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VIOLENZA

Quindicenne aggredito da tre adulti

12 maggio 2017, 07:01

Quindicenne aggredito da tre adulti

Laura Frugoni

Loro erano in tre contro uno e già questo potrebbe bastare a misurare il dislivello delle forze in campo. E invece no: qui è soprattutto l'età che fa la differenza. Perché la vittima dell'aggressione è un ragazzino di quindici anni, mentre quelli che lo tenevano fermo - e parevano assolutamente determinati a impartirgli una lezione «memorabile» - sono adulti fatti, finiti. E pericolosi a giudicare da quel che stavano combinando.

L'episodio risale a qualche giorno fa: a correre in aiuto dell'adolescente è stata una donna, che ha avuto il coraggio di affrontare a muso duro gli energumeni e togliere letteralmente lo studente dalle loro grinfie. Se non fosse intervenuta lei chissà come sarebbe finita.

«Erano più o meno le sette di sera e c'era ancora chiaro» racconta la donna, che preferisce che il suo nome non finisca sul giornale. Un particolare, però, è giusto svelarlo: fa un lavoro che la mette in stretto contatto con i giovani e il loro mondo. E probabilmente non è un caso che proprio lei sia intervenuta come una leonessa, in mezzo all'immobilismo generale.

«Ero appena uscita da una manifestazione all'auditorium Paganini - continua il racconto - mi sono avviata verso l'uscita del parco. Ho sentito del trambusto e delle urla in lontananza. In giro c'era ancora parecchia gente, molti guardavano in direzione dei condomini a fianco del Barilla Center. Sono andata a vedere: sotto il porticato c'era un ragazzino con tre adulti intorno, in due lo tenevano fermo. C'era anche una ragazza, sembrava parecchio agitata. Li ho raggiunti: “Fermi, cosa state facendo?”. Potevano avere tra i 25 e i 30 anni, hanno detto di essere originari di Santo Domingo e che quel ragazzino aveva fatto una cosa “che non doveva fare” a una loro ragazza. “Al nostro Paese chi fa queste cose lo puniamo così” e ha portato l'indice alla gola».

Da quanto si è capito, accusavano l'adolescente di avere toccato il sedere alla giovane. Di fronte a uno dei dominicani che mima il gesto del «tagliagola», la donna non si scompone: «E noi invece nel nostro Paese - ribatte - quando succedono queste cose chiamiamo la polizia o i carabinieri». Detto fatto: afferra il telefonino e chiama il 112.

I «giustizieri» si rendono conto che non scherza: finalmente lasciano andare il quindicenne e spariscono in un batter d'ali.

Tra le lacrime, il fiato corto per lo spavento, il ragazzo racconta alla sua salvatrice che poco prima insieme c'erano anche alcuni compagni di scuola. Più o meno le stesse cose che ripeterà poi ai carabinieri, arrivati pochi istanti dopo.

«Qualche battuta l'abbiamo fatta... ma io non ho fatto niente, giuro. Non sono stato io: quella ragazza non l'ho neanche toccata». Racconta anche che i suoi amici, non appena hanno visto che si metteva male, se la sono data a gambe lasciandolo da solo in balia dei dominicani. «Begli amici», scuote la testa la salvatrice.

In realtà, a impressionarla non è stata tanto la mancanza di coraggio di un manipolo di adolescenti con i brufoli. «C'erano diverse persone intorno a me, in parecchi hanno assistito a quella scena. Ma nessuno osava farsi avanti, tutti tiravano dritto. Questo sì, fa pensare».

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