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Calcio

Il derby parla crociato

08 maggio 2017, 07:02

Il derby parla crociato

Paolo Grossi

Il derby come una buona tazza di brodo fumante. La miglior medicina, si spera, per un Parma ancora convalescente. Giusta la gioia esplosa ieri al triplice fischio perché questa sfida di campanile era attesa da vent'anni, aveva avuto il gustoso prologo del match dell'andata e ieri è costata tanta umidità nelle ossa ai tifosi accorsi al Tardini. I crociati però ce l'hanno messa tutta per tenere in sospeso la gara fino alla fine: con un uomo in più per un'ora e un quarto sono riusciti a segnare solo con un episodio da campo amatoriale ben sfruttato da Baraye, interrompendo così dopo 480' il digiuno di gol. Prima una bella sequenza di occasioni mancate. Ma, va detto, ieri c'era un alibi pesante: quel campo allagato che ha spesso azzerato il sensibile gap tecnico tra le due squadre. Non resta che maledire i tanti siti internet che sparano previsioni meteo per poi, come ieri, topparle in pieno. Anche i giardinieri del Parma li usano per regolarsi su quando stendere i teloni protettivi e sabato erano andati a letto tranquilli.

Reggiana prudente

D'Aversa si era affidato alla formazione più collaudata: il 4-3-3 con Iacoponi terzino destro pronto a stringere in caso di necessità contro le due punte avversarie, Guidone e Cesarini. Quest'ultimo, guizzante fantasista acquistato dal Parma nella pesca a strascico del 2013 poi girato al Savona, sulla carta era l'uomo da temere per la sua capacità di «scollare» le linee di difesa e centrocampo e di trovare negli spazi di mezzo la base per incursioni pericolose. A centrocampo di fianco al rientrante Scozzarella i granatieri Munari e Scavone, pronti a farsi valere anche sulle palle alte. In avanti il solito tridente, peraltro a secco da oltre tre partite. La Reggiana sta attestata indietro, schiera due terzini a centrocampo, intenta a non concedere spazi. Nel cercare una manovra che sia precisa, rapida e ficcante i crociati hanno però come avversario forse più insidioso della Reggiana, l'acquitrino.

Clima-derby

Gli animi si scaldano subito per un paio di entrate dure, ma oneste, a cercare la palla, di Bovo e Ghiringhelli su Scozzarella e Scaglia. Al suono di «chi non salta è un reggiano» tremano gli spalti dello stadio: insomma è atmosfera da derby, quella attesa da vent'anni qui al Tardini. Per questo è una vera disdetta che Calaiò si «fumi» una nitida palla gol dopo appena dieci minuti, calciando debolmente addosso al portiere. Al 13' un episodio chiave: lungo rinvio a liberare di Nocciolini, Baraye è bravo e astuto a vincere un corpo a corpo con Sabotic e a involarsi verso la porta, se non fosse che il giovane centrale granata lo strattona a terra. Per l'arbitro Pillitteri l'intervento merita il rosso tra le feroci proteste dei granata che indicano la notevole distanza che ancora separava il senegalese dalla porta e il fatto che ci fosse nei paraggi un altro difensore.

Dare e avere

In realtà se a qualcosa la Reggiana poteva appigliarsi era soprattutto il mezzo falletto commesso da Baraye per prendere la miglior posizione ai danni dell'avversario. Una situazione analoga a quella che a Venezia aveva portato alla seconda ammonizione di Canini: anche là Moreo, non visto dalla terna, aveva fatto fallo per primo, ma era stato sanzionato il successivo strattone del difensore crociato (ieri promosso in B con la Cremonese). Insomma, cose che vanno accettate e fanno parte del capitolo fortuna/sfortuna di una partita. Il tecnico ospite Menichini (per dodici stagioni secondo di Mazzone) pone rimedio tattico all'inferiorità facendo scalare l'intera catena di destra. Il terzino Spanò fa il centrale, l'esterno alto Ghiringhelli torna nel suo ruolo naturale di terzino mentre Cesarini dalla posizione di trequartista passa a fare l'esterno destro.

Baraye in palla

Al di là dell'espulsione causata, il più in palla pare Baraye, e lo confermerà di lì a poco. Al 34' altro momento-chiave: Calaiò conquista un rigore ma poi lo getta alle ortiche proprio come nella precedente occasione. La sua battuta insipida, innescata dalla solita rincorsa da cabaret, è respinta da Perilli: poi ci pensa Scavone a mandare palla in curva tra il boato di disillusione del Tardini.

Quando al 40' il colpo di testa di Munari va sulla traversa, si comincia a pensare che sul Parma gravi qualche macumba. I crociati adesso trovano spazi ma un po' la tensione, un po' l'imprecisione, un po' le oggettive pessime condizioni del campo impediscono di rompere il digiuno. Clamoroso poi al 45' un liscio di Calaiò a un passo dal gol: pareva il maidiregol della Gialappas...

Si va al riposo con un occhio (una volta era l'orecchio, ma ormai i risultai arrivano dal telefonino e non più dalle radioline) al Pordenone, che a San Benedetto è fermo sull'1-1. La Reggiana si è resa pericolosa una sola volta, ma su un campo così in effetti non è facile giocare con un uomo in meno.

Singing in the rain

Intanto, seppur non violenta, la pioggia continua a scendere e il terreno peggiora. In avvio di ripresa è impossibile una decente conduzione della palla. Il Parma però si ostina a fraseggiare rasoterra quando forse dovrebbe adattarsi a lanciare palloni lunghi, magari avanzando Munari a fianco di Calaiò. Al 19' D'Aversa si gioca la carta Mazzocchi, forse perché la fascia destra su cui attacca il Parma è la meglio conservata dell'intero rettangolo. Esce Di Cesare, Iacoponi passa al centro. Arriva subito il gol: proprio Iacoponi avanza e pesca, con un preciso traversone, Baraye che di testa anticipa l'incerta uscita di Perilli. La palla rotola verso la porta e ad ogni buon conto il senegalese è il più lesto a insaccare da pochi centimetri. Un episodio da campo amatoriale.

A questo punto Cesarini si prende più libertà di supportare da vicino Guidone, provando a trascinare i compagni verso una difficile rimonta. Menichini poi a 15' dalla fine getta nella mischia anche Marchi e disegna un 4-2-1-2. Ma le energie in quest'ultima giornata di campionato sono ormai agli sgoccioli.

Negli ultimi minuti dentro anche Saporetti a rinfoltire la difesa e dare una mano sui palloni aerei. La Reggiana infatti gioca un finale orgoglioso e con corner e punizioni tiene con il fiato sospeso i tifosi crociati sino al triplice fischio.

Ritrovarsi

Passati i fumi della festa, bisognerà convenire che il Parma non sta ancora bene. Ieri ha fatto leva su orgoglio e nervi, venendo a capo anche di un campo tremendo. Ma da qui in avanti servirà di più. Soprattutto negli ultimi metri la leggerezza di Calaiò (che forse corre troppo) è disarmante. Due settimane senza partite sulla scia della carica per un derby vinto sono però un bel viatico. Il 21 maggio a Piacenza o Como bisognerà dargli il giusto seguito.

LE PAGELLE

di Paolo Grossi

PARMA

FRATTALI 6,5

Oltre a un paio di uscite non semplici affrontate con la consueta autorevolezza, ha salvato la porta, sullo 0-0, da un'insidiosa punizione di Contessa deviata dalla barriera.

IACOPONI 6,5

Un'ottima prestazione, sia da esterno che, nel finale, da centrale. Tempestivo, deciso, e preciso nel bel lancio per Baraye in occasione del gol. Importante anche la sua bravura nel gioco aereo.

DICESARE 6

Denota sempre un pizzico di nervosismo di troppo, e sì che ieri gli avversari non lo hanno certo fatto soffrire. A volte, come all'ultimo minuto a Teramo, prova anche a inserirsi in avanti.

LUCARELLI 7

Gran partita del capitano, che alle tante parole di questo periodo ha saputo far seguire i fatti, dimostrando per primo che il derby è una partita speciale. Se la Reggiana non ha mai punto è anche perché lui si è spesso fatto trovare pronto con puntuali chiusure, anticipi e incornate.

SCAGLIA 6

Toccato duro da Ghiringhelli dopo pochi minuti, ci mette tutto il primo tempo per rimettersi. Nella ripresa però è più sciolto. Cesarini si sposta dalla sua parte dopo l'espulsione di Sabotic ma non gli dà mai fastidio.

MUNARI 6

Non è ancora ai livelli raggiunti prima dell'infortunio, però la sua presenza si sente, specie quando, come ieri, per motivi psicologici e ambientali la sua fisicità può aiutare la squadra a rimanere compatta e equilibrata.

SCOZZARELLA 6,5

Quando gli altri sono rimasti in dieci e Cesarini è stato trasferito dal centro a destra, lui ha goduto di grande libertà, che ha sfruttato bene per dirigere il traffico e distribuire palloni. Si è prodigato anche nel recuperarlo, il pallone, cosa sempre apprezzabile.

SCAVONE 6,5

Vale il discorso fatto per Munari. Già con il fisico, oltre che con il savoir faire tattico, è stato di aiuto alla squadra. Peccato per il mancato tap-in dopo il rigore respinto a Calaiò, ma sembra in crescendo.

NOCCIOLINI 5

Lui invece ha esaurito la carica che ne aveva fatto la rivelazione della stagione crociata. Appare intorpidito fisicamente, privo di quegli spunti che gli hanno spesso consentito di saltare avversari e creare superiorità e pericoli.

CALAIO' 5

Qui il discorso è spinoso, perché parliamo di un giocatore molto generoso, che forse proprio per la smania di essere utile alla squadra perde lucidità. Ma certi errori sotto porta sono imperdonabili e i rigori si possono sbagliare ma è meglio calciarli in modo diverso. Resta il fatto che la sua tecnica tenacia possono risultare decisive in ogni momento.

BARAYE 7

Fin dall'inizio è parso il più pimpante sia attaccando gli spazi con tagli improvvisi sia ricevendo palla sui piedi nonostante le pozzanghere. Castigando ancora una volta i granata s'è conquistato l'imperitura gratitudine dei suoi tifosi.

ALL.D'AVERSA 6,5

S'affida all'undici più collaudato e deve, strada facendo, inghiottire la rabbia per le occasioni mancate. La squadra ha carattere, ma dovrà ritrovare brillantezza.

MAZZOCCHI 6

CORAPI 6

SAPORETTI

REGGIANA

PERILLI 5,5

SPANÒ 6

ROZZIO 6

SABOTIC 4,5

PANZZI 6

GHIRINGHELLI 5

BOVO 6

MARCHI

GENEVIER 6

CONTESSA 5,5

CALVANO 6

CESARINI 5,5

GUIDONE 5

ALL.MENICHINI 6

ARBITRO

PILLITTERI 7

Gara non semplice sia per il ''clima'' che per il meteo. Prende decisioni discusse e discutibili ma lo fa con buon piglio e alla fine sembra avere ragione. La gestione dei cartellini non è sempre coerente ma riesce a lasciare correre molto com'era giusto su quel campo.

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