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Allarme

Boccone avvelenato al Parco Ducale

07 maggio 2017, 07:01

Boccone avvelenato al Parco Ducale

Laura Frugoni

Nel contagioso dilagare dell'allarme bocconi avvelenati, anche il Parco ducale era finito da giorni tra le zone da monitorare anche se i vigili erano stati cauti: «finora nessuna esca - avevano fatto sapere - è stata rinvenuta» nel giardino prediletto da Maria Luigia.

Quel «finora» purtroppo non è più valido. Le ultime news sono tutt'altro che rassicuranti: una polpetta sospetta è stata avvistata e raccolta l'altro giorno all'interno del parco, e ora anche quest'ultimo inquietante reperto si trova dove sono stati recapitati tutti gli altri, all'Istituto di zooprofilassi per le analisi di legge.

A trovare l'ennesima esca - una polpetta di carne cruda macinata, di dimensioni più ridotte rispetto, ad esempio, agli hamburger buttati in due riprese nell'area cani di piazzale Lubiana o ai micidiali polpettoni lanciati un paio di settimane fa nel giardino privato di un condominio in via Fratelli Bandiera - è stata una donna, giovedì scorso che passeggiava in Giardino con il suo cane.

Dov'era di preciso l'esca? Non l'hanno lasciata all'interno della frequentatissima area cani che si trova sul versante di viale Pasini, bensì da tutt'altra parte, in uno dei tanti prati che puntellano il parco, in mezzo agli alberi secolari dove i cani in passeggiata - quasi sempre al guinzaglio - ovviamente non si contano. Entrando dall'ingresso di Ponte Verdi (in fondo a strada delle Fonderie) e percorrendo tutta la discesa, il prato in questione lo trovi sulla destra. Lì la signora che ha avvistato l'esca ha avvertito la polizia municipale: ha infilato la polpetta in un sacchetto e l'ha portata a casa.

Il giorno dopo un vigile è arrivato a prendere in consegna il boccone: visto che era stato tenuto una notte nel frigorifero, il grumo di carne risultava duro e compatto. Il veleno, insomma, non pare fosse facilmente visibile a occhio nudo (come è successo per altri casi), ma per sollevare l'allarme basta e avanza. E difatti in quel prato adesso trovi un tronco-sentinella fasciato dal «solito» avviso: «Attenzione: si è verificato il ritrovamento di un boccone sospetto, si consiglia di prestare la massima attenzione, è opportuno tenere i cani provvisti di museruola».

Insomma, il solito copione. L'incubo bocconi continua e finora non si vede una luce. O almeno non la vedono i proprietari dei cani, costretti ormai a perlustrare le aree verdi come fossero zone di guerra. Altro fatto disarmante e incontrovertibile: nemmeno i due principali e più frequentati, da esseri umani e quattrozampe, polmoni verdi cittadini - Parco Ducale e Cittadella, dove qualche settimana fa era stato mollato un «regalino» vicino a una panchina nel viale dell'ingresso principale - possono dirsi sicuri e immuni da questo stillicidio di ritrovamenti e altolà.

Chi sta indagando e s'arrovella per cercare una strategia difensiva lo sta facendo in silenzio: è evidente, e comprensibile, la preoccupazione che se ne parli troppo. E insieme all'effetto emulazione (a questo punto i segnali ci sono tutti, a meno che qualcuno pensi che c'è in giro un solo sterminatore di cani) dilaghi anche la psicosi collettiva.

Qualche giorno fa in prefettura si è riunito un tavolo tecnico con tutti gli attori interessati al fenomeno: Comune, Ausl, ordine dei veterinari, forze dell'ordine, volontari. Una riunione a porte chiuse, sempre nello stile del profilo basso, da cui comunque sono scaturite proposte e strategie possibili. Un'idea, ad esempio, che sembra interessante è quella di fare uscire un'ordinanza comunale che obblighi in qualche modo chi va a comprare topicidi e veleni a fornire le proprie generalità. Un modo per rendere la vita un po' più difficile ai killer degli animali: vero che basterebbe arrivare a Sant'Ilario per trovare una di quelle micidiali bustine.

La verità è che bisognerebbe riuscire a prenderne uno. Almeno uno e impartirgli una lezione memorabile (avvelenare gli animali è un reato che prevede il carcere) che scoraggi anche gli emulatori e tutti quelli che pensano che non si rischia nulla, ad uccidere un cane indifeso. Stanarli è un'impresa sicuramente ardua, ma non impossibile.

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