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CONCERTO

Fiorella Mannoia emoziona il Regio

12 maggio 2017, 07:00

Fiorella Mannoia emoziona il Regio

Margherita Portelli

Il palcoscenico è la sua dimensione naturale e si vede.

Fiorella Mannoia ieri sera ha incantato un Teatro Regio affollato e splendente, concedendosi con generosità all’emozionatissimo pubblico. La tappa parmigiana del «Combattente Il tour», che da mesi porta la grande interprete romana a riscuotere consensi su e giù per lo Stivale, ha fatto registrare un altro tutto esaurito (organizzazione a firma di Caos e Arci Parma) e il calore con cui palchi e platea hanno accompagnato tutto il concerto, non è stato che un’ulteriore conferma, qualora ce ne fosse bisogno, del grande affetto che da oltre 40 anni la circonda.

Quando la luce si spegne e quei suoi riccioli fuoco squarciano il buio di un palco illuminato solo dagli strumenti della sua band, è già un abbraccio: si parte con «I miei passi», dall’ultimo disco «Combattente», per fare un salto indietro di decenni con i brividi de «I treni a vapore» e poi riscaldarsi con «Caffè nero bollente». La sua voce arde e somiglia a una carezza ritrovata: carisma puro, il suo, fatto di parole e gesti, che si alternano con la delicatezza di una danza. «Questo mio ultimo disco parla di donne - spiega al pubblico -. Anche se i brani sono stati scritti da diversi autori, le canzoni sono tenute insieme da un filo che parla della lotta per la dignità».

Fiorella è in prima linea. Camicetta, gilet, pantaloni neri: un look semplice che le sta bene come un’uniforme. E così a spiegare per cosa vale la pena combattere, insieme e lei, ci sono i «soldati» di un esercito di amici (da Gino Strada ad Alex Zanardi), compagni di viaggio che in un bellissimo video raccontano perché – anche oggi – sia ancora giusto lottare. Artista multiforme, la Mannoia vanta una delle voci femminili più amate nel nostro Paese, ma non solo: cantante, da qualche anno è anche cantautrice e (ritrovata) attrice (lo scorso anno sul grande schermo ha interpretato «7 minuti» di Michele Placido, oltre a scrivere «Perfetti Sconosciuti», nella colonna sonora dell’omonima pellicola di Genovese). A distinguere il suo percorso è però da sempre l’impegno politico e sociale, che si respira in molti dei brani di oggi e di ieri. «Sono sempre stata un’interprete, rivendicando il grande valore di questo mio lavoro, ma negli ultimi anni ho cominciato a scrivere – sottolinea introducendo “In viaggio” -. Ho raccontato le storie anche di chi si mette in viaggio, pensando ad esempio a una canzone che contenesse tutte le raccomandazioni che una madre avrebbe fatto a una figlia prossima alla partenza. Perché noi donne siamo tutte madri, anche se non lo siamo». E quando al termine del brano, tutta la platea alza fogli con scritto «Il tuo cuore lo abbiamo sentito», l’artista sfodera tanto di smartphone per portarsi a casa il ricordo. Grande coinvolgimento, naturalmente, sulle note di «Che sia benedetta», brano con il quale la Mannoia si è guadagnata il secondo posto a Sanremo, ma anche i successi di grandi colleghi (da «La cura» di Battiato, fino a «Felicità» di Dalla, passando naturalmente per «Sally» di Vasco) sembrano calzarle a pennello. Tiene per il finale da pelle d’oca due pietre miliari della musica italiana come «Quello che le donne non dicono» e «Il cielo d’Irlanda» e si guadagna un applauso di quelli da gustarsi ad occhi chiusi. Di quelli che aiutano – come ha voluto ricordare – a «restare umani».

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