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MUSICA

Il barocco che piace ai ventenni

09 maggio 2017, 07:00

Il barocco che piace ai ventenni

Giulio Alessandro Bocchi

Doveva essere soltanto un intermezzo ad un'opera più importante alla quale il compositore pensava di legare il proprio nome: non è andata così a «La serva padrona» (1733) di Giovanni Battista Pergolesi al quale ha dato fama ben più de «Il prigionier superbo».

Questa sera, l'intermezzo andrà in scena all'Auditorium del Carmine alle 20.30, all'interno della rassegna «I concerti del Boito», ingresso libero.

L'allestimento è frutto di una collaborazione tra Conservatorio di Parma e Haute-ecole de Musique di Losanna,Sion e Friburgo (Svizzera), tutti ragazzi tra i 20 e i 25 anni.

«Da diversi anni – spiega Riccardo Mascia, docente del Boito e promotore della collaborazione, oltre che direttore e clavicembalista nell'opera – mi occupo di portare avanti dei progetti barocchi a Sion, una scuola specializzata di strumenti ad arco. Due anni fa abbiamo fatto il primo progetto con Parma su delle cantate barocche, ma il piccolo sogno era quello di riuscire a mettere in piedi un'opera, che ha delle esigenze molto particolari. La serva padrona non solo è un'opera piccola, un'opera tascabile che permette di essere fatta con una certa agilità in tutti gli spazi possibili, ma è anche un capolavoro straordinario. Vogliamo presentare La serva padrona come un'opera viva che ancora fa pensare. È come guardare una vita di coppia dal buco della serratura».

«Si presta ad un grande approfondimento – dice Roberta Faroldi, docente del Boito e regista – sui recitativi. La magia è quando, mettendo insieme testo e musica, le cose si ritrovano. La cosa sulla quale abbiamo insistito di più è stata quella di cercare di uscire da certi cliché interpretativi che cercano di far scorrere il recitativo il più veloce possibile».

«È stata una bellissima esperienza – notano i due musicisti svizzeri Lina Luzi, violoncellista, e Cédric Meyer, chitarrista barocco – lavorare in modo approfondito sul basso continuo nei recitativi».

«È stato interessante – intervengono le violiniste svizzere Flora Santi ed Enora Fondain– imparare alcuni linguaggi della musica barocca che ci serviranno per tutta la vita e abbiamo potuto condividere visioni diverse».

«È bello – commenta Lorenzo Bonomi che questa sera vestirà i panni di Uberto – quando avviene un incontro di questo tipo e l'orchestra è un attore in più che interagisce con noi».

«L'orchestra spesso, se si ascolta bene – aggiunge Stela Dicusara, che stasera sarà la serva padrona Serpina – ti suggerisce il modo nel quale interpretare l'aria. È stato un lavoro molto utile anche quello svolto sui recitativi, per capirne a fondo le tempistiche visto che si recita sempre, anche quando non si canta. La scena è talmente spoglia che bisogna puntare tutto sulla recitazione».

«Il fatto che ci siano pochi strumenti e pochi cantanti – ha concluso Guido Dazzini che stasera sarà impegnato nel ruolo muto del servo Vespone, ma che si esibirà come Uberto nelle prossime recite – potrebbe far pensare che sia tutto più semplice e in realtà la difficoltà sta proprio lì perché ogni cosa è essenziale ed in scena siamo “nudi”. È stato bello rendere internazionale questo progetto visto che la musica è un linguaggio universale».

L'opera sarà replicata al Carmine in tre recite scolastiche domani, a Fontanellato giovedì, mentre venerdì e sabato inaugurerà il Festival «Onde Musicali» sul Lago di Iseo: in queste occasioni si esibiranno come Serpina anche Mariska Bordoni e Chiara Guerra.

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