo favore. Probabilmente merito della sua performance durante il dibattito. Non che quest'ultima sia stata esaltante, ma l'aver accettato il gioco al massacro proposto dalla Le Pen, ribattendo colpo su colpo, pur mantenendo l'aplomb «presidenziale» e facendo pesare la sua competenza, non l'ha sminuito come sperava la candidata della destra estrema, ma anzi gli ha dato uno spessore maggiore. Proprio quello che gli mancava, visto che è spesso accusato di essere un personaggio ad una dimensione, una specie di sagoma cartonata, gonfiata ad arte da media compiacenti.
La performance di Marine Le Pen, invece, è stata «une catastrophe», una catastrofe, come riconosceva, masticando amaro e naturalmente richiedendo l'anonimato, un dirigente del «Front National» a un cronista di «Le Monde». Nella sua furia iconoclasta, infatti, la Le Pen è sembrata sì capace di battute ad effetto devastanti, ma soprattutto impacciata nel descrivere il proprio programma, incapace perfino di consultare i voluminosi dossier che si era portata per discutere con Macron. Cosa che il «freddo banchiere» ha subito fatto notare a tutti. In parole povere non ha avuto un comportamento presidenziale e non è nemmeno riuscita a far perdere l'aura di «presidenzialità» che Macron si è cucito addosso.
Però al candidato centrista non può bastare la vittoria alle presidenziali. Per fare le riforme che ha promesso, infatti, il suo movimento «En marche!» dovrà conquistare la maggioranza nelle legislative del prossimo giugno. Cosa possibile secondo i sondaggi, ma estremamente difficile. «A volte sembra che sia convinto di essere capace di camminare sulle acque», dice uno del suo staff. Questo probabilmente è il momento di provarci.