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Questura

Tensione pre-derby: ecco com'è andata

09 maggio 2017, 07:02

Tensione pre-derby: ecco com'è andata

Matteo Scipioni

Momenti di tensione nel cuore della città. Fortunatamente Parma non è stata sfregiata ma è comunque stata ferita nel suo animo pacifista, sportivo ed elegante. Stiamo parlando del pre-partita turbolento di Parma-Reggiana: del tour di adrenalina e sfida dei tifosi granata per il centro della città, del tentativo di raggiungerli da parte di un gruppetto di supporter crociati e delle scintille che sono volate davanti al Tardini all'arrivo del pullman della Reggiana (va detto: rimasto «illeso»). Ed è proprio quell'animo parmigiano, fin dalla diffusione incontrollata domenica mattina (non sempre il tamtam degli smartphone veicola notizie corrette e precise) di segnalazioni di ultrà reggiani sparsi per tutta la città, che si pone tante domande: perché è stato permesso ai supporter della Reggiana di sfilare nel cuore di Parma? Girava anche la voce - falsa - che i tifosi granata sarebbero stati fatti passare sullo Stradone (sarebbe stato un delirio: all'una davanti al Tardini c'erano circa 400 tifosi). Rispondiamo subito, con l'aiuto di alcune fonti della questura, all'ultima questione: «Non è mai stato programmato o pensato di far passare il corteo sullo Stradone. Cosa peraltro mai fatta in altre partite o con altre tifoserie: sarebbe stata una follia», in altre parole è una bufala (rischiosa) veicolata dai social e dagli smartphone. L'aspetto principale, dal punto di vista delle preoccupazioni e degli interrogativi arrivati alla Gazzetta («Di chi è la colpa?»), riguarda l'emorragia di tifosi della Reggiana nel piazzale della stazione (poi incanalati, come vedremo, in via Garibaldi «per esigenze di sicurezza»): «I capi ultrà con cui siamo in contatto avevano assicurato - spiegano da borgo della Posta - che se non avessero ricevuto provocazioni, non avrebbero cercato scontri. Che sarebbero arrivati direttamente in stazione, preso il pullman e sarebbero andati allo stadio senza creare problemi». Così non è stato, qualcuno ha tirato il freno a mano poco prima dell'arrivo del treno, eludendo il progetto di radunarli nella parte dietro la stazione, verso le vie Falcone e Borsellino dove c'erano non solo gli autobus diretti al Tardini, ma il grosso delle forze di polizia (cosa che è avvenuta dopo, invece, senza problemi con il secondo treno che trasportava altri tifosi reggiani). «A questo punto abbiamo cercato di limitare i danni: 300 persone nel piazzale della stazione, zona aperta, potevano disperdersi per la città, creare una “caccia al reggiano” o una “caccia al parmigiano” con imprevedibili conseguenze», in più «avevamo solo 30 agenti in quel punto». Quindi: «L'importante era contenerli in un itinerario controllato e sicuro». Dall'altra parte «impedire che venissero a contatto con gli ultrà del Parma, che erano in numero decisamente inferiore. Dal punto di vista pratico sarebbero stati massacrati se fossero venuti a contatto con i reggiani che erano molti di più». Altra risposta: «La gestione dei parmigiani, proprio perché in numero inferiore rispetto ad una tifoseria in numero molto maggiore, ha seguito altri parametri. Se ti metti a caricare c'è chi si disperde e chi reagisce. Dieci-venti persone sono controllabili, 300 persone scatenano l'inferno. In più, quelli che si disperdono rischiano di causare (come detto prima) una “caccia all'uomo” dalle imprevedibili conseguenze».

Dispersione facile in molte zone del percorso studiato (via Garibaldi, via Mazzini e Lungoparma), ma non dove ci sono da una parte il torrente e dall'altra gli edifici, il Lungoparma appunto: «Lì sono stati fatti salire sul pullman e portati allo stadio (lungo via Montebello)». Un evento che si sapeva avrebbe creato problemi: «Avevamo chiesto più uomini per gestire i quattro punti “caldi” (stazione, antistadio, curva ospiti e - inaspettato - corteo per il centro): ma dal dipartimento non ce li hanno forniti. Non c'è solo Parma-Reggiana». Una vittoria, invece, il rientro: «Abbiamo portato dallo stadio alla stazione 2.000 persone in tre minuti (secondo il percorso via Torelli, Eurosia...)».

Un bilancio che è «un pareggio: non ci sono stati feriti. Tensione durante il corteo - ripetono dalla questura - ma non ci sono stati feriti. Nessun danno alla città e nessun episodio di violenza. Questa è la prima cosa. Ce l'abbiamo messa tutta, a seguire il corteo eravamo in trenta e nessuno s'è fatto male». In più, la tifoseria reggiana ora rischia: «Non solo per ciò che è successo dal punto di vista dell'ordine pubblico (corteo non autorizzato in primis), ma anche per aver “tradito” le promesse che avevano fatto. Una segnalazione verrà trasmessa agli organi di vertice che prenderanno i loro provvedimenti. La tifoseria del Parma, per questo, non ha nulla da temere».

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