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Piacenza o Como

Play off: identikit delle prossime rivali

09 maggio 2017, 07:00

Play off: identikit delle prossime rivali

QUI PIACENZA

Alberto Dallatana

Il Piacenza è carico a mille: in pochi, alla vigilia di un campionato che i biancorossi affrontavano da neopromossi e dopo una campagna acquisti senza botti, avrebbero scommesso sul sesto posto sancito dal successo per 3-2 sul Prato (maturato in due atti a causa del maltempo che sabato ha costretto ad interrompere la gara e a riprenderla il giorno dopo).

L’obiettivo, per la squadra allenata da Arnaldo Franzini, era prima di tutto la salvezza diretta, come lo stesso tecnico di Vernasca dichiarò alla vigilia della partita che vide il Piacenza sconfitto al Tardini lo scorso 7 agosto, nel primo turno di Coppa Italia. E proprio Franzini pare il vero valore aggiunto di questa squadra: dieci anni fa, all’improvviso, appendeva gli scarpini al chiodo per sostituire, nel Fidenza in serie D, l’esonerato Baratta. Fresco di patentino, i primi passi da allenatore dell’ex bandiera del Brescello non furono particolarmente esaltanti. Prima la retrocessione in Eccellenza, poi, un anno e mezzo dopo, l’esonero.

A credere in lui, però, fu il Bettola Ponte (che dopo una serie di rimpasti societari divenne l’attuale Pro Piacenza): Franzini lo portò dalla Promozione alla Lega Pro, ottenendo anche una salvezza ai play out prima di ricevere la chiamata del Piacenza, nell’estate 2015, con l’obiettivo di vincere la D. Missione compiuta alla grande, con tanto di record assoluto di punti nella categoria, ben 96, e il secondo posto nella poule scudetto. Insomma, l’ex tecnico del Fidenza è uno abituato a fare bene nelle sfide da dentro o fuori. Anche per questo, domenica nel dopo partita, ha subito rilanciato: «Essere arrivati a ridosso di squadre con organici da serie B è stata un’impresa. Ma ho già detto ai ragazzi che non voglio fermarmi qui, che dobbiamo vincere ad ogni costo contro il Como. Ci stiamo apprestando a vivere un sogno ed è giusto cercare di trasformarlo in realtà».

Il Piacenza ospiterà i lombardi al Garilli, con due risultati su tre a disposizione, «ma guai a pensarci – ammonisce Franzini -, dovremo scendere in campo per vincere». La sua squadra ha avuto un rendimento sostanzialmente costante: dopo una flessione tra dicembre e febbraio (due punti in sei gare) sono arrivate sette vittorie consecutive. Tatticamente duttile, l’asse portante della squadra è formato dal portiere Miori (classe ‘95, in prestito dall’Atalanta), dai centrali Silva e Pergreffi, dal regista francese Taugourdeau (capocannoniere della squadra con 11 gol), dal centravanti Romero e dagli esterni Franchi e Matteassi. Quest’ultimo, classe 1979, è capitano e bandiera: ha già annunciato l’addio al calcio giocato al termine di questa stagione. Un finale che vorrebbe rimandare il più avanti possibile.

QUI COMO

Una società sull’orlo del baratro e una squadra che, nonostante ciò, ha disputato un campionato di buonissimo livello. Il settimo posto (con 59 punti) centrato dal Como sa davvero di impresa: fin dal ritiro estivo infatti, la società era tra le mani di un curatore fallimentare e solo due mesi fa, alla quarta asta (dopo che le prime tre erano andate deserte), i lariani hanno trovato un nuovo proprietario. Anzi, proprietaria: per 237mila euro infatti, il Como è passato ad Akosua Puni, cittadina inglese di origini ghanesi, moglie del calciatore (ex Chelsea, Real e Milan) Michael Essien. Lady Essien è un’imprenditrice appassionata di calcio, «e quando ho deciso di prendere una squadra ho puntato subito sull’Italia - ha spiegato nella prima conferenza stampa da presidentessa -. Conosco questa terra, ammiro la laboriosità della sua gente e con i miei consulenti abbiamo valutato questa opportunità. Mi hanno affascinato la storia del club e del suo territorio. Punteremo molto sul settore giovanile». E ancora: «Comaschi, aiutatemi a riportare in alto il Como. Vorrei che tornassimo in B il prima possibile». Uno striscione dei tifosi, mostrato sabato nella partita pareggiata in casa contro la Viterbese, la dice lunga sull’affetto della piazza per squadra e allenatore: «This team and this staff deserve to stay with us!» (questa squadra e questo staff meritano di stare con noi). Un appello diretto (in inglese) alla nuova società, a ulteriore sostegno di Fabio Gallo e dei suoi giocatori. «Ora che c’è un acquirente vorrei sottolineare quanto è stato fatto in questi mesi qui a Como, ed è qualcosa fuori dal normale - ha sottolineato qualche settimana fa il direttore generale Diego Foresti -. Nonostante fossimo una società fallita, ai calciatori non è mancato nulla e loro sono stati meravigliosi, così come l’allenatore Fabio Gallo e tutto il suo staff». Eliminato ai quarti di Coppa Italia dal Venezia (dopo i supplementari), la squadra di Gallo (ex bandiera dell’Atalanta) è scesa in campo prevalentemente secondo un 3-5-2 che ha in Le Noci e Chinellato (capocannoniere della squadra con 12 reti) i terminali offensivi. A Como vivono il prossimo scontro con il Piacenza come una sorta di resa dei conti: nella regular season sono arrivate due sconfitte, all’andata (in Emilia) viziata da un contestato rigore con tanto di espulsione, al ritorno (la prima di Lady Essien al Sinigaglia), con i lombardi ridotti addirittura in nove. «Giocheremo col coltello tra i denti, con lo scopo di, per così dire, vendicarci - ha avvisato sabato il centrocampista lariano Gabriele Cavalli -. Siamo un gruppo eccezionale e forte, che può dare filo da torcere a chiunque». a.d.

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