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Calcio

Il derby dei tifosi

06 maggio 2017, 07:00

Il derby dei tifosi

Paolo Borelli

Sfottò, rivalità accesa ed episodi che hanno talvolta infranto le norme della giustizia sportiva e penale, sono il non sempre rassicurante retaggio dei match fin qui disputati tra Parma e Reggiana.

Il 31 marzo 1946 per i tifosi crociati è data da dimenticare. Ad una giornata dal termine del campionato, col derby da giocare al Tardini, il Parma è in testa al campionato di “B-C”, il primo del dopoguerra, precedendo di due punti Reggiana e Padova che però devono recuperare lo scontro diretto. Succede l’irreparabile: il centravanti Athos Panciroli, autentica bandiera granata, mette a segno una doppietta. Crociati in ginocchio. Il successivo 0-0 tra reggiani e patavini, che sa molto di accordo, esclude il Parma dalle finali per accedere alla nuova Serie B. Ci fu chi parlò di una combine e nacque il “caso Setti”, terzino ducale additato per aver favorito la vittoria della Reggiana. La vicenda non fu mai provata, ma i malumori rimasero a lungo. “Corruzione: Reggiana kaputt” questo il titolo di uno dei capitoli del primo volume di “Tutto il Parma minuto per minuto” scritto a due mani da Aldo Curti e Gianfranco Bellè. Alla vigilia del derby del 22 marzo 1953, un dirigente granata si era incontrato con emissari gialloblu per facilitare un successo dei “cugini” che navigavano in cattive acque. Il rendez-vous si tenne nello scomparso Albergo Macina al cospetto di un funzionario della Lega in incognita, informato dal Parma.

Il confronto, diretto dal debuttante Concetto Lo Bello, fu comunque vinto dalla Reggiana per 2-1. Un derby “maledetto” con l’ingiusta espulsione di Mondino Fabbri, reo di vibranti proteste all’indirizzo del fischietto siciliano che gli aveva ingiustamente annullato il gol del pareggio. La partita si chiuse in un clima arroventato e per la società di oltr’Enza ebbe un epilogo drammatico con la penalizzazione di venti punti per illecito sportivo e conseguente retrocessione in IV Serie. Le reazioni furono violente, si parlò di spedizione punitiva a Parma e si arrivò a boicottare i commercianti parmigiani che operavano sulla piazza di Reggio.

Per fortuna vi sono anche vicende più amene, legate solo a beffe e prese in giro. Passate agli onori della cronaca del nostro quotidiano quelle del 1964. Prima dell’incontro i reggiani tappezzarono qualche muro cittadino con manifesti listati a lutto che avevano come oggetto “la squadra buona, pia e pellegrina dell’A.S. Parma”, consigliando di non donare fiori per le prossime “esequie”, ma “punti salvezza”. Visto l’esito dell’incontro, un 3-0 per i ducali, i parmigiani si presero la rivincita e trasformarono il “Portone” di San Lazzaro in una sorta di “forche caudine” con le auto dei reggiani che dovevano sfilare a passo d’uomo sotto i vessilli crociati, al cospetto di una bara rivestita di granata e di due ceri accesi, tra sghignazzate e sberleffi. Clima totalmente diverso nel derby del 4 maggio 1986, un autentico “black sunday” del tifo crociato sfociato in duri scontri tra supporter crociati e forze dell’ordine.

Oggi però, per fortuna, la rivalità segue anche altre strade, meno cruente. Dal “cugino triste”, il cubo granata col broncio, alla cosiddetta “arlía” da social, con citazioni satiriche riguardo ai “bagoloni” parmigiani da un lato e alle “teste quadre” reggiane dall’altro e al coro dei Boys che invita i reggiani invidiosi a ricordare “Quel derby del ‘90 quando Marco Osio segnò e Sandro Melli raddoppiò…”. Geniale la parodia che gira su Youtube di “Salvate il soldato Ryan” in cui i marines che parlano in dialetto reggiano non cercano di conquistare le postazioni nemiche, bensì di riprendersi lo striscione “Ultras Ghetto”, caduto nelle mani dei supporter crociati proprio dopo il derby del 1990, quando fu Serie A.

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