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Volontariato

Mazzoli, una vita dedicata agli altri

09 maggio 2017, 07:00

Mazzoli, una vita dedicata agli altri

Enzo Mazzoli se n'è andato nella notte tra domenica e lunedì e con sé porta decenni di lotte per i diritti civili. Parmigiano di San Pancrazio, classe 1930, era un uomo piccolo di statura ma grande nella caratura dell'animo: la sua è stata una vita spesa in favore degli altri, sempre da volontario. C'era anche lui, infatti, nel 1956, a fondare il comitato provinciale dell'Anmic (Associazione Nazionale Mutilati e Invalidi Civili), allora Lanmic, oggi la più grande associazione che si occupa della tutela dei diritti dei disabili.

Tempi pionieristici, in cui, con pochi altri, aveva deciso che anche a Parma i disabili dovevano associarsi per vedere riconosciuti i propri diritti. Da allora, non aveva mai abbandonato il suo impegno: con vari ruoli è stato sempre attivo all'interno dell'associazione. Il Natale scorso, non era voluto mancare, insieme all'inseparabile moglie Candida, sposata 63 anni fa, allo scambio di auguri con gli associati.

«Enzo è stata una grande persona – è il ricordo di Alberto Mutti, attuale presidente provinciale di Anmic – e un pilastro per la nostra associazione. Il nostro impegno è ispirato ancora oggi alle sue parole: “Non chiediamo pietà, ma diritti”. E' grazie alla sua volontà che a Parma è nata l'Anmic: la prima sede l'avevano aperta in un sottoscala, in via Farini: un posto freddo e umido. Un giorno passò di lì il sindaco Giacomo Ferrari che, vedendo l'impegno di quelle persone, ma anche le difficoltà di una sede provvisoria, fece arrivare un carico di legna».

Il volontariato per l'associazione l'ha sempre accompagnato, ogni volta in prima fila: Mazzoli c'era, nelle tre cosiddette «marce del dolore», le grandi manifestazioni di protesta di piazza, a Roma, negli anni Sessanta, per la rivendicazioni di leggi giuste che tutelassero i disabili. E le leggi arrivarono, proprio grazie a quelle lotte.

La vita lavorativa di Mazzoli è invece stata sempre legata alla Barilla, come ricordano i figli Attilio e Arrigo: «Era un uomo di fiducia di Pietro Barilla – raccontano -: senza una mansione precisa, veniva destinato a varie attività a seconda delle esigenze del periodo». I suoi tanti anni da dipendente nell'azienda parmigiana della pasta gli valsero la «Medaglia d'oro Barilla», mentre la sua attività all'interno dell'Anmic gli regalarono una delle gioie più grandi: il titolo di Cavaliere della Repubblica.

Tra le passioni di Mazzoli, le più grandi erano la musica e il Parma Calcio: nel fine settimana si alternava tra la sua fisarmonica, che suonava soprattutto per beneficenza, e gli spalti dello stadio Tardini.

«Tutte queste attività non gli impedivano di essere molto presente anche in famiglia – ricordano i figli -: era sempre lui che tirava su il morale nei momenti più difficili». Per esempio, nel 2001, quando prematuramente Mazzoli perse la figlia Cinzia dopo una lunga malattia: si risollevò e ispirò il sorriso a tutta la famiglia, diventata numerosa, con cinque nipoti e un bisnipote che adorava.

Questa sera, alle 21, sarà recitato il santo rosario nella chiesa Maria Immacolata di via Casa Bianca, dove domani si svolgeranno i funerali, con partenza alle 10,45 dall'Ospedale Maggiore. r.c.

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