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Toscanini

La maestra che ha insegnato per 43 anni: Antonia va in pensione

08 maggio 2017, 07:00

La maestra che ha insegnato per 43 anni: Antonia va in pensione

Ilaria Moretti

Una vita in classe, cosa resta? Tante, forse anche troppe cose. Ma una più di tutte colpisce durante la festa che Mariantonia Ferrari, maestra in pensione dopo 43 anni, ha voluto organizzare nella «sua» Toscanini, vale a dire quel «ci siamo volute bene» che le colleghe le hanno scritto in una lettera intrisa di commozione e verità.

A brindare a Mariantonia (per tutti, più affettuosamente Antonia), ci sono anche la preside Elena Conforti e il marito e la sorella dell'insegnante, Giovanni e Donatella.

«Ho iniziato il mio lavoro al Montanara, in una scuola che era di frontiera, difficile, che mi ha arricchito tantissimo - racconta lei -. Facevo il sostegno e ciò che ho imparato in quel periodo mi è servito molto nell'educare».

Dopo il Montanara, per qualche tempo, è stata la volta dei paesi di provincia: Marzolara, Sant'Ilario Baganza, come maestra unica.

Quindi, 32 anni fa, l'arrivo alla «Toscanini» di via Cuneo: «Ho cominciato subito con il tempo pieno e da allora la mia materia è sempre stata italiano - ricorda -. Gli anni sono stati tutti belli. Se non instauravo un rapporto umano con il bambino io non riuscivo a insegnare».

I ricordi sono tanti a comporre un mosaico che non è stato solo scuola, ma vita.

«Ripenso a una bambina straniera che per un anno non ha detto una parola né a me né ai suoi compagni, ma era intelligentissima».

Antonia non si è arresa: «Comunicavano con dei disegni - prosegue -, finché un giorno, chiamando a casa sua per una comunicazione alla mamma, mi ha risposto lei e io le ho detto: "Finalmente conosco la tua vocina lazzarona". Da allora ha parlato sempre: era importante avere un rapporto».

Ma cosa le hanno trasmesso tutti questi anni dietro la cattedra, cosa cercano i bambini? «Hanno bisogno di affetto. Penso sia facile insegnare ai più dotati, difficile arrivare ai più deboli ma io sono sempre stata più con gli ultimi che con i primi anche se i bambini vivaci intellettualmente mi hanno dato grandi soddisfazioni».

Difficile abbandonare questo mondo dove ogni giorno si costruisce il futuro: in realtà Antonia è in pensione già da mesi «ma la festa l'ho fatta solo ora per non avere troppa malinconia».

Un consiglio a chi vorrebbe fare la maestra?

«Non contano solo la burocrazia e l'insegnamento, ci vuole anche tanto cuore». C'è molta anima anche nella lettera di saluto che le hanno scritto le sue colleghe: «Spartire pezzi di vita, intessere vicinanza umana, prima ancora che professionale, mettere in comune giornate nere e sprazzi di luce, nervosi feroci e riconciliazioni è essenza di amicizia prima che di collegialità. Ci siamo volute bene», si legge. E poi ancora, una sorta di allegra contabilità, redatta dalle maestre: «In più di 40 anni di servizio, Antonia avrà affrontato almeno cinque riforme (…); partecipato almeno a 160 collegi docenti; riferito l'andamento scolastico dei figli ad almeno 400 genitori; insegnato a leggere e scrivere a più di 500 scolari e scolare; soffiato il naso, allacciato le scarpe, corretto i compiti, consolato, centomila volte sempre quelle stesse scolare e scolari…». Quindi l'augurio delle colleghe, il più bello: «Mentre il mondo prosegue la sua corsa, affannato e avido, puoi rallentare il passo, ballare un lento, scegliere solo quello che conta (e che non si conta)». Antonia è commossa. E risponde come sa: «Viva la vita, viva la Toscanini».

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