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CALESTANO

Addio a Eugenio Magri, padre della fiera del tartufo

06 giugno 2017, 07:00

Addio a Eugenio Magri, padre della fiera del tartufo

Antonio Rinaldi

Se n’è andato Eugenio Magri, classe 1935, un calestanese che ha lasciato il segno davvero in tanti gruppi e associazioni del paese della Val Baganza, ma che si è fatto apprezzare per le sue doti umane e professionali anche a Parma. Eugenio, che era malato da qualche anno, proveniva da una famiglia numerosa, erano in tutto 7 fratelli, l’ultimo dei quali ancora in vita è Monsignor Domenico Magri, mentre il più giovane e sfortunato fu quell’Ugo Magri che a 17 anni venne fatto prigioniero dai tedeschi (in seguito al rastrellamento avvenuto il 30 giugno 1944) e in terra tedesca fu ucciso per un tragico scherzo del destino proprio nel momento in cui sembrava poter ritrovrare la libertà per l’imminente fine delle ostilità.

Magri, prima della pensione, era stato un apprezzato geometra e aveva un importante studio a Parma con il quale, tra l’altro, partecipò agli studi per la definizione del tracciato della A15 Parma-mare, quando fu costruita quell’autostrada. Parma era la sua sede di lavoro, e lì abitava nei periodi lavorativi con la moglie Mirella e le figlie Cristina ed Enrica, ma non appena poteva tornava a Calestano; qui trascorreva tutti i mesi estivi: nella casa in paese e nel podere del Colnello, sopra i Salti del diavolo.

Casa che spesso utilizzava per incontrare gli amici con grigliate e cene, alcune delle quali erano diventate una tradizione come quella dei primi di settembre, nata come raduno di Alpini, ma poi diventata una festa per tutti, amici e parenti. Importantissimo il suo contributo negli anni alla vita del paese, basti dire che la Festa del tartufo di Calestano si deve a lui. «Era il 1983 - racconta Vittorio Bertani (anch’esso pilastro della Proloco, che ha condiviso con lui questa e tante altre avventure e iniziative) - lui era il presidente della Proloco ed ebbe l’intuizione giusta di voler valorizzare il tartufo attraverso una festa. E da lì iniziò la tradizione di questa kermesse che dapprima si svolgeva a Fragno e successivamente fu trasferita a Calestano».

Ma grandissimo fu soprattutto l’impegno negli alpini. Nel gruppo di Calestano si distinse fra l’altro per il contribuito alla costruzione della cappellina sul Montagnana e per aver costituito il coro Montagnana diretto da don Celestino Abelli; e l’impegno fu importante anche nella sezione di Parma dove contribuì alla costruzione della sede di Via Jacobs, e soprattutto all’organizzazione dell’adunata nazionale del 2005; nel raggruppamento provinciale inoltre ricoprì ruoli importanti, fra cui quello di vicepresidente vicario.

La moglie Mirella lo ricorda come un grande professionista, ma anche un uomo dedito con grande serietà alla sua famiglia, ai suoi amici e alle tante associazioni e gruppi nei quali si è sempre profondamente impegnato. Per le figlie Cristina ed Enrica è stato un papà rigoroso e corretto, un papà che «da ragazzine poteva sembrare severo, ma da grandi si è sicuramente capito a fondo e apprezzato a pieno». Commosso anche il ricordo di Monsignor Domenico Magri: «Siamo cresciuti insieme, il rapporto che ci univa era molto forte. Io sono più anziano e speravo fosse lui a dovermi chiudere gli occhi, invece purtroppo non è stato così. Tantissimi i momenti belli che mi tornano alla mente, fra tutti forse vorrei ricordare gli incontri nella casa del Colnello, lì si apprezzava appieno lo spirito di condivisione che lo animava, con i parenti, con gli Alpini, ma soprattutto con i tanti amici». Oggi alle 15 avverrà l’ultimo saluto nella chiesa parrocchiale di Calestano, la funzione sarà officiata da Monsignor Domenico Magri.

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