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Asessuali

Vivere senza sesso: il documentario della parmigiana Soresini

26 giugno 2017, 07:01

Vivere senza sesso: il documentario della parmigiana Soresini

Andrea Del Bue

Si chiama «Asex – Liberi di non farlo» il film documentario della parmigiana Eleonora Soresini. È un lavoro su un tema sconosciuto ai più: l’asessualità. Una fatica lunga oltre tre anni, scritta e diretta dalla giovane regista e prodotta da Jump Cut. Domani sera, alle 23.15, «Asex» andrà in onda in prima visione assoluta su Cielo Tv (canale 26 del digitale terrestre) nell’ambito della rassegna “Rivoluzione Gender”. Chi sono gli asessuali? Come si amano? Per cosa combattono? Queste sono alcune domande a cui il documentario dà risposta attraverso le storie di tre donne, due uomini e una coppia asessuali. «L’asessuale è una persona che non prova attrazione sessuale - spiega Soresini -. È un orientamento sessuale: non una malattia, un trauma o una disfunzione ormonale. E, soprattutto, non è una scelta: si decide di rimanere celibi o nubili, si fa voto di castità, non si decide di non provare desiderio sessuale. Il mondo dell’asessualità, che si stima riguardare il 2% della popolazione, è comunque vasto: asessuale è un termine cosiddetto “ombrello”, perché ci sono varie forme di asessualità».

La comunità di riferimento (Aven: The Asexual Visibility & Education Network) è in crescita: negli Stati Uniti è radicata, in Italia è emergente e nel documentario se ne racconta la nascita. Cerca di fare informazione e cultura, per battere la discriminazione, che è ancora forte e, soprattutto, doppia: «Gli asessuali non sono discriminati solo dagli eterosessuali, ma anche dalle persone Lgbt (lesbiche, gay, bisessuali e transgender, ndr) – osserva la regista, 31 anni, diplomata in Filmmaking alla Civica Scuola di Cinema di Milano -. Il problema è di conoscenza: lo stesso termine “asessuale” è ancora sconosciuto ai più. C’è poi una motivazione psicologica: non è automatico che chi prova sulla propria pelle discriminazione possa riconoscere la discriminazione negli altri. Infine, una motivazione che definirei storica, politica e culturale: la comunità Lgbt da decenni lotta per il diritto alla sessualità libera ed è spiazzata di fronte a chi professa di non provare desiderio sessuale». Luoghi comuni da sfatare, sguardi sinistri, intolleranze intollerabili, libertà e orgoglio che rimangono lì, sopiti. Difficile essere asessuale e poter vivere consapevolmente e liberamente il proprio orientamento. Difficile anche per la regista entrare nell’intimità e nella vita dei protagonisti del documentario: «All’inizio, anche all’interno della comunità asessuale, mi invitavano a lasciar perdere perché sarebbe stato praticamente impossibile trovare persone disposte ad aprirsi – racconta Soresini -. È stato faticoso e delicato, ma sono riuscita ad entrare nelle loro vite. Il risultato è il primo documentario in Europa sull’asessualità. L’obiettivo ora è portarlo in giro per i Festival, ma anche tra le associazioni e le realtà che si occupano di psicologia e sessuologia: nemmeno la maggior parte degli operatori è informata sul tema. E sicuramente non mancherà una proiezione speciale a Parma».

Intanto, appuntamento su Cielo, domani, alle 23.15.

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