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IL CASO

Disabile esclusa dalle compagne, solidarietà da tutt'Italia

di Katia Golini -

02 luglio 2017, 07:02

Una pioggia di messaggi di solidarietà. Una raffica di vento buono che spazza via indifferenza, noncuranza e cattiveria gratuita. La vicenda della ragazzina disabile esclusa dalla cena di fine anno dalle compagne di classe sta facendo il giro d'Italia. E sta prendendo sempre più le sembianze di una lezione di vita per le alunne di una scuola superiore di Parma che hanno avuto il fegato di tagliare fuori l'amica solo perché si muove su una sedia a rotelle e ha bisogno di essere accompagnata. A dire il vero, sono andate oltre l'esclusione. «Non ti vogliamo alla cena» è il messaggio, sulla chat di WhatsApp inviato senza pietà alla diretta interessata e firmato «da tutta la classe». Alle obiezioni della 16enne, unica colpa non poter camminare sulle proprie gambe e avere bisogno di un accompagnatore, i messaggi si fanno ancora più feroci: «Con la comprensione siamo messi un po’ male» infieriscono, la prendono in giro le compagne, alcune delle quali ricorrono a parolacce e bestemmie.

Parole che toccano il cuore
La storia commuove e suscita generalizzata solidarietà. Da Parma a tutt'Italia. Dall'invito a cena all'abbraccio della campionessa di sitting volley Nadia Bala: sulla ragazzina vittima di bullismo una valanga di parole e gesti che toccano il cuore. Salvatore Leonardo, presidente della Uildm (Unione italiana lotta alla distrofia muscolare) di Arzano lancia l'invito alla sedicenne e alla sua famiglia per trascorrere «un bellissimo fine settimana a Napoli». «Sarai mia ospite - scrive nel messaggio -. Con tutto il cuore ti aspettiamo». Arriva dal Veneto un'altra proposta entusiasmante, foriera di nuove amicizie e affetti: Mauro Armelao, segretario regionale di Ugl-Polizia di Stato, molto colpito dalla vicenda, si propone come organizzatore di una grande festa per coetanei della sedicenne parmigiana: «Vorrei invitare la ragazza e i suoi genitori a cena qui, a Chioggia, e organizzare una bella festa con i suoi coetanei di qui coinvolgendo anche le parrocchie». Dalla campionessa paralimpica Bala ancora parole di vicinanza e simpatia. Anche lei costretta su una sedia a rotelle da tre anni, pallavolista da sempre, ora coraggiosa icona del sitting volley, ha espresso il desiderio di venire a Parma da Rovigo per testimoniare personalmente la sua amicizia alla giovane vittima di un brutto episodio di inciviltà.

I genitori
Dai genitori della ragazzina, ancora una volta parole di speranza. E un messaggio determinato affinché gli organi scolastici si prendano in carico il caso. Avevano raccontato la storia al fine di sensibilizzare l'opinione pubblica e le protagoniste di un atto barbaro. Ora sanno che da una brutta storia possono nascere nuovi legami di affetto e amicizia, soprattutto per la loro piccola. «In queste ore ci sono pervenute numerose attestazioni di solidarietà e di sostegno da tutta Italia, con dimostrazioni di affetto e vicinanza che testimoniano come la grande maggioranza delle persone non sia disposta ad accettare passivamente situazioni come quella che ha coinvolto nostra figlia - dicono con grande lucidità -. Desideriamo ringraziare di cuore tutte queste persone, che sentiamo veramente vicine. Nello stesso tempo, con ancora negli occhi l’espressione di nostra figlia mentre leggeva i messaggi sul cellulare, ribadiamo la necessità che la scuola, l’ufficio scolastico e gli enti preposti del territorio, a tutti i livelli, intervengano, iniziando dal rendere consapevoli della gravità dell’accaduto le compagne della classe di nostra figlia».

Lettera al direttore

«Un pesce non saprà mai arrampicarsi, ma a nuoto non lo batte nessuno»

Discriminazione, un male diffuso anche tra gli studenti del liceo. Ecco la testimonianza di una lettrice di Bogolese e mamma di una studentessa disabile in una lettera al direttore.

Gentile direttore, volevo rispondere ai genitori di quella ragazza che ha subito atti di bullismo perché è su una sedia a rotelle. Mi sento molto vicina a questi genitori, e a quanti subiscono in silenzio per vergogna. Anch’io ho una ragazza che frequenta la seconda in un liceo cittadino, ha una legge 104 per motivi lievi, è autonoma, educata, solare e simpatica, le piace la musica, suona, fa danza. Lei va volentieri a scuola, perché ama stare in compagnia, viene invitata alle cene di classe, ma diciamo poi poco coinvolta nel gruppo, anzi direi lasciata in disparte. I compagni poi magari vanno a ballare nelle serate degli studenti, ma non la invitano, oppure le fanno capire con mille scuse che sarà per la prossima volta, sempre la prossima volta. Non è mai coinvolta nelle uscite extra scuola in centro e altre cose analoghe. Forse si vergognano e non capiscono il male e la solitudine che provocano. Fra questi ragazzi alcuni frequentano la parrocchia con tutte le attività inerenti all’altruismo, ai più deboli, partecipano alle attività del Grest, del catechismo e pensano che una volta usciti dalla chiesa la loro coscienza sia a posto e che questo basti per essere bravi Cristiani. I genitori penso possano fare molto, ma spesso a parole sono tutti molto attenti, poi, nei fatti, un po’ meno. La scuola ha pochissimi programmi di integrazione. A me un docente ha detto che dopo la scuola per questi ragazzi c’è il nulla e che in altri Stati, i ragazzi con handicap (e qui ovviamente non si fa distinzione sulla gravità di ognuno) sono inseriti in classi “differenziate” come a dire che dobbiamo ritenerci fortunati. Concludo con un grande incoraggiamento affinché si possa sperare in una società dove tutti possano esprimere le loro potenzialità senza etichette e, come diceva Einstein, “una società in cui ognuno è un genio. Ma se si giudica un pesce dalla sua abilità di arrampicarsi sugli alberi, lui passerà tutta la vita a credersi uno stupido”. Un saluto e continuiamo a fare sentire la nostra voce.
Alessandra Colonna