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Derby

Ultras in città, cosa non ha funzionato

08 maggio 2017, 07:03

Ultras in città, cosa non ha funzionato

Luca Pelagatti

Il teatro Regio, ieri mattina, ha cambiato colore. Dal giallo Parma è diventato porpora, avvolto dai fumogeni. E, a derby archiviato, è facile dire che solo per fortuna il rosso è stato solo quello dei fumi.

Partita ad alta tensione doveva essere: e lo è stata. Forse anche troppo, visto che in certi momenti la preoccupazione si è trasformata in vera paura. All'origine di tutto un gruppo di almeno duecento reggiani - ma per qualcuno il loro numero era anche superiore - che intorno alle 11.30 è sbarcato in stazione da un treno organizzato. Il loro arrivo era ovviamente previsto e atteso. Ma qualcosa è andato storto e, come testimoniano i filmati amatoriali girati da alcuni abitanti di piazzale Dalla Chiesa, il cordone delle forze dell'ordine schierato a protezione dell'area della stazione non ha retto.

Così i tifosi granata si sono trovati la strada spalancata: di corsa hanno percorso via Verdi, via Bodoni, sino all'incrocio con via Garibaldi. La galoppata dei supporter reggiani non ha trovato in pratica ostacoli e sull'asfalto sono rimasti carte strappate e molte bottiglie vuote. Nessun danno alle auto in sosta, almeno secondo quanto ricostruito in serata, ma la reazione di chi si è trovato davanti quell'onda urlante è stata la più ovvia: saracinesche chiuse al volo e gente barricata all'interno.

Sosta in via Garibaldi

Le forze dell'ordine, assai numerose e in assetto antisommossa, dopo qualche minuto di sorpresa si sono comunque riorganizzate e sono riuscite a circondare i tifosi all'incrocio tra via Garibaldi e via Bodoni. Carabinieri, polizia e finanza hanno alzato un muro di divise e scudi intorno al gruppo di reggiani. La corsa a briglia sciolta era, evidentemente, finita. Ma se le divise hanno spento lo slancio non hanno azzittito i cori: per almeno una decina di minuti le grida hanno riempito l'aria così come i fumogeni. La sensazione era che gli stessi reggiani fossero in qualche modo sorpresi della relativa facilità della loro sortita: e hanno voluto farlo sentire con gli sfottò ai «nemici» gialloblu ai quali hanno voluto dedicare l'affronto più grave - almeno per chi condivide la logica dell'ultras: «Noi siamo qui nel centro della vostra città. E voi dove siete?».

I Boys a poca distanza

Una domanda da non sottovalutare perché i Boys del Parma, in realtà, non erano lontani. Secondo le voci che hanno iniziato a rimbalzare dalle radio delle forze dell'ordine un gruppo organizzato di tifosi del Parma si era dato appuntamento in borgo delle Colonne. Lo scopo? Intercettare il cammino dei granata. Ed è inutile fare ipotesi su come sarebbe potuto finire. In questi casi, si sa, basta pochissimo: i due gruppi erano ormai abbastanza vicini e nonostante il diluvio gli animi erano tutt'altro che placati.

Ecco perché i responsabili dell'ordine pubblico hanno deciso di sparigliare le carte; e invece che puntare allo stadio per la via più breve hanno preferito pilotare il gruppo di ultrà verso il Lungoparma. E' stata una scommessa che ha funzionato: mentre i gialloblù lo seguivano a distanza, da via Farini a borgo Gioacomo, da via Linati a vicolo San Marcellino, il serpentone granata è stato portato fino all'altezza del ponte Caprazzucca. Qui, finalmente, sono arrivati dei bus della Tep su cui sono stati fatti salire non senza lunghe trattative e attimi di tensione.

Evitato il contatto tra i tifosi

Ma il contatto tra falangi di tifosi è stato in questo modo evitato e i mezzi hanno scaricato i reggiani alle spalle di via Puccini da dove sono stati spinti nello stadio. Ormai erano quasi le due quando la gran massa dei tifosi d'Oltrenza ha finalmente preso posto nello spazio a loro destinato nel Tardini. Ma anche quegli ultimi minuti sono volati lentamente: uno steward ha strappato dalle mani di alcuni esagitati un palo sradicato poco prima con tanto di zolla di cemento e alcuni martelli strappati via dagli autobus, in uno dei quali una delle portiere è stata sfondata. Alle 14.30 al momento del fischio d'inizio c'era ancora un gruppetto di irriducibili che non era entrato nello stadio e resisteva sotto la pioggia, sostenendosi con cori e bottiglie di birra.

«Entrate subito sta iniziando», gli ha provato ad intimare un agente della questura. Sconcertante la replica: «Ma chissenefrega adesso di questa partita. Il bello è stato invadere il centro di Parma». Il derby è finito uno a zero. Ma per qualcuno conta più un fumogeno che un gol. E non c'è altro da dire.

I reggiani «dribblato» la polizia

Alla fine il bilancio è positivo: qualche attimo di grande apprensione, nessun danno rilevante alle cose e, soprattutto, nessun ferito.

Ma resta il dubbio su cosa possa essere accaduto ieri mattina quando il gruppo di tifosi reggiani arrivati con il treno ha trovato la strada spalancata verso il centro di Parma. E - sarebbe stato molto strano il contrario - ovviamente ne ha approfittato.

Secondo quanto emerge da una rapida occhiata ai filmati girati dai residenti della zona il numeroso gruppo di supporter granata è sceso dal treno e non è stato pilotato subito dove era atteso: ovvero nel parcheggio destinato ai mezzi extraurbani che si trova sul lato posteriore della stazione. A confermare che quella era l'area destinata a ricevere, e caricare sui bus i tifosi, è lo stesso personale della Tep che attendeva, a partire dalle 10.30, di caricare i reggiani su otto autobus. «Li aspettavano li insieme a un folto gruppo di agenti e militari», spiegano gli autisti. Che non li hanno però visti arrivare. Sempre analizzando i filmati si nota infatti che gli ultras reggiani invece di dirigersi verso il retro della stazione hanno iniziato ad accalcarsi sul lato antistante, nello spiazzo a fianco della palazzina della stazione, sul lato di via Monte Altissimo. Lì si trova un cancello attraverso cui si sono lanciati di corsa dopo aver fatto esplodere almeno un paio di grossi petardi. Le stesse immagini raccontano che gli agenti impegnati in quel punto a controllare l'uscita non hanno in alcun modo bloccato il gruppo che ha iniziato a correre; non è chiaro da quanti poliziotti fosse composto quel presidio ma la «Gazzetta di Reggio», in un articolo che dà conto delle tensioni nel pre-partita, parla di soli «nove agenti».

Evidentemente un numero inadeguato di fronte alla scatenata reazione dei reggiani che erano molto numerosi: nella giornata di sabato era stata diffusa la notizia che per i tifosi ospiti erano stati venduti duemilaotto biglietti. La conferma di questa stima è stata evidente alla fine dell'incontro quando la gran parte dei supporter granata è stata di nuovo caricata su venti autobus della Tep che li hanno riportati in stazione. Se a questi si aggiungono coloro che sono arrivati con i mezzi propri e che si sono mescolati ai tifosi degli altri settori dello stadio si ha l'evidente stima delle presenze d'Oltrenza. E del motivo per cui se il bilancio alla fine è tutto sommato non negativo si deve anche ad una buona dose di fortuna.

E nei borghi scatta la caccia all'ultras

Laura Frugoni

Un pericolosissimo mezzogiorno di fuoco che la pioggia battente non è riuscita a spegnere.

La caccia agli «ultras» nemici per la pelle si è scatenata all'ora di pranzo, soprattutto nei borghi del centro: non appena s'è sparsa la voce che l'avanguardia dei duecento tifosi granata approdata in stazione era riuscita a sfilarsi dal cordone delle forze dell'ordine per sguinzagliarsi come duecento razzi nella «zona rossa» (leggi: il cuore della città) letteralmente inseguiti dalle forze dell'ordine, i parmigiani hanno cominciato una sorta di tallonamento a distanza.

Tutti rigorosamente a piedi, gruppetti che all'improvviso si materializzavano nel silenzio di un vicolo: un bel problema riuscire a intercettarli, sebbene la città ieri fosse presidiata da un esercito impressionante: c'erano le squadre in assetto antisommossa super-allenate all'ordine pubblico, ma anche tanti agenti e militari che di solito fanno tutt'altro: poliziotti in borghese della narcotici, i colleghi della scientifica, i carabinieri, i finanzieri, gli agenti della penitenziaria, i vigili. C'erano proprio tutti ma a un certo punto - nel mezzogiorno di fuoco - s'è temuto che non fossero abbastanza.

In borgo delle Colonne le prime scintille: segnalati drappelli di esagitati con spranghe e caschi. Per «armarsi» alcuni rovesciavano le campane verdi della raccolta del vetro, e impugnavano le bottiglie vuote. Da borgo delle Colonne sono approdati in via Saffi e attraversando via Repubblica si sono riversati in borgo Giacomo Tommasini.

I reggiani, intanto, erano stati «imbottigliati» dalle forze dell'ordine in via Mazzini e da qui spinti a risalire il Lungoparma e di qui verso lo stradone.

Un giro larghissimo per raggiungere il Tardini, escogitato proprio per scongiurare ogni possibilità di contatto con i «nemici». Che tuttavia non parevano intenzionati a mollare.

Evidente la strategia: sfruttare il dedalo dei borghi per seminare polizia e carabinieri e riuscire a raggiungere gli ultras granata.

La situazione s'è fatta sempre più tesa: tafferugli sono esplosi in borgo Felino e in via Linati, fumogeni in via Usiglio. E se non bastasse, a creare scompiglio a un certo punto c'è stato anche il ritrovamento di una valigetta abbandonata.

Qualche contatto nei borghi tra parmigiani e reggiani ci sarebbe stato, ma non è stato comunque stato segnalato nessun ferito.

Gli sfregi alla città: segnalati cassonetti rovesciati, qualche altro vandalismo ma i danni sarebbero contenuti. Soprattutto si è riusciti a evitare quello che tutti temevano: che il cuore di Parma si trasformasse nell'arena dello scontro. Il contatto non c'è stato, e intorno all'una anche i più irriducibili si sono decisi a gettare la spugna e dal centro storico hanno fatto rotta verso il Tardini.

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