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NEL BICCHIERE

Monteverro, dove il fruttato polposo si incrocia con le spezie

di Andrea Grignaffini -

09 maggio 2017, 17:51

Monteverro, dove il fruttato polposo si incrocia con le spezie

Vi sono uomini che cambiano la storia enologica di un territorio. Come dimostra - volenti o nolenti (l’uomo hai i suoi detrattori) - Michel Rolland, vulcanico e genialoide enologo che nasce all’epicentro del merlot. Vede infatti i natali nel 1947 nel Pomerol (area vitivinicola del Bordeaux) nella tenuta di famiglia dove sono allevate vigne a merlot e cabernet franc. Laureatosi in enologia, si dedica nel suo comprensorio a migliorare i vini di diverse aziende che segnavano il passo per cali qualitativi, iniziando la scalata al successo di queste cantine.

Il suo segreto condivisibile o meno: avvalersi di tecnologie moderne, utilizzare il legno e dare massima attenzione al fruttato «centrale» del merlot. Il suo motto in breve diventa: «Ovunque si può fare un grande vino», allargando i suoi orizzonti come consulente enologico in tutti quei Paesi con terroir vocati alla produzione enoica e ovunque si stiano progettando nuove cantine (Argentina, Sudafrica, Spagna, Brasile, Cile, Italia…) acquistando, durante i suoi viaggi, terreni per la sua personale produzione di vino. Ora volgiamo lo sguardo all’Italia e più precisamente a Capalbio presso l’azienda Monteverro, il cui nome, verro, è emblema del re incontrastato della Maremma, il cinghiale che fa bella mostra di sé in una statua sulla scalinata
della villa degli anfitrioni di casa, i coniugi Georg e Julia Weber. Tedeschi di nascita, discendenti di una prestigiosa famiglia, hanno realizzato il loro sogno, acquistare un terreno vocato alla produzione di grandi vini capaci di emulare i grandi rossi francesi. E il gioco è fatto, cosa c’è di meglio di un lembo di Maremma toscana per iniziare un’avventura enoica?

Così, nel 2003, nasce la cantina Monteverro seguita attentamente con grande passione dai coniugi e da personale e consulenti di fama mondiale come, appunto, Michel Rolland per la gestione e la cura dei suoi attuali 27 ettari di vigna dove spiccano vigneti di cabernet sauvignon, cabernet franc, merlot, chardonnay, syrah e grenache. «Siamo tutti d’accordo che il futuro sia biologico» questo il pensiero di Rolland pur restando nel solco della realtà attuale, in primis i cambiamenti stagionali, una viticultura sostenibile, il rispetto della natura, ma soprattutto cercare di fare vini buoni. L’assaggio del vino iconico dell’azienda, il costoso Monteverro, proprio come la tenuta, è di una potenza esplosiva e scura, dove il fruttato polposo s’incrocia con spezie dolci e piccanti e prosegue in una trama tannica prepotente ma setosa.