Sei in Archivio bozze

IL DISCO

Foxtrot, Genesis da leggenda

di Michele Ceparano -

10 giugno 2017, 04:30

Foxtrot, Genesis da leggenda

“Foxtrot” festeggia in questo 2017 i suoi primi 45 anni. Il quarto album in studio dei Genesis - includendo il primo “From Genesis to Revelation”, di fatto disconosciuto dal gruppo - è infatti una pietra miliare non solo del progressive rock, ma di tutta la storia della musica contemporanea. Un disco leggendario e che rese tale la band, insomma, che arriva un anno dopo un altro capolavoro, di cui questa rubrica si è già doverosamente occupata, “Nursery Cryme”, e precede “Selling England by the pound”, del 1973. Opere che formano un trittico che è quello della maturità dei Genesis capitanati da Peter Gabriel e che, per molti fans, costituisce il punto più alto raggiunto dalla band inglese. Con “Foxtrot”, infatti, il gruppo prosegue nelle tematiche care al pubblico del prog che inizieranno un po' a perdersi con un altro capolavoro - “The lamb lies down on Broadway” del 1974 -, cui seguirà l'addio di Peter Gabriel.
Ogni brano di “Foxtrot” già dalla copertina, che segna la fine della collaborazione tra il pittore inglese Paul Whitehead e il gruppo, è denso di significati. Su tutto però prevale lo humour, spesso amaro, nei confronti della società britannica, ancora una volta presa di mira, in questo caso colpendo una delle passioni dell'upper class, cioè la caccia alla volpe. Lo stesso titolo “Foxtrot” è allusivo, non si riferisce tanto al ballo ma, come scrive Giovanni De Liso nel suo “Behind the lines” dedicato ai testi dei Genesis, all'Apocalisse di San Giovanni, un testo che ispirerà buona parte della suite “Supper's ready”, una delle più famose della storia del rock.
Di questo album ogni brano è diventato leggendario. C'è la fantascienza, vecchio pallino dei primi Genesis con “Watcher of the skies”, scritta a Napoli; una ballata sugli ideali eroici e cavallereschi (e conseguente riflessione sulla condizione dell'uomo) tanto cari al prog in “Time table”, ancora un futuro sempre meno a misura d'uomo in “Get 'em out by friday”. I giochi di parole hanno sempre affascinato i Genesis e “Can-utility and the coastliners” ne presenta uno già nel titolo. L'allusione è a Canuto di Danimarca (appunto, Can-utility), i cui resti sono conservati nella cattedrale di Winchester, in Inghilterra. La leggenda narra che il sovrano fece collocare il suo trono in mezzo alle onde e ordinò ai flutti di arrestarsi - senza ovviamente riuscirci - per dimostrare a tutti di non avere poteri soprannaturali.
La facciata B di “Foxtrot” si apre con la strumentale “Horizons”, diventata uno dei brani più famosi dell'album, in cui si esalta l'abilità chitarristica di Steve Hackett. C'è poi “Supper's Ready”. Una suite che dura 22 minuti e 57 secondi, divisa in sette parti. In questo pezzo tra giochi di parole, richiami alla letteratura e alla religione, atmosfere incantate e riflessioni sull'uomo e il suo destino, i Genesis mettono in scena l'eterna lotta tra il bene e il male in cui, alla fine, il primo trionfa. Quarantacinque anni dopo la sua uscita, “Foxtrot” non ha perso un briciolo del suo fascino e della sua suggestione. Le leggende infatti non scoloriscono.