Sei in Archivio bozze

SCANDALO

Allegri: io scelto per meriti

12 maggio 2017, 07:03

Allegri: io scelto per meriti

Georgia Azzali

Esce dall'aula tenendo in mano una bottiglietta d'acqua mezza vuota. Ha parlato per quasi un'ora e mezza, Massimo Allegri, davanti al gip Maria Cristina Sarli. Respinge le accuse, il medico della 2a Anestesia finito ai domiciliari: da ieri deve fare anche i conti con i tre anni di sospensione decisi dall'Azienda ospedaliera e con lo «stop» imposto dall'Ateneo. Tenta di smarcarsi dalla figura ingombrante del grande capo, dal potentissimo primario e docente universitario Guido Fanelli, anche lui ai domiciliari da lunedì scorso. «Sono stato scelto per meriti scientifici. Poi, comunque, il mio arrivo qui non ha cambiato nulla dal punto di vista economico», sottolinea, quando il giudice gli chiede di spiegare il suo passaggio come ricercatore universitario da Pavia a Parma. Una domanda che vuole colpire nel segno perché Allegri è sotto inchiesta anche per abuso d'ufficio: il regolamento che nel 2015 gli ha consentito di approdare a Parma l'avrebbero costruito su misura per lui. E a pilotare quel passaggio, sarebbe stato, oltre a Fanelli, lo stesso rettore Loris Borghi.

Allegri rivendica il suo prestigio, medico e scientifico. Ma ci sono reati ancora più pesanti che hanno fatto scattare l'arresto. Secondo l'accusa, c'era anche lui nell'associazione a delinquere capeggiata da Fanelli. Quel sistema messo in piedi per fare soldi con farmaci e dispositivi medici spinti dalle aziende: un intreccio di interessi privati nelle corsie di un ospedale pubblico. In particolare, nell'aprile 2015, Allegri avrebbe ricevuto 6.000 euro dalla società farmaceutica Angelini. Insieme al suo primario, avrebbe organizzato e gestito direttamente, individuando anche i relatori, le sessioni del convegno «World medicine in park» di Maiorca. Rapporti diretti con i manager della società farmaceutica e proibiti dalla legge. Ma Allegri si sarebbe anche accordato per acquisire evidenze scientifiche sul farmaco Vellofent, con un protocollo redatto direttamente dall'area medica dell'Angelini. «Io non ho fatto nessuna sperimentazione sui pazienti - dice -. A me veniva chiesto di organizzare sessioni di tipo scientifico. Fare sperimentazioni, vorrebbe dire, mi scusi, sputtanarsi dal punto di vista scientifico».

Ma il giudice lo incalza: vuole sapere se e quando ha incontrato alcuni manager della Angelini. Allegri, a tratti, è incerto. Butta lì qualche «non ricordo con precisione». E poi aggiunge: «Non lo escludo, si discuteva di progetti di ricerca».

Quei progetti che il ricercatore tenta di spiegare nel dettaglio (e che avrà modo di specificare in ulteriore interrogatorio con il pubblico ministero), ma il pm gli chiede conto anche di alcune intercettazioni. E Allegri bofonchia un paio di frasi: «Non so, si tratta di estrapolazioni». Poi entrano in campo i difensori, Paolo Della Sala e Antonio Sanson. Vogliono risposte nette sui punti più delicati della posizione di Allegri. «Ho detto a Fanelli che finché non arrivavano le autorizzazioni, non si procedeva», dice il medico. E i contatti con le case farmaceutiche? «Collaborazioni occasionali, ma ogni rapporto è tracciabile», sottolinea Allegri.

Insomma, tutto sarebbe avvenuto alla luce del sole. Eppure, le intercettazioni - e la ricostruzione di ciò che è avvenuto nella primavera del 2015 con la società Angelini - disegnano un quadro completamente diverso, secondo gli inquirenti. Allegri avrebbe intascato qualche migliaio di euro, ma al centro del sistema troneggiava Fanelli. Cene, biglietti aerei, pernottamenti in alberghi, e pure la strumentazione di bordo per il suo yacht: questo il «bottino» che avrebbe pattuito il primario tra febbraio e giugno 2015 con i vertici delle società Alteco e Spindial. Ieri pomeriggio, è toccato a Ugo Grondelli sedersi davanti al gip: consigliere d'amministrazione della Alteco, con sede in Svezia, per gli investigatori è anche amministratore di fatto della Spindial di Lemignano. L'accusa? Quella di aver convinto Fanelli a portare avanti alcune sperimentazioni cliniche con i filtri Ups Absorber, in cambio di tutte quelle regalie. Grondelli, assistito dall'avvocato Luigi De Giorgi, decide di avvalersi della facoltà di non rispondere, ma fa dichiarazioni spontanee. «Io non ho mai dato somme o promesso qualcosa a Fanelli, né ho fatto fare lavori sulla sua barca - racconta -. Sì, ho fatto un paio di cene. E sono anche andato a Napoli ad incontrare il presidente del Siaarti (Società italiana anestesia analgesica, rianimazione e terapia intensiva, ndr) per illustrare un prodotto per la terapia intensiva».

E quei filtri non sperimentati? Grondelli spiega che quei dispositivi erano già «stati introdotti nel 2009 con marchio Cee: un prodotto di nicchia - precisa - che serve in caso di choc settico». Fanelli, poi, gli sarebbe stato presentato da Giuseppe Vannucci, agente di commercio e amministratore di fatto della Appmed: «Mi disse che era un luminare, poi abbiamo fatto un paio di cene con i responsabili svedesi della Alteco, solo per illustrare le potenzialità del prodotto».

Un semplice convivio. La «verità» di Grondelli. Aspettando le parole di Fanelli, atteso domani davanti al giudice.

Abbonati per leggere l'articolo integrale pubblicato sulla Gazzetta di Parma in edicola e accedere alle altre notizie esclusive del giornale di oggi

Costo: 6€/mese

Se sei già un utente abbonato a Gweb+

L'abbonamento a Gweb+ consente l'accesso alla versione integrale degli articoli più interessanti del quotidiano oggi in edicola.Il costo è di solo 6 euro al mese Iva inclusa (invece di €8) utilizzando come modalità di pagamento PayPal